REDFISH - Il "pesciolino rosso" diventa d'oro quando incontra le PMI

L'identikit e la storia di una holding industriale che punta sulle eccellenze italiane, alleandosi con gli imprenditori per espandere le aziende a livello nazionale e internazionale

Autore: Gianluca Brigatti
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Un pesce rosso che evoca una differenza sostanziale dai tanti "squali della finanza". Così Paolo Pescetto ha raccontato il senso del simbolo di RedFish Longterm Capital, di cui è presidente, che nasce anche da un gioco di intrecci del suo cognome (Fish) con quello dell’altro fondatore e amministratore delegato, Andrea Rossotti (Red). [RFLTC.MI]

La società, quotata in Borsa, è una holding industriale che investe nelle piccole e medie imprese italiane, alle quali presenta dei piani ‘proposti’ e non ‘imposti’, come invece fanno gli squali. Perché la logica è quella di una sinergia tra le competenze di RedFish e le intraprendenze degli imprenditori, in un contesto collaborativo e con un orizzonte di lungo termine.

Il modello RedFish

“Accompagniamo le aziende in un percorso di crescita senza fretta”, ha detto Pescetto ieri, durante la presentazione del piano strategico 2025-2027, davanti a investitori e asset manager. RedFish, in particolare, punta su imprese a conduzione familiare già mature, con EBITDA oltre i 2 milioni di euro, ma che vogliono continuare a crescere, in Italia e all’estero. E per fare questo salto di qualità hanno bisogno di un alleato, come la holding fondata da Pescetto e Rossotti.

Da qui scatta l’inizio dell’alleanza: RedFish acquisisce partecipazioni a valutazioni vantaggiose, con una logica basata su minoranze qualificate o, in alterativa, operazioni di maggioranza. L’obiettivo è avere sempre un ruolo attivo, di comune accordo con gli imprenditori. A questo punto, la società offre alle partecipate consulenze ad hoc, che rappresentano una delle sue linee di ricavi, con un particolare focus su crescita per linee interne, fusioni e acquisizioni e anche internazionalizzazione.

Le altre modalità di guadagno derivano dalle exit o dalla distribuzione di dividendi, qualora nelle casse delle partecipate vi sia liquidità non investita nei piani di espansione. Nei primi sei mesi del 2024, ne sono stati distribuiti per un valore di 1,7 milioni. In termini di exit, la holding, nata nel 2020, vanta due operazioni concluse, tra cui la cessione di Marullo (specializzata nella trasformazione del pistacchio) con un rendimento di circa 2,5x in due anni.

Le realtà in portafoglio

La capacità di valorizzare i propri asset è una sfida complicata, ma la società capitanata da Pescetto e Rossotti sembra sapere il fatto suo. Il totale del denaro investito da RedFish per le sue partecipazioni attuali ammonta a 50 milioni e, secondo una ricerca di un player terzo, ad oggi il loro valore potenziale è di circa 90 milioni.

Per fare qualche nome, tra le nove società in portafoglio, considerando le partecipate dirette e indirette, vi sono Polieco (produzione tubi e resine), SolidWorld (tecnologie 3D), Convergenze (multiutility) e PureLabs (diagnostica specialistica).

Ma il caso più eclatante, da cui si evince chiaramente l’anima industriale di RedFish, riguarda Movinter. L’azienda, interamente controllata dalla holding, è uno storico operatore nel mercato ferroviario che, in particolare, produce e commercializza carpenteria leggera, pesante e piping per metro e treni, anche ad alta velocità (tra cui il TGV francese).

I numeri dei primi nove mesi del 2024 non lasciano dubbi: i ricavi consolidati di RedFish sono balzati su base annua del 220,5% a 34,8 milioni di euro, con l’effetto traino del consolidamento del fatturato, pari a 19,5 milioni, di Movinter. La controllata punta ora ad accelerare ulteriormente la crescita e, forte del supporto di RedFish, crede molto sugli Stati Uniti, dove ha vinto delle commesse per la costruzione di parti per i treni di alcune metropolitane, compresa quella di Washington. "Non vediamo problemi con l'elezione di Trump, perché portiamo lavoro negli USA", ha sottolineato Pescetto.

Il piano strategico

Guardando al futuro più in generale, Rossotti ha detto che “il piano di sviluppo 2024-2027 è in linea col percorso che ci ha portato all'IPO (nel giugno 2023, ndr) e riflette esattamente il nostro approccio basato su investimenti mirati, frutto di costante monitoraggio del mercato con approfondita analisi delle realtà imprenditoriali di nicchia, che spesso rischiano di essere sottovalutate nonostante l'elevato potenziale".

Nel triennio, l’obiettivo è quello di raccogliere, attraverso anche un mix di equity-debito, 10 milioni di euro all'anno, per far crescere le partecipate e investire in nuove realtà, arrivando a 20 imprese in portafoglio. All’interno di una strategia di diversificazione, i focus saranno su automazione industriale, alta gamma del design Made in Italy, settore aerospaziale, soluzioni innovative per il packaging e mercato Ho.Re.Ca (hotel e ristoranti). E l’utilizzo del debito per investire in questi campi dovrebbe diventare ancor più vantaggioso, grazie alla prevista politica di progressivo allentamento della Banca centrale europea.

RedFish, inoltre, sta lavorando a una remunerazione regolare agli azionisti attraverso una politica di distribuzione dei dividendi, potenzialmente già a partire dall'esercizio 2024, che potrebbe valere tra 0,3-1 milioni di euro all'anno.

I fondatori

Guardando più da vicino le persone e le famiglie che hanno fondato RedFish, si evince un particolare know-how. Tra le precedenti esperienze di Pescetto, c’è quella come advisor esclusivo per Evolution Investments, una holding del lusso di Milano che investe in Italia e Francia. La stessa realtà di cui Rossotti è stato consulente nell’acquisizione del brand Maitre Parfumeur et Gantier e della società Parfums et Sillages. Accanto a loro, alla fondazione di RedFish hanno contribuito anche le famiglie Bazoli e Gitti, nomi noti del mondo economico-finanziario lombardo.



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