Il falco riluttante
La decisione della banca non è un test di indipendenza: i dati economici non lasciavano altra scelta, nonostante le minacce di Trump

Il fatto che il mercato si aspettasse un rialzo dei tassi con una probabilità pari quasi una certezza non ha mai giustificato la lettura di questo FOMC come un non-evento. Warsh si era messo in un angolo da solo: con le sue dichiarazioni a Jackson Hole aveva davvero settato molto bassa l’asticella per una chiamata all’azione sui tassi. Al di là delle richieste e delle minacce di Trump, la strada per la Fed in questo meeting era tracciata da dati economici che non lasciavano margini per tentennamenti. Specie con i bond vigilantes già sul piede di guerra e che rischiavano di scatenare una rivolta.
Quindi è difficile vedere questa decisione come un test sull’indipendenza della Fed. Aver atteso così tanto prima d’intervenire ed essere così schiacciato dall’evidenza dei dati economici vuol dire che la Fed con questo rialzo ha solo preso atto di un problema. Warsh ha definito l’inflazione in 2 modi: una scelta e un problema. Quindi adesso la Fed ha almeno scelto d’iniziare ad affrontare il problema. Forse la vera notizia è che la decisione sia stata presa all’unanimità, dopo una lunga stagione di board spaccato.
Previsioni economiche e dichiarazioni di Warsh in conferenza stampa aggiungono importanti pezzi d’informazione. Nel doppio mandato di piena occupazione e stabilità dei prezzi, Warsh ha creato una gerarchia dando il focus predominante all’inflazione. Del resto per la Fed il mercato del lavoro è forte e con rischi bilanciati, mentre l’inflazione è elevata e con rischi al rialzo. Le previsioni economiche parlano di un’economia che si rafforza ma d’inflazione persistente, che né nella componente headline né in quella core torna a target neanche nel 2028.
Warsh ha parlato di una decisione sobria e sobria sembra essere la previsione dei dots. Non un raro one-and-done ma neanche molta convinzione nel continuare nella stagione dei rialzi: ancora solo 1 rialzo da qui e per tutto il 2027. Forse il segnale più forte è venuto dall’ennesima revisione al rialzo del tasso di lungo periodo: l’ottavo in poco più di 5 anni, che riporta la stima su valori che non si vedevano da 10 anni. Il mercato, guardando le nuove previsioni economiche e pensando le parole di Warsh, prezza adesso un altro rialzo entro la fine dell’anno. Lancio della moneta per un’azione a ottobre ma quasi certezza per dicembre.
Chi vuole assolutamente vedere una Fed falco, che si oppone a Trump, parla di higher for longer e di tassi che non scendono il prossimo anno. Interpretazione generosa di un falco riluttante che sembra aver agito più forzato dai dati e dai mercati che per convinzione.
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