Tassi Fed, cosa cambia per Treasury, Nasdaq e dollaro
La divisa Usa ha guadagnato oltre l’1% in due giorni, l’oro è diretto verso la terza settimana consecutiva di ribassi. Il Nasdaq 100, dopo una reazione negativa, è salito grazie al rally dei chip

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La svolta hawkish impressa da Kevin Warsh al suo debutto alla guida della Federal Reserve ha innescato un rapido riposizionamento degli asset sui mercati globali.
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Effetti sul Treasury
Dopo l'ultima decisione della banca centrale, il rendimento del Treasury a due anni, il più sensibile alle aspettative sui Fed Funds, è balzato fino al 4,21%, sui massimi dal febbraio 2025. Si tratta del maggiore incremento in un giorno di riunione dal 2008. A inizio giugno, oscillava tra 4,02% e 4,08%, si era portato sul 4,15% a 10 giorni dalla riunione per poi tornare, durante quelli immediatamente precedenti all’annuncio di Warsh, sul 4,06%.
Sul tratto lungo, il Treasury trentennale è sceso ai minimi da fine aprile, segnale che il mercato continua a credere nel contenimento dell’inflazione nel lungo periodo, mentre lo spread 30Y–2Y ha toccato il minimo di 14 mesi.
Dollaro e oro
Il dollaro si è rafforzato di oltre l’1% in due giorni, sostenuto dalla rinnovata fiducia nella capacità della Fed di riportare l’inflazione verso il target. Oggi il Dollar Index tratta a 100,57, in rialzo dell’1,12% dai 99,54 della vigilia del discorso di Warsh.
L’oro è diretto verso la terza settimana consecutiva di ribassi. Il metallo è sceso fino a 4.150 dollari l’oncia. Il rinforzo del dollaro e la riapertura dello Stretto di Hormuz hanno indebolito il metallo giallo. Gli analisti avvertono che i flussi energetici torneranno alla normalità solo tra mesi, ma la somma dei fattori ha trascinato il bene rifugio sui minimi da febbraio 2025. Per OCBC, l’oro storicamente sottoperforma in vista del primo rialzo dei tassi: molto dipenderà dal fatto che Warsh stia preparando un rialzo precauzionale o l’avvio di un nuovo ciclo restrittivo.
Cosa succede al Nasdaq
Sul fronte equity, il Nasdaq 100 ha mostrato una dinamica più complessa: la prima reazione al FOMC è stata negativa, ma giovedì l’indice ha messo a segno un rialzo di quasi il 4%, trainato dal rally dei semiconduttori dopo le notizie su Intel.
Il comparto chip resta il principale driver dell’indice, con il SOX, reduce da due sedute post decisione in rialzo complessivo del 9%. Il resto del tech continua a mostrare segnali di fatica. I tassi reali elevati, il dollaro forte e una Fed attesa più restrittiva nella seconda metà dell’anno rappresentano un freno strutturale per il growth, mentre la leadership di mercato continua a spostarsi verso settori legati all’economia reale.
I prossimi meeting della Fed
Metà dei membri della Fed vede ora un aumento del costo del denaro entro fine anno, mentre Warsh ha eliminato ogni riferimento a possibili tagli e ha ridotto drasticamente le indicazioni sulla futura politica monetaria, lasciando ai mercati il compito di “formare una visione indipendente” sul percorso dei tassi.
Una scelta che aumenta la volatilità ma rafforza la percezione di indipendenza della banca centrale, soprattutto dopo le pressioni politiche degli ultimi mesi.
I segnali più rilevanti per la Fed restano i dati macro. L’indagine del Philadelphia Fed mostra un netto rafforzamento del settore manifatturiero e un ritorno delle pressioni sui prezzi. L’indice generale è risalito a 10,3 da -0,4, mentre i nuovi ordini sono balzati a 27,3, confermando una domanda ancora solida. Ma il dato più significativo riguarda l’inflazione: il Price Paid Index è salito a 53,2 da 47,9, e quasi due terzi delle imprese prevedono costi più alti nei prossimi sei mesi, con il 67,2% che si attende di trasferire gli aumenti sui clienti.
La resilienza dell’economia statunitense, sostenuta da un mercato del lavoro solido, consumi robusti e investimenti record nell’intelligenza artificiale, mantiene aperto lo