La BCE aumenta i tassi sui depositi di 25 punti base al 2,5%

Secondo Francoforte: "Nello scenario di base delle proiezioni la crescita economica dovrebbe situarsi allo 0,9% nel 2026, all'1,4% nel 2027 e all'1,5% nel 2028"

Autore: Marino Masotti
Insieme di banconote e monete in euro di diverso taglio disposte su una superficie, a rappresentare la valuta europea.

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La Bce ha alzato oggi i tassi d'interesse di un quarto di punto percentuale, come ampiamente previsto: il tasso sui depositi sale dal 2,25% al 2,50%. Da qui in avanti ogni ulteriore rialzo sposterebbe la politica monetaria in territorio del tutto restrittivo, aprendo un fronte di discussione interno al Consiglio direttivo che finora era rimasto sopito.

Il tasso sui rifinanziamenti principali aumenta al 2,65%, quello sui prestiti marginali al 2,90%.

"Nello scenario di base delle proiezioni la crescita economica dovrebbe situarsi allo 0,9% nel 2026, all'1,4% nel 2027 e all'1,5% nel 2028. La correzione al rialzo per il 2026 e il 2027 riflette principalmente una capacità di tenuta dell'economia dell'area dell'euro maggiore delle attese", scrive la Bce nel comunicato stampa sulla sua decisione di politica monetaria.

Mentre, nelle nuove proiezioni, l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 3,0% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1%.

La  BCE teme il caro energia

Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, dice che la BCE è diventata "largamente sensibile all'energia". Lo strategist segnala infatti che il tasso di rendimento del Bund tedesco a due anni, ritenuto un indicatore della traiettoria dei tassi di riferimento per la zona euro, si è mosso quasi in parallelo con il prezzo del petrolio e del gas naturale.

Dopo la pausa di luglio, il quadro per un nuovo rialzo appare più solido: l'inflazione headline resta sopra il 3%, quella core sopra l'obiettivo, e le rinnovate pressioni energetiche e sulle catene di approvvigionamento continuano a orientare i rischi verso l'alto. Va comunque precisato che l'area euro ha assorbito meglio del previsto sia lo shock iraniano sia quello industriale cinese.

A completare il quadro, François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel AM (gruppo La Française), condivide l'attesa di un secondo rialzo consecutivo dopo la pausa di luglio, in una congiuntura che definisce solida: il Pil dell'area euro è cresciuto dello 0,4% nel secondo trimestre nonostante le tensioni geopolitiche.

Allerta gas

Sulla stessa linea Rushabh Amin, portfolio manager Multi Asset Solutions di Allspring Global Investments, che si attende "una reazione contenuta" da parte dei mercati, già ampiamente posizionati sul rialzo e su una comunicazione più restrittiva da parte dei banchieri centrali. Amin segnala come l'inflazione core resterà elevata nei prossimi mesi per effetto base, mentre il petrolio Brent, scambiato a 94,6 dollari al barile per le consegne di dicembre, si trova ben sopra lo scenario centrale della BCE e ai massimi dall'inizio del conflitto in Medio Oriente. A preoccupare, secondo il gestore, è anche il livello delle scorte di gas europee, ai minimi degli ultimi quindici anni al netto della stagionalità, in un contesto che potrebbe innescare "un potenziale circolo vizioso negativo" con l'avvicinarsi dell'inverno.

 



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