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Barriera profonda per il certificato a premi fissi su indici europei
Con tassi in calo diventa difficile trovare investimenti difensivi con buoni rendimenti. Il certificate IT0006766031 investe su tre indici europei e paga premi trimestrali fissi dell’1,55%.

Economisti e investitori confermano uno scenario di tassi in ulteriore calo entro la fine dell’anno. La previsione della maggior parte degli esperti è che giovedì 12 dicembre la Banca centrale europea annuncerà una nuova riduzione del tasso di riferimento sull’euro di 25 punti base. Lo stesso è previsto che faccia l’americana Federal Reserve il 18 dicembre. Come al solito, le dichiarazioni con cui i banchieri centrali accompagneranno le decisioni saranno formulate con quella sapiente vaghezza, necessaria per lasciare aperte molte possibili scelte nel futuro.
Tuttavia, il ridimensionamento delle attese di crescita in Europa rende assolutamente probabili altri tagli dei tassi da parte della Bce nel 2025. Giovedì la Banca centrale europea diffonderà le sue nuove previsioni sulla crescita e sull’inflazione. Per entrambi i fenomeni sono previste revisioni al ribasso rispetto alle precedenti stime. Nelle proiezioni dello scorso settembre l’inflazione del 2027 era indicata all’1,9%. Una revisione al ribasso di questo dato potrebbe legittimare nel 2025 una serie di tagli dei tassi per portarli anche al di sotto del 2%.
Negli Usa l’economia è più forte, ma si conferma una tendenza al progressivo raffreddamento dell’occupazione, che indurrà la Fed ad abbassare ulteriormente il costo del denaro. I future sui Fed Fund attualmente prezzano, dopo il taglio di dicembre (viene dato certo all’87%), altri due tagli nel 2025 e un altro nel 2026.
In questo quadro le scelte diventano più difficili per chi vuole investire una parte del proprio portafoglio in modo difensivo. Il rendimento del Btp decennale è al 3,20%, quello del Bund tedesco è al 2,12%. Tassi sottili che fanno storcere il naso a chi è alla ricerca di sicurezza, ma anche di rendimenti accettabili.
Rendimento annuo del 6,20% con cedole incondizionate
Una possibile soluzione è il nuovo certificate a premi fissi di Natixis che paga ogni tre mesi cedole incondizionate dell’1,55%. Identificato dal codice ISIN IT0006766031, questo strumento offre per quattro anni un rendimento annuo del 6,20%. Certamente non garantisce la protezione di un titolo di Stato italiano, tedesco o americano, dato che un certo livello di rischio c’è. Ma il rapporto complessivo fra il rischio e il rendimento lo rende interessante.
Emesso lo scorso 14 novembre a un valore nominale di 1.000 euro, il prodotto è oggi acquistabile sul mercato secondario a un prezzo di 1.015 euro.
Il certificate con ISIN IT0006766031 non ha per sottostanti titoli azionari, ma tre indici del mercato azionario europeo, in particolare lo Stoxx Europe 600 Basic Resources (sigla SXPP), lo Stoxx Europe 600 Utilities (SX6P) e l’Euro Stoxx Banks (SX7E). Chi acquista questo certificate sta alla larga dai titoli più esposti al rischio, come i tech o le società dell’intelligenza artificiale, ma si mette comunque in portafoglio una certa porzione di volatilità, dato che Financial (fra cui banche) e Materie prime sono due settori ben esposti alle variazioni del ciclo economico. Il basket è riequilibrato dalla presenza delle Utilities, considerate in genere più difensive.
Capitale protetto da una barriera a scadenza al 60%
Una buona forma di protezione per l’investitore è rappresentata dalla barriera alla scadenza, posizionata al 60% del livello di strike. Vuole dire che fra quattro anni, alla scadenza del certificate, l’investitore avrà diritto ad essere rimborsato al 100% del valore nominale (1.000 euro) anche se nel frattempo uno, due, o tutti e tre i sottostanti si troveranno a un livello più basso del Valore iniziale (strike). Il ribasso massimo consentito è del 40%. In caso di calo maggiore l’investitore incorrerà in una perdita.
