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Apocalisse AI: rallentare lo sviluppo per salvare l'umanità?
A riportare l’attenzione sui rischi di un’AI fuori controllo è stato Jacob Coxon, ricercatore che la settimana scorsa ha dato le dimissioni da Anthropic per contrapporsi a uno sviluppo senza limiti

Photo by Andriy Onufriyenko/Getty Images
“Se una macchina può pensare, c’è la possibilità che pensi in modo più intelligente di noi. E questo dove potrebbe portarci?”. Se lo chiedeva Alan Turing, il matematico inglese che “anticipò” l’intelligenza artificiale e decrittò i codici tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Era un dubbio espresso in un’intervista del 1951, ma oggi è più attuale che mai.
AI senza freni, un pericolo per tutti
A riportare l’attenzione sui rischi di un’AI fuori controllo è stato Jacob Coxon, ricercatore che la settimana scorsa ha dato le dimissioni da Anthropic, sostenendo che l’azienda e i suoi concorrenti non stiano sviluppando la tecnologia in modo responsabile. Denunciando inoltre il fatto che la maggior parte di chi lavora nel settore, anche quando non lo dichiara pubblicamente, è preoccupato per il destino dell’umanità.
Le paure sono molteplici, dalla possibilità di un utilizzo criminale dell’AI, per esempio per sviluppare armi biologiche in grado di uccidere gran parte della popolazione mondiale, fino alla pericolosità dei sistemi autonomi, che possono sfuggire al controllo umano e agire in maniera avventata, potenzialmente avviando attacchi informatici ad aziende e istituzioni.
Alcuni rischi si sono già concretizzati. A luglio, sia Anthropic sia OpenAI hanno riferito che alcuni dei loro modelli erano riusciti ad agire di propria iniziativa. Per superare un test, due sistemi della società guidata da Sam Altman hanno preso una strada imprevista: attaccare un’altra azienda, ovvero Hugging Face.
Amodei, Altman, Musk: tutti ammettono i rischi
Dopo il polverone sollevato da Coxon, i leader americani dell’AI sono corsi ai ripari, almeno nelle dichiarazioni, confermando sostanzialmente la fondatezza delle preoccupazioni. A dimostrazione che certi rischi non riguardano più solamente gli scenari apocalittici delle fiction fantascientifiche.
L’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, ha detto che il settore dovrebbe rallentare lo sviluppo della tecnologia, in attesa di capire come operare in un contesto di maggiore sicurezza. Sabato, il manager del gruppo reso celebre da Claude ha addirittura avvertito che, in linea teorica, una rete di agenti di AI potrebbe assumere il controllo di Internet entro un periodo compreso tra sei mesi e un anno, se le aziende non adottano contromisure.
Domenica, anche Sam Altman ha espresso il suo sostegno all’idea di sviluppare l’intelligenza artificiale a un “ritmo controllato”. “Nessun livello di pressione competitiva americana dovrebbe giustificare la temerarietà, né permettere che le capacità [dell’IA] avanzino più rapidamente dell’allineamento e del monitoraggio”, ha scritto il capo di OpenAI in un post su X. Sottolineando inoltre che l’idea di garantire la sicurezza non significa fermare i progressi: “Quando parliamo di pacing, non intendiamo fermarsi”, ma sviluppare in maniera responsabile.
Anche il più eccentrico dei leader tech nonché numero uno di SpaceXAI, Elon Musk, ha chiesto di frenare lo sviluppo dell'AI. Si tratta di un raro momento di unanimità dei leader del comparto. Un’unità dettata anche dall’interesse di preservare l’immagine generale del settore, poiché diversi sondaggi mostrano che gli americani sono sempre più diffidenti verso la tecnologia e il suo rapido sviluppo.
Il fattore Trump, l'appello di Obama
Durante la sua prima settimana alla Casa Bianca, Donald Trump revocò un ordine esecutivo del 2023 del governo Biden, che aveva creato un processo per valutare i rischi dei modelli di AI più avanzati. La linea dell’attuale presidente è sempre stata incline alla deregolamentazione, lasciando campo libero agli industriali di fare ciò che vogliono, finché non toccano gli interessi particolari dell’amministrazione repubblicana.
Il vento non sembra essere cambiato: domenica, a margine dell’Irish Open di golf (di cui è grande appassionato), Trump ha minimizzato i dubbi e le richieste di rallentare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale. «Siamo davanti alla Cina nell’AI, siamo il Paese più sofisticato al mondo e, francamente, voglio che rimanga così», ha chiosato.
In effetti, la Cina non ha dato segnali di voler rallentare la corsa allo sviluppo, ma ciò non cancella i rischi riconosciuti persino da Amodei, Altman e Musk.
Al contempo, le pressioni su Trump aumentano. Difatti, i democratici stanno cercando di intercettare la crescente inquietudine dell’opinione pubblica nei confronti dell’AI. La settimana scorsa, anche l’ex presidente Barack Obama – come riportato dal New York Times – ha esortato privatamente i leader del Partito Democratico a fare della regolamentazione dell’intelligenza artificiale un elemento centrale dell’agenda politica. Li ha invitati a concentrarsi sulla sicurezza, sull’impatto sui bambini e sulle sue conseguenze economiche.
Un punto su cui non sembrano esserci dubbi è che l’auspicato rallentamento dell’AI non significa invertire la tendenza del business: nonostante i cali di oggi dei titoli tech, il settore rimarrà in forte crescita. Il tema è fare in modo che la crescita sia incanalata a beneficio dell’umanità e non nella direzione opposta.
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L'ETF (XAIX) replica l'indice Nasdaq Global Artificial Intelligence and Big Data, che fotografa l'andamento delle società internazionali del settore di intelligenza artificiale, big data e sicurezza informatica. I titoli azionari inclusi sono filtrati a seconda dei criteri ESG). L’indice di spesa complessiva (TER) è pari allo 0,35% annuo. Replica fisica totale (acquistando tutti i componenti dello stesso). I dividendi dell'ETF sono reinvestiti. Leggi attentamente il KID.

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Roadshow Websim | settembre, ottobre 2026

