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Eni e Intesa: il certificato che unisce protezione e performance
Da Goldman Sachs, due nuovi Capitale Protetto 100% che combinano premi del 12% annuo in caso di richiamo anticipato, protezione totale a scadenza e performance senza cap se arriva a scadenza

Dopo essersi riportato a un passo dal suo massimo storico, l'indice Ftse Mib nella seduta del 22 luglio ha ritracciato bruscamente, lasciando sul terreno 1.600 punti in poche ore (-3%). E non è difficile capire perché. Alle tensioni ormai note sullo Stretto di Hormuz si è aggiunto un nuovo fronte, con gli Houthi (alleati dell'Iran) che hanno attaccato due petroliere saudite in transito per lo Stretto di Bab el-Mandeb, l'altro collo di bottiglia strategico da cui passa una fetta enorme del commercio mondiale tra Golfo, Mar Rosso e Suez. Due strette contemporaneamente sotto pressione sono un'eventualità che i mercati non avevano ancora dovuto digerire, e la reazione si è vista subito, con il petrolio Brent balzato sopra i 100 dollari e tutti i listini azionari in rosso.
È esattamente in momenti come questo che ogni investitore si ritrova a fare i conti con il dubbio se vendere per mettersi al riparo, o restare investiti e rischiare di trovarsi dentro una correzione più profonda.
Un contesto in cui trovano spazio i due nuovi Certificati a Capitale Protetto 100% Callable emessi sul mercato secondario di Borsa Italiana da Goldman Sachs. Strumenti che permettono di restare investiti su due titoli italiani senza mettere a rischio il capitale a scadenza e continuando comunque a beneficiare di un rialzo a scadenza.
Due prodotti gemelli nella struttura, cambiano solo i titoli di riferimento, per lasciare a ciascun investitore la scelta se puntare sull'energia o sul credito:
- ISIN JE00BS6B7C35 su Eni
- ISIN JE00BS6B7G72 su Intesa Sanpaolo
Prezzo a sconto rispettivamente a 991 EUR e 997 EUR.
Il funzionamento dei Capitale Protetto 100% Callable di Goldman Sachs
Due prodotti identici per meccanismo di funzionamento, emessi sul mercato secondario di Borsa Italiana il 22 luglio 2026. La durata è di 4 anni, con scadenza fissata al 30 luglio 2030 e si caratterizzano per prevedere la protezione totale del capitale a scadenza in caso di una flessione del sottostante a scadenza (rimborso minimo di 1.000 euro a certificato).
Al contrario sono previsti due scenari: o il certificato arriva a scadenza e paga la performance lineare del titolo senza cap, oppure viene richiamato anticipatamente a discrezione dell'emittente (Callable) e l'investitore incasserà un premio cumulativo dell'1% mensile per i mesi che è rimasto in vita (12% annuo).
Ripercorriamo le caratteristiche dei due prodotti:
Capitale protetto 100% a scadenza: il 30 luglio 2030, salvo evento di credito dell'emittente e del garante, il certificato rimborserà il 100% del valore nominale, ovvero 1.000 euro a certificato, qualunque sia l'andamento del sottostante.
Partecipazione lineare senza cap: a scadenza, se il sottostante avrà performato positivamente rispetto al prezzo di riferimento iniziale (fissato alla chiusura del 23 luglio 2026), il certificato pagherà l'intera performance realizzata, senza alcun cap al rialzo.
Possibilità di rimborso anticipato a discrezione dell'emittente: a partire dal 23 gennaio 2027 e fino al 23 giugno 2030, con cadenza mensile e preavviso di cinque giorni lavorativi, l'emittente potrà richiamare il certificato. In tal caso l'investitore incasserà il valore nominale più un premio dell'1% per ogni mese trascorso dall'emissione: 1.060 euro alla prima finestra utile (pagamento il 1° febbraio 2027), con un incremento di 10 euro a ogni data successiva (1% mensile). Si sale così a 1.180 euro a gennaio 2028, a 1.300 euro a gennaio 2029, fino a 1.470 euro all'ultima data di richiamo. Un rendimento pari al 12% annuo.
Focus sui sottostanti
Intesa Sanpaolo
Il titolo arriva ai conti del secondo trimestre, in calendario mercoledì 29 luglio, sostenuto anche dalla spinta del digitale: Isybank ha superato i 3 miliardi di euro di giacenze con oltre un milione di clienti, di cui circa il 50% under 25. Un tassello del percorso di trasformazione digitale che è uno dei pilastri del Piano di Impresa 2026-2029, con 4,6 miliardi destinati a tecnologia e crescita.
Sul fronte numerico, il consensus per il Q2 2026 indica ricavi a 6,99 miliardi (da 7,15 del primo trimestre) e utile netto rettificato a 2,51 miliardi (da 2,96), con EPS rettificato a 0,146 euro ed EBIT a 4,26 miliardi. In calo anche la redditività attesa: ROE al 12,4% dal 15,8% e ROA all'1,03%. Il DPS stimato è di 0,105 euro.
Un trimestre di normalizzazione dopo un avvio d'anno brillante, che il mercato guarderà soprattutto per conferme su capitale e remunerazione degli azionisti.
Eni
Anche Eni presenta i conti del secondo trimestre mercoledì 29 luglio, in un contesto di prezzi del greggio in tensione. Il gruppo — attivo nell'esplorazione e produzione di idrocarburi in Italia, Africa, Mare del Nord, Golfo del Messico, Kazakistan e Australia, oltre che nel trasporto e nella commercializzazione di gas naturale, nella raffinazione e nella generazione elettrica — resta tra i titoli più direttamente esposti alle dinamiche del prezzo del petrolio.
Il consensus per il Q2 2026 vede ricavi a 27,64 miliardi (da 22,96 miliardi del primo trimestre), EBITDA a 5,37 miliardi e reddito operativo a 3,55 miliardi. L'utile netto rettificato è atteso a 2,11 miliardi (da 1,30 miliardi), con EPS rettificato a 0,713 euro. In netto miglioramento il free cash flow, stimato positivo per 2,38 miliardi dopo il dato negativo per 937 milioni del trimestre precedente, con capex a 1,84 miliardi e indebitamento netto in calo a 15,99 miliardi. Il ROE atteso sale al 16,4% dal 4,9%.
Sul fronte macro, il quadro geopolitico resta il principale driver: le tensioni in Medio Oriente e le minacce alle rotte marittime del Mar Rosso mantengono elevata la pressione sui prezzi del greggio, uno scenario che storicamente sostiene i margini upstream del gruppo.
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Roadshow Websim | settembre, ottobre 2026

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