Eni - Il Kazakistan sospende la multa da quasi 5 miliardi di dollari

La sanzione è sempre stata respinta dalle società coinvolte, che contestano inoltre al governo di Astana il mancato rispetto del principio di equo trattamento

Autore: Redazione
Vista aerea della sede a Casalborsetti

Fatto

Un tribunale del Kazakistan ha disposto ieri la sospensione delle procedure di recupero, relative alla multa da quasi 5 miliardi di dollari, inflitta all’operatore del giacimento di Kashagan (di cui fa parte Eni) per presunte violazioni ambientali storiche.

Effetto

Ricordiamo che la sanzione era stata comminata nel 2023 dopo che le autorità avevano stabilito che North Caspian Operating Company (NCOC) aveva accumulato nel 2022 quantità eccessive di zolfo presso un impianto a servizio di Kashagan, il più grande giacimento petrolifero del Kazakistan e l’unico progetto offshore del Paese.

La multa è sempre stata respinta dalle società coinvolte, che contestano inoltre al governo di Astana il mancato rispetto del principio di equo trattamento previsto dai trattati internazionali sugli investimenti.

Le tensioni si sono intensificate durante l’estate. Dopo la scadenza del 20 luglio 2026 fissata per il pagamento volontario della sanzione, le autorità kazake avevano disposto il congelamento di alcuni asset del consorzio il 21 luglio, senza rendere noto il valore delle attività coinvolte.

Il 18 agosto Eni e gli altri partner esteri del consorzio hanno formalmente avviato un arbitrato internazionale contro il Kazakistan in relazione alla sanzione.

Il consorzio NCOC include Eni (attraverso Agip Caspian Sea, titolare del 16,81% del giacimento), Shell, TotalEnergies, ExxonMobil, CNPC e Inpex, mentre la società statale KazMunayGas (16,88%) non partecipa al contenzioso, avendo già accettato di pagare la multa.



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