COMUNICAZIONE DI MARKETING
Ultimi giorni per acquistare il certificate sui pharma con maxi-cedola
Mancano pochi giorni alla maxi cedola incondizionata del 15,5% del certificato ISIN IT0006765017, che punta su Sanofi, Eli Lilly e Moderna. Prezzo a forte sconto.

Nel mondo dei certificate l’autunno è la stagione dei cedoloni, come vengono correntemente chiamati i maxi-premi previsti da diversi prodotti. Per chi è interessato a questi strumenti, che fra le altre cose offrono un validissimo vantaggio fiscale, è importante fare bene attenzione alle date del calendario.
Il 24 settembre ultimo giorno valido per acquistare il diritto al maxi-premio
Per esempio, restano solo 10 giorni per acquistare il certificate con Isin IT0006765017 e potere beneficiare della maxi-cedola incondizionata del 15,5% sul valore nominale del prodotto.
Sul mercato il 21 agosto scorso, questo Maxi Cash Collect della casa inglese Marex investe su un paniere di titoli farmaceutici composto da Sanofi, Eli Lilly e Moderna. Il 27 settembre pagherà un premio senza condizioni di 155 euro. Per chi punta alla maxi-ceedola, l’ultimo giorno valido per acquistare il prodotto è il 24 settembre.
La quotazione attuale sul mercato secondario, pari a 925 euro, offre uno sconto del 7,5% sul valore nominale di 1.000 euro, e permette così di aggiungere qualche punto di rendimento a un prodotto che nei suoi tre anni di vita, fra maxi-cedola iniziale e successivi premi mensili, offre già un rendimento potenziale elevato, pari a una media annua del 9,06%.
Barriera al 50% per cedole e capitale
Il rischio è piuttosto contenuto, considerando che il capitale investito è protetto da una barriera al 50%. Vuole dire che alla scadenza, nell’agosto 2027, il certificate verrà rimborsato al valore nominale di 1.000 euro anche se nel frattempo le quotazioni di Borsa dei sottostanti saranno scese rispetto al fixing iniziale. La discesa massima consentita dei tre titoli è del 50%. In caso di ribasso maggiore l’investitore subirà una perdita proporzionale alla performance del peggiore dei sottostanti.
Il vantaggio fiscale per chi ha minusvalenze in scadenza
Il vantaggio fiscale è notevole per chi ha nello zainetto fiscale minusvalenze che vanno a scadere a fine anno. Infatti, la maxi-cedola (e i premi successivi) è considerata “reddito diverso” e quindi è compensabile con minusvalenze pregresse. Da questo punto di vista i certificate sono lo strumento fiscalmente più efficiente.
Una volta pagato il maxi-premio, il certificate con ISIN IT0006765017 proseguirà la sua corsa pagando ogni mese un premio di 3,34 euro (0,334%). Le cedole sono condizionate al rispetto di una barriera sempre al 50%. Nel caso in cui a una data di osservazione anche solo uno dei sottostanti quoti al di sotto della barriera, il premio non verrà pagato ma resterà nella memoria del prodotto e verrà corrisposto alla prima scadenza successiva in cui tutti e tre i sottostanti saranno tornati sopra la barriera. Quindi, basterà che tutti e tre i sottostanti quotino sopra la barriera all’ultima data di osservazione (16 agosto 2027) per avere la certezza di incassare tutte le 35 cedole mensili previste e chiudere l’investimento con un rendimento medio annuo del 9,06%.
Oggi sul secondario quotazioni convenienti: il rendimento supera il 12%
Per chi comprasse oggi a 925 euro, il rendimento medio annuo sarebbe del 9,7%, a cui vanno aggiunti i 75 euro di plusvalenza (verrà rimborsato con 1.000 euro) che portano il rendimento medio anno totale al 12,5% (su un investimento di 925 euro).
Rendimento ancora più alto con il rimborso anticipato
Questo rendimento potrebbe diventare sensibilmente più alto in caso di rimborso anticipato. Il prodotto, infatti, prevede la possibilità dell’autocall (rimborso anticipato) a partire dalla data di osservazione del 16 maggio 2025. Se quel giorno, e in tutte le successive date di osservazione, tutti e tre i sottostanti mostreranno prezzi di chiusura superiori ai fixing iniziali, il certificate verrà ritirato. Agli investitori spetterà un rimborso pari al 100% del Valore nominale (1.000 euro), il pagamento dell’ultima cedola mensile e delle eventuali cedole non pagate e conservate in memoria. Da quel momento nessuna altra cedola sarà più pagata.
E’ evidente che tanto prima dovesse scattare l’autocall, tanto più alto sarebbe il rendimento medio annuo del prodotto.
Ad esempio, in caso di rimborso già a maggio 2025, chi compra oggi il certificate chiuderebbe l’investimento fra nove mesi con 155 euro di maxi-cedola e 26,72 euro dati dagli otto premi mensili. In totale avrebbe incassato 181,72 euro su un investimento di 925 euro, pari a un rendimento del 19,6% in nove mesi. Il rendimento medio annuo sarebbe del 26,1%.
Se invece il rimborso anticipato avvenisse dopo 18 mesi, a marzo 2026, il totale delle cedole incassate sarebbe di 211,78 euro, con un rendimento medio annuo del 15,2%.
Dal punto di vista del rendimento potenziale, quindi il Maxi Cash Collect è decisamente uno strumento di investimento interessante, al quale si aggiunge il possibile vantaggio fiscale per chi avesse minusvalenze in scadenza.
Aanlisi del rischio: il caso Moderna
Sul piano del rischio, il sottostante più spinoso è Moderna, titolo ad alta volatilità che proprio ieri, giovedì 12 settembre, ha perso in una sola seduta al Nasdaq il 14%.
