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Da BNP il Catapult che punta alla risalita di Stellantis con leva 1,5x
Per chi vuole posizionarsi sulla ripartenza di Stellantis in modo efficiente: il Catapult Outperformance di BNP (ISIN XS3440588658) partecipa al rialzo con Leva 1,5x fino al 165% e barriera al 50%

Dopo una fase di forte pressione che ha spinto il titolo Stellantis sui minimi di periodo in area 5 euro, molti investitori si trovano oggi a gestire posizioni in perdita in portafoglio. Quando un titolo subisce un crollo consistente, la sola detenzione dell'azione può richiedere tempi molto lunghi per tornare al prezzo di carico. Per chi cerca uno strumento efficiente per accelerare la fase di recupero, o per chi desidera posizionarsi con una leva favorevole su un rimbalzo del titolo, BNP Paribas ha lanciato sul mercato il nuovo Catapult Outperformance con Barriera su Stellantis (ISIN XS3440588658), uno strumento pensato appositamente per ottimizzare il profilo rischio/rendimento nella fase di ripartenza del titolo.
Ecco le caratteristiche del nuovo Catapult:
| ISIN | Sottostante | Payoff | Durata | Prezzo Offer (Ask) |
|---|---|---|---|---|
| XS3440588658 | Stellantis | Partecipazione amplificata da 150% (Leva 1,5X) con Cap 165% (rendimento massimo 197,5%). Barriera a scadenza al 50% | 3 anni | 100 EUR |
Il punto su Stellantis: sfide, trimestrale e prospettive
Prima di approfondire la struttura del certificato, analizziamo le sfide che Stellantis sta affrontando e che riguardano principalmente tre fronti:
- la redditività in Europa;
- la pressione competitiva in Sud America;
- il peso di dazi e sovraccapacità produttiva.
In Europa il margine operativo è ancora negativo, schiacciato dalla concorrenza dei costruttori cinesi e dall'inflazione dei costi, e la crescita delle consegne non si è ancora tradotta in redditività, in attesa degli allentamenti - attesi ma non ancora concretizzati - alle norme UE sulle emissioni. In Sud America la solidità storica del gruppo è insidiata dall'avanzata aggressiva dei marchi cinesi, soprattutto in Brasile. A pesare sono anche l'impatto dei dazi (stimato tra 1,0 e 1,2 miliardi netti sull'anno) e una sovraccapacità produttiva europea che il gruppo prova a saturare con le alleanze con la cinese Leapmotor, un contributo che sostiene i volumi ma a margini strutturalmente più bassi. Per una svolta piena servono dunque ancora catalizzatori: dalla revisione dei target UE sulle emissioni, a dazi più strutturati verso l'import cinese, fino alla razionalizzazione della capacità in eccesso e a una gamma USA più flessibile.
In questo contesto, la trimestrale diffusa ieri segna comunque un miglioramento netto: ricavi a 43,5 miliardi di euro (+13% su base annua) e il ritorno all'utile netto (293 milioni nel trimestre e 670 milioni nel semestre, contro i rossi pesanti di un anno prima) con la guidance 2026 confermata. La crescita, però, va letta con attenzione: il traino nordamericano nasce più dalle spedizioni ai concessionari (+38%) che dalle vendite al dettaglio (USA +6%), con le scorte in aumento presso la rete — segno che parte del recupero riflette il ricarico dei magazzini in vista della pausa produttiva estiva più che una domanda finale già pienamente ripartita — mentre in Sud America i volumi del trimestre hanno risentito soprattutto di un mercato argentino più debole. Non a caso l'utile operativo rettificato è uscito leggermente sotto le stime e il mercato ha accolto i conti con freddezza, con il titolo in calo di circa il 5% in avvio.
Guardando oltre il singolo trimestre, i conti di ieri confermano la traiettoria che il consenso già scontava. Le stime raccolte da Bloomberg indicano un utile netto rettificato di 1,79 miliardi nel 2026 in accelerazione a 3,44 miliardi nel 2027 (+92%), con l'EPS in progresso del +78% a 1,27 euro, mentre il target price medio a 12 mesi si colloca a 6,79 euro, oltre il +31% dai valori attuali. Le previsioni restano tuttavia ampiamente disperse — non tutti gli analisti condividono lo stesso ottimismo sull'EPS 2026 — per cui il ritorno alla piena redditività è uno scenario atteso, non un consenso unanime: una ragione in più per preferire uno strumento con protezione del capitale a barriera rispetto all'azione secca.