Possibile il rimborso anticipato dopo il primo anno
Questa forma di investimento, che ci sembra ben equilibrata fra rendimento e rischio, potrebbe non durare per tutti i quattro anni previsti. Infatti, il certificate contempla la possibilità dell’autocall (rimborso anticipato) a determinate condizioni dopo un anno dall’emissione.
A partire dal 13 novembre 2025, ogni trimestre verranno osservati i livelli degli indici sottostanti: se a una data di osservazione tutti e tre gli indici quoteranno allo stesso livello o al di sopra dei Valori iniziali (strike), il certificate verrà ritirato.
L’investitore avrà diritto all’ultima cedola da 15,50 euro e verrà rimborsato al 100% del valore nominale (1.000 euro).
Due possibili scenari a scadenza
Se non dovesse scattare l’autocall, alla scadenza finale del 13 novembre 2028 ci potranno essere due ipotesi.
- Se alla scadenza finale tutti e tre i sottostanti quoteranno sopra la barriera o allo stesso livello, il certificate verrà rimborsato al valore d’emissione di 1.000 euro. L’investitore riceverà l’ultima cedola da 15,5 euro.
- Se invece alla scadenza finale anche solo uno dei sottostanti dovesse quotare sotto la barriera, il certificate verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei sottostanti. Ipotizziamo che il peggiore accusi un ribasso del 55% dal Valore iniziale: il certificate verrà rimborsato a 450 euro (45% del Valore iniziale). Verrà comunque pagato il premio finale da 15,5 euro.
Focus sui sottostanti

Il grafico qui sopra mette a confronto l’andamento dei tre indici negli ultimi cinque anni. Per chi acquista il certificate IT0006766031 è di vitale importanza verificare se nel recente passato qualcuno dei sottostanti ha realizzato forti impennate, che potrebbero nel prossimo futuro essere seguite da brusche discese. Non è così. Tutti e tre gli indici si sono mossi con una progressione di crescita piuttosto regolare.
==> Il più volatile è lo Stoxx Europe 600 Basic Resources, che ha segnato un picco nel 2022, logica conseguenza della ripresa economica globale dopo lo stop forzato per la pandemia da Covid. Oggi l’indice quota a 557,63 euro, praticamente invariato dall’inizio del 2024. I suoi principali componenti sono i tre colossi minerari britannici Rio Tinto, Anglo American e Glencore, seguiti dalla società siderurgica francese (ma di proprietà indiana) ArcelorMittal.
La barriera è fissata a quota 311,8 euro, un livello che negli ultimi cinque anni l’indice ha toccato soltanto nel marzo del 2020, nel pieno dello shock da pandemia.
==> L’andamento dello Stoxx Europe 600 Utilities è lento e rassicurante. Niente strappi all’insù, niente brusche cadute, come è nella natura del business delle utility, la maggior parte delle quali operano in mercati regolamentati. I principali componenti dell’indice sono la spagnola Iberdrola, la britannica National Grid, la nostra Enel, la francese Engie e la tedesca E.On, tutte impegnate nella produzione o nel trasporto dell’energia elettrica.
Dall’inizio dell’anno questo indice è invariato. La quotazione attuale è di 391,11 euro e la barriera è fissata a 230,88 euro, un livello toccato l’ultima volta nel gennaio 2019.
==> Il più brillante dei tre indici è quello delle banche della zona euro, l’Euro Stoxx Banks, che segna un rialzo dall’inizio dell’anno del 22% e del 52% negli ultimi cinque anni. Il rialzo delle banche europee negli ultimi due anni è stato favorito dall’accendersi dell’inflazione e dal conseguente rialzo dei tassi, che ha permesso alle aziende di credito di ampliare i margini di interesse.
È vero che nella fase attuale di tassi in calo i margini di interesse tenderanno a ridursi, ma è una situazione che gli investitori hanno ben presente ed è già ampiamente rappresentata nei prezzi attuali delle azioni bancarie europee.
I primi componenti dell’indice sono la spagnola Santander, Unicredit, Bnp Paribas, Intesa Sanpaolo e l’altra spagnola Bbva. Oggi l’indice quota 146 euro con la barriera a 85,3 euro, un livello segnato l’ultima volta nell’agosto 2022.
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