Balzata agli onori della cronaca nell’autunno 2020 con l’annuncio di un vaccino contro il Covid basato sull’innovativa tecnologia mRNA, Moderna ha realizzato con la pandemia un’enorme fortuna finanziaria. Oggi il siero per il Covid resta l’unico prodotto in commercio, ma le vendite del 2024 saranno decisamente inferiori alle previsioni fatte all’inizio dell’anno.
Nel frattempo la società è impegnata in una vasta attività di ricerca con circa 45 prodotti in pipeline, fra vaccini e farmaci. La scommessa è che qualcuno di questi prodotti, in particolare un antitumorale, dia risultati positivi nelle sperimentazioni e possa andare in commercio nei prossimi anni.
La brusca caduta della quotazione di ieri è stata causata dall’annuncio di un cambiamento nella strategia di spesa in R&S con un piano per ridurre le spese di ricerca e sviluppo di 1,1 miliardi all’anno a partire dal 2027. Quest’anno Moderna spenderà in R&S circa 4,5 miliardi di dollari, quasi il doppio di quanto spende Biogen (2,5 miliardi), società che ha all’incirca la stessa capitalizzazione di Borsa (30 miliardi di dollari)
Inoltre il management di Moderna ha aggiornato le previsioni finanziarie, spostando di due anni l’obiettivo del pareggio di bilancio al 2028, dalla precedente indicazione del 2026. Nel 2023 Moderna ha perso 4,7 miliardi di dollari e il consensus degli analisti stima che il 2024 si chiuderà con una perdita di 3,5 miliardi.
Le previsioni di ricavi per il 2025 sono state riviste a una cifra compresa fra 2,5 e 3,5 miliardi di dollari, al di sotto del consenso di mercato che prevedeva ricavi per 3,9 miliardi di dollari. L'azienda ora mira a raggiungere il punto di pareggio entro il 2028, sulla base della previsione che quell’anno i ricavi raggiungeranno i 6 miliardi di dollari.
Nonostante questi cambiamenti, il broker Jefferies ieri ha confermato il rating Buy e il target price di 120 dollari. Ieri il titolo ha chiuso a 69,98 dollari. Secondo MarketScreener, la media dei target price oggi è 125 dollari, ma è molto probabile che nei prossimi giorni più analisti rivedranno le loro stime e i loro obiettivi di prezzo.
Il certificate con ISIN IT0006765017 riporta per Moderna un fixing iniziale di 86,84 dollari, che corrisponde al prezzo di chiusura dello scorso 16 agosto. Da quel giorno il prezzo è sceso dell’8,4%, quindi niente di drammatico. La barriera è fissata a 43,42 dollari. Per finire sotto la barriera l’azione Moderna dovrebbe perdere il 45,3% e scendere a livelli di quotazione che non tocca più dal marzo 2020.
Sanofi, un gigante dalle prospettive solide
Decisamente più solida e prevedibile è la situazione degli altri due sottostanti, Sanofi e Eli Lilly.
La francese Sanofi è una delle principali case farmaceutiche europee con un fatturato stimato per quest’anno di 47,3 miliardi di euro e un utile previsto di 6,6 miliardi. La società produce farmaci su prescrizione e vaccini, oltre a farmaci per malattie cardiovascolari, trombosi e farmaci oncologici.
Per i prossimi tre anni il consensus degli analisti indica un percorso lineare di crescita dei ricavi e della redditività. Il fatturato dovrebbe salire l’anno prossimo a 50 miliardi di euro e nel 2026 a 53,6 miliardi. Il margine netto (l’utile in percentuale sui ricavi) è previsto in crescita dal 12,5% del 2023 al 18,6% del 2026, quando l’utile dovrebbe sfiorare i 10 miliardi di euro.
Sul titolo gli analisti hanno un orientamento decisamente rialzista, con 22 esperti che consigliano l’acquisto, cinque neutrali e solo un analista che consiglia di vendere (fonte Bloomberg). La media dei target price è 112 euro, più alta del 7% rispetto al prezzo attuale.
La barriera al 50% proposta dal certificato riporterebbe le quotazioni sui livelli del 2011. Una barriera dunque ampiamente protettiva.
Eli Lilly vola in Borsa grazie al farmaco per il dimagrimento
Eli Lilly è uno dei gruppi farmaceutici leader a livello mondiale. Le vendite nette sono così suddivise per settore terapeutico: endocrinologia 57,7%: il segmento comprende prodotti per il trattamento dell'osteoporosi, del diabete e dei problemi di crescita. Oncologia 19,5%. Malattie immunologiche 11,1%. Neurologia 8,4%.
Negli ultimi 12 mesi il titolo ha avuto un rialzo del 56% grazie alla messa in commercio di un farmaco per il dimagrimento che sta avendo un grande successo negli Stati Uniti e in Europa.
Gli analisti prevedono un fatturato nel 2024 di 46 miliardi di dollari, in crescita del 35% sul 2023, e un utile di 13,9 miliardi, pari al 30% dei ricavi. Ricavi e redditività sono previsti in forte espansione per i prossimi anni, con il fatturato che dovrebbe salire a 68,2 miliardi nel 2026 con un utile di 24,5 miliardi di dollari (36% dei ricavi).
L’orientamento degli analisti è decisamente favorevole e la media dei target price, pari a 986 dollari, indica un upside potenziale del 7%.
Dopo lo storno estivo l’azione Eli Lilly ha praticamente recuperato i top, dinamica che indica forza delle quotazioni. Il titolo resta inserito in un forte trend rialzista anche se vista la corsa forse è proprio meglio usare un certificato a barriere profonde che non entrare a questi prezzi sul titolo.
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