C'è poi un secondo argomento a favore di chi scommette sul recupero, ed è di natura grafica: vediamo dove si trova oggi il titolo.
Stellantis sul supporto di lungo periodo: cosa dice il grafico
Il grafico mensile aiuta a inquadrare il momento del titolo. Dopo il massimo storico del 2024 in area 27 euro, Stellantis è arretrata fino a riportarsi sul bordo inferiore della fascia di accumulo del 2014-2017, cioè su quel supporto di lungo periodo (in area 5 euro) da cui il titolo era partito prima del grande rialzo. Un livello strutturale, più che un semplice minimo di periodo.
A confermarlo interviene il volume profile: la stragrande maggioranza degli scambi storici si è concentrata nella fascia tra i 5 e i 9 euro, con i nodi più densi — l'area di valore e il relativo POC (Point of Control) — attorno agli 8-9 euro. È la zona dove il mercato ha realmente "memoria" di prezzo, e proprio in prossimità del suo bordo inferiore transitano oggi le quotazioni. Sotto i 5 euro, invece, il profilo si assottiglia sensibilmente: sotto l'area di valore il titolo trova poco fino ai minimi assoluti in zona 1,15 euro.
Ed è qui che la struttura del certificato si incastra con la lettura tecnica. La barriera al 50% dello strike cade in area 2,50-2,60 euro: esattamente in quel vuoto volumetrico sotto l'area di valore, che coincide con l'ultimo vero supporto strutturale del titolo prima del pavimento storico. Per essere violata, la barriera richiederebbe a Stellantis di perdere il supporto pluriennale dei 5 euro e dimezzarsi ancora, tornando su livelli che non vede da oltre un decennio: è questo, sul piano grafico, a rendere credibile il cuscinetto del 50%.
Una struttura "unicum": leva 150%, Cap al 165% e zero autocall
Il cuore del prodotto risiede nel meccanismo di partecipazione al rialzo amplificata al 150% (1,5x): per ogni punto percentuale guadagnato da Stellantis rispetto al prezzo di strike iniziale, il certificato ne riconosce l'1,5%, fino ad un massimo del 165%. In sintesi, a fronte di un apprezzamento del +65% del titolo a scadenza, lo strumento restituisce il rimborso massimo del 197,50% del nozionale, pari a 197,50 euro per ciascun certificato da 100 euro. Di fatto accelera la possibilità di un recupero quasi del 100% del titolo.
A rendere il profilo davvero particolare è la scelta di eliminare completamente la clausola di richiamo anticipato (autocall), un unicum nel panorama attuale dei certificati. Molti strumenti prevedono infatti finestre di rimborso automatico - utili nei mercati laterali, ma penalizzanti per chi vuole cavalcare per intero un eventuale rimbalzo: l'autocall rischia di chiudere la posizione al primo accenno di risalita, impedendo di beneficiare dell'ulteriore allungo del titolo, magari pagando delle cedole interessanti ma non utili al recupero sul titolo. L'assenza di richiamo garantisce invece la certezza dell'orizzonte di 3 anni (fino alla scadenza di agosto 2029), lasciando al posizionamento tutto il tempo per catturare il rendimento potenziale.
Chiude il quadro la componente difensiva: la barriera al 50% consente la restituzione integrale del capitale nozionale (100 euro) a scadenza, anche in caso di un calo di Stellantis fino alla metà del valore rispetto allo strike iniziale.
Scenari a scadenza
Non essendoci autocall, tutto si gioca alla valutazione finale del 31 luglio 2029. Si aprono quattro possibilità:
1. Stellantis a +65% o oltre (Cap): il certificato rimborsa il massimo di 197,50 euro, di fatto raddoppiando il nozionale investito.
2. Stellantis tra 0% e +65%: rimborso pari a 100 + 1,5 × performance. Esempio: con il titolo a +30%, il certificato paga 145 euro (100+1,5 x 30%= 145 euro).
3. Stellantis tra 0% e -50%: grazie alla barriera scatta la protezione e il certificato rimborsa i 100 euro di nominale, azzerando la perdita del sottostante.
4. Stellantis oltre il -50%: il rimborso segue la performance del titolo. Esempio: con il sottostante a -60% dallo strike, il certificato rimborsa 40 euro.
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Roadshow Websim | settembre, ottobre 2026

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