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Si punta sulle materie prime strategiche con il capitale protetto 103%

Il certificato ISIN XS2869890124 investe sulle materie prime strategiche per la transizione energetica (e non solo). Capitale protetto 103% e leva 1,5X senza cap

Autore: Michele Fanigliulo
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Oggi vi presentiamo un prodotto perfetto per la diversificazione di portafoglio. Ci riferiamo al nuovissimo certificato a capitale protetto che punta sulle materie prime strategiche per la transizione energetica (e che in realtà lo sono per diversi altri megatrend come la digitalizzazione, il 5G e la produzione di chip, per citarne solo alcuni).

Il protagonista di questo approfondimento è infatti il certificato in dollari ISIN XS2869890124 a capitale protetto 103% e leva, realizzato da BNP Paribas sull’indice BNP Paribas Transition Metals ER 8%. Il prodotto presenta diversi punti di forza che lo rendono un unicum nel suo genere:

  • Protezione del capitale al 103%, quindi a scadenza non solo rimborsa il nominale ma anche un premio del 3% (rimborso minimo 103 dollari). Questo permette di ridurre la volatilità del portafoglio;
  • Durata molto breve per questa tipologia di prodotti, ovvero 3 anni;
  • Ottimo per la diversificazione. Sono pochi i certificati su commodity, soprattutto a capitale protetto;
  • Possibilità di partecipare alle performance positive dell’indice con leva 1,5X, senza alcun cap.

Analizziamo come al solito prima il tema d’investimento e poi la struttura del prodotto offerto dall’emittente francese.

La domanda per i metalli strategici vola guidata dalla transizione green e non solo

Nell’indice BNP Paribas Transition Metals ER 8% si trovano le nove materie prime maggiormente coinvolte nella transizione energetica: alluminio, rame, nickel, zinco, cobalto, litio, argento, platino e palladio.

Queste sono materie prime diventate strategiche poiché sono indispensabili alla transizione energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili. Pensiamo ad esempio ai parchi eolici che non richiedono combustibili per funzionare, ma necessitano di un numero significativamente maggiore di metalli: la sostituzione di una centrale elettrica a gas con un impianto eolico onshore richiede nove volte più risorse minerarie. Allo stesso modo, il passaggio dai motori a combustione ai veicoli a batteria richiede una quantità di metalli significativamente maggiore. Rispetto a un veicolo convenzionale, un veicolo elettrico (EV) richiede un numero di minerali sei volte superiore, in particolare litio, nichel e cobalto. E potremmo andare avanti con tantissimi altri esempi. Come al solito, i numeri la fanno da padrona. Infatti, come vediamo dal grafico sotto, la domanda di metalli chiave nel processo di transizione green crescerà del 100% al 2050, passando da circa 150 milioni di tonnellate a circa 300 milioni di tonnellate (fonte IEA).

L’obiettivo lo conosciamo ormai bene: portare le emissioni globali di anidride carbonica a zero entro il 2050 e dare al mondo la possibilità di limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5 °C (obiettivo alquanto sfidante). Per far questo gli esperti stimano investimenti per oltre 2.000 miliardi l’anno.

E qui che si inserisce la strategicità su alcune materie prime che sono fondamentali per generare energia non da fonti fossili ma rinnovabili e che dunque rappresentano un interessante tema d’investimento. Anche perché, in realtà, le materie prime su citate e inserite da BNP nell’indice, è vero che sono fondamentali per la transizione energetiche ma in realtà lo sono per tantissimi altri megatrend. Facciamo alcuni esempi.

Si pensi ad esempio all’argento. Ebbene, questo metallo con la più alta conduttività elettrica e termica ha un ruolo chiave nella transizione green. La domanda di argento del settore automobilistico salirà dalle 1.800 tonnellate del 2019 a 2.700 tonnellate in cinque anni con l’accelerazione della transizione verso la mobilità elettrica. Ma la domanda di argento subirà ad esempio una spinta enorme anche dal 5G. L’argento richiesto dalle infrastrutture del 5G raddoppierà, dalle circa 240 tonnellate attuali a circa 500 tonnellate entro il 2025 e fino a oltre 700 tonnellate entro il 2030, il che rappresenterebbe un aumento del 206% rispetto ai livelli attuali (fonte Silver Institute).

