SpaceX e la quotazione più grande e "pazza" della storia

Il fattore Elon Musk potrebbe contare più dei fondamentali economici, rendendo complicato analizzare l'operazione di collocamento di azioni in borsa attraverso i canoni ordinari della finanza

Autore: Gianluca Brigatti
Satellite in orbita intorno alla terra

Leonardo S.p.A. and subsidiaries.

“La nostra missione è costruire i sistemi e le tecnologie necessari per rendere la vita multiplanetaria, comprendere la vera natura dell’universo ed estendere la luce della coscienza fino alle stelle”. Sembra una citazione da un film di fantascienza, invece è tratta dai documenti per la quotazione di SpaceX, il gruppo di Elon Musk che vuole dominare lo spazio e creare (letteralmente) una colonia umana su Marte.

La società – attiva nel settore dei razzi, dei satelliti e dell’intelligenza artificiale – punta a sbarcare sul Nasdaq a giugno con una valutazione di circa 1,75 trilioni di dollari, segnando un nuovo record storico dopo gli 1,7 trilioni di Saudi Aramco nel 2019.

Il “fattore Musk”

Si tratta di una quotazione totalmente sui generis, a causa del “fattore Musk”. Il prospetto dell’IPO, secondo Tim Higgins del Wall Street Journal, “è pieno di così tanti campanelli d’allarme che avrebbero fatto fallire altre operazioni”. Ma qui “le leggi della gravità non si applicano”, perché Musk potrebbe contare più dei fondamentali economici.

Pertanto, l’entità delle perdite – che ha sorpreso diversi osservatori – sta passando in secondo piano. SpaceX, considerando la fusione con la startup di Musk dedicata all’intelligenza artificiale (xAI), lo scorso anno ha registrato una perdita di quasi 5 miliardi di dollari su 19 miliardi di ricavi.

Con l’IPO, il gruppo dovrebbe raccogliere 80 miliardi di dollari o più, soldi assolutamente necessari per far funzionare le gigantesche astronavi della società e sviluppare tutti i progetti sul tavolo.

Da notare che i piani dell’azienda si basano su tecnologie che per gran parte dei futuri flussi di ricavi non sono ancora state costruite, inclusa la gestione di data center alimentati da energia solare nello spazio, per raggiungere un mercato potenziale enorme: 28.500 miliardi di dollari, secondo il prospetto.

Gli investitori di Musk, tuttavia, sono abituati a bruciare cassa per inseguire le sue idee ambiziose. Come con le auto elettriche di Tesla, per anni un buco nero di liquidità e in diverse occasioni sull’orlo della bancarotta. Eppure, chi ha investito con pazienza è stato ricompensato generosamente. Oggi, Tesla è la casa automobilistica (che però fa affari anche nella robotica, nella guida autonoma, nell’energia e nell’AI) con il maggior valore al mondo, nonché una delle maggiori big cap del Nasdaq.

Tra le altre criticità di SpaceX, che probabilmente saranno condonate in anticipo da molti investitori che credono nella genialità di Musk, oltre 1 miliardo di dollari di transazioni tra società legate all’imprenditore e la presenza di collaboratori già criticati in passato per la mancanza di vera indipendenza.

Il legame con il retail

A differenza della maggior parte delle IPO, SpaceX sta riservando una grande quota di azioni — attesa intorno al 30% — agli investitori retail. A Musk piace il legame diretto con il grande pubblico, soprattutto quando è fidelizzato, come si vede dal suo utilizzo di canali come X.

Tuttavia, i piccoli investitori vanno bene per crogiolarsi nei loro complimenti, ma quando arriva il momento di condividere il potere decisionale la musica cambia. Grazie ad azioni con superdiritti, Musk controllerà l’85% del potere di voto di SpaceX, ottenendo un’influenza senza rivali.

A causa di questo strapotere, “gli azionisti non avranno le stesse tutele garantite agli azionisti delle società soggette a tutti i requisiti di governance del Nasdaq”, ha avvertito la società.

Le organizzazioni specializzate in governance societaria che probabilmente solleveranno obiezioni, magari sui compensi, secondo Higgins sono esattamente quelle “che Musk ha contribuito a indebolire negli ultimi anni attraverso una raffica di attacchi pubblici. All’inizio del 2024, per esempio, ha paragonato l’influente proxy adviser Institutional Shareholder Services al gruppo militante noto come Stato Islamico”.

Starlink

Piaccia o no, in ogni caso SpaceX è diventata la più grande azienda spaziale privata del mondo dalla sua fondazione nel 2002, grazie al lancio di migliaia di satelliti internet Starlink. Il suo utilizzo pionieristico di razzi riutilizzabili ha trasformato l’economia dello spazio, costringendo concorrenti come Jeff Bezos e la sua Blue Origin a rincorrere.

Tutto questo ha conferito a Musk anche un insolito potere politico, basti pensare all’utilizzo di Starlink in contesti di guerra, tra cui il conflitto in Ucraina. 



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