E che dire del rame, il quale è un eccellente conduttore. Capacità che lo rende il materiale ideale per i sistemi di energia rinnovabile. La sua elevata conduttività elettrica consente un trasferimento efficiente dell'energia, riducendo al minimo le perdite di potenza durante la trasmissione e la distribuzione. Come si vede dal grafico sotto (fonte IEA), il rame è fondamentale nell’eolico e nel solare e dunque diventa uno dei metalli strategici rispetto al suo utilizzo nel nucleare, carbone e natural gas.

Ma il rame non è vitale solo per la transizione green, ma anche ad esempio per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e la difesa. E in un mondo purtroppo sempre meno sicuro e con più fronti di guerra aperti, la corsa agli armamenti è sotto gli occhi di tutti. La storia insegna che le materie prime spesso scatenano guerre, ma insegna anche che è quasi impossibile vincere una guerra senza le materie prime. Per combattere, e prima ancora per dotarsi di mezzi militari, armi e munizioni, servono grandi quantità di metalli, in parte di uso comune come l’acciaio, l’alluminio e il rame. Entro il 2026 l’industria degli armamenti potrebbe assorbire il 14% dell’offerta globale di rame raffinato, ovvero 4,22 milioni di tonnellate, contro il 10,5% (2,19 milioni di tonnellate) del 2021, sostiene un recente rapporto di Simon Hunt Strategic Services. La maggior parte dei proiettili, infatti, contiene il metallo rosso: in genere sono rivestiti di ottone, una lega di rame e zinco. In ogni munizione da 155mm c’è mezzo chilo di rame e, per capirci, solo l’esercito ucraino ne spara fino a 7mila al giorno secondo la European Defence Agency (EDA).

Non è da meno l’alluminio. Riciclabile al 100%, potenzialmente all’infinito, l’alluminio è uno dei materiali circolari per eccellenza. La sua resistenza e il suo alto tasso di circolarità avranno un ruolo sempre più importante in vista della transizione ecologica ed energetica nei prossimi anni (è fondamentale nella produzione di pannelli solari, batterie e componenti per turbine eoliche). Anche in questo caso qualche numero può dare idea delle dimensioni del trend in atto. Nel 2012, a livello globale, la produzione di alluminio primario (quindi prodotto a partire dal minerale della bauxite) era di poco più di 45 milioni di tonnellate. Nel 2022 si è arrivati a quasi 70 milioni di tonnellate, con la Cina che da sola ha superato 40 milioni di tonnellate confermandosi la posizione leader. Secondo l’International Aluminium Institute dovremmo sfiorare i 180 milioni di tonnellate di primario prodotto entro il 2050, con la crescita anche del mercato del secondario (frutto del riciclo), per cui è previsto un incremento nel prossimo ventennio da 33 a 81 milioni di tonnellate, raggiungeremo oltre 250 milioni di tonnellate di domanda globale di metallo leggero. Una domanda che ovviamente non è sostenuta solo dalla transizione green. L’alluminio è fondamentale anche nel settore aerospaziale, automobilistico, dell’edilizia ed dell’elettronica.

E potremmo andare avanti così anche per tutti gli altri metalli presenti nell’indice BNP Paribas Transition Metals ER 8%. Insomma, il punto è che questi metalli diventeranno sempre più strategici e rari e dunque gradualmente dovrebbero andare ad apprezzarsi. Come dicevamo, questo è un buon settore per diversificare il portafoglio riducendo i rischi all’osso. Di fatto, solo il rischio cambio, essendo il certificato espresso in dollari. Ma del resto, le materie prime sono scambiate in dollari, quindi un rischio anche comprensibile se si vuole puntare parte del portafoglio su questa asset class.

Il certificato sulle materie prime strategiche: protezione al 103% e leva 1,5X senza cap

Per puntare con protezione più che totale sulle materie prime strategiche per la transizione energetica, BNP Paribas ha lanciato il certificato ISIN XS2869890124. La struttura in realtà è abbastanza semplice e come abbiamo detto vanta diversi punti di forza. Il certificato infatti investe sull’indice BNP Paribas Transition Metals ER 8% (clicca qui per info sull'indice), che adesso andremo a descrivere, e propone una protezione più che totale. Infatti, parliamo di un capitale protetto 103%, ovvero un prodotto che se portato a scadenza paga almeno il 3% di rendimento oltre a rimborsare il nominale, ovvero 100 dollari a certificato. Il certificato, infatti, è denominato in dollari. Dunque, il certificato espone al rischio di cambio (oltre che, ovviamente, come tutti i certificati, al rischio emittente).

Molto breve la scadenza del prodotto che è a tre anni ed è prevista per novembre 2027. A scadenza, in caso di apprezzamento dell’indice dai livelli iniziali, il certificato pagherà la performance dell’indice, senza cap ai guadagni e con leva 1,5X. Altrimenti, come detto, rimane la protezione 103%. Dunque, qualsiasi fosse la performance negativa dell’indice, l’investitore comunque si vedrà rimborsare 103 dollari a certificato.

Per fare qualche esempio pratico, se l’indice dovesse realizzare una performance del 10%, il certificato pagherebbe 115 dollari. Se dovesse realizzare una performance del 30%, il certificato rimborserebbe 145 dollari. Invece, se l’indice a scadenza dovesse realizzare una performance negativa, ad esempio del 20%, il prodotto comunque rimborserà 103 dollari. Per precisione, ricordiamo che la leva si attiva da performance superiori al 2% e questo perché lo strike è al 102% del livello iniziale (il livello di riferimento iniziale è 176,9181 punti). Mentre per performance inferiori o uguali al 102%, il rimborso sarà sempre 103 dollari (che è il rimborso minimo a scadenza).

Ricordiamo che durante la vita i capitale protetto sono influenzati soprattutto dal movimento dei tassi, più che dal movimento del sottostante. Questo è vero soprattutto quando si è lontani dalla scadenza. Infatti, il peso della call sull’indice è minore nella struttura complessiva del certificato.

BNP Paribas Transition Metals ER 8% index: dettagli sull’indice che punta sulla transizione green

Veniamo all’indice in questione. L'indice BNP Paribas Transition Metals ER 8% sfrutta l'esperienza e le capacità di selezione del QIS (Quantitative Investment Strategies) di BNP Paribas con l'obiettivo di identificare i principali metalli industriali e preziosi direttamente coinvolti nella transizione energetica.

Il processo di selezione avviene sui future delle materie prime più coinvolte nella transizione green. Il peso iniziale è quello riportato nella tabella sotto che è funzione del volume medio tradato alla data di lancio dell’indice e che viene poi ribilanciata mensilmente.

Al basket risultante viene applicato il controllo della volatilità. Infatti, su base giornaliera, l'Indice adegua la propria esposizione al paniere di metalli con l'obiettivo di una volatilità annualizzata dell'8%. Questo significa che se la volatilità realizzata dal paniere supera la volatilità target dell'8% in un qualsiasi giorno, l'indice ridurrà l'esposizione al paniere (per poi riaumentare l’esposizione quando questa scende). In questo modo si ottengono due risultati. Da una parte si ha un paniere meno esposto alla volatilità delle materie prime, dall’altra, la call sull’indice costa meno. Ecco perché l’emittente riesce a far girare così bene il prodotto con leva e protezione più che totale. Da dire ovviamente che il controllo di volatilità protegge da fasi di eccessivi ribassi, ma limita anche le performance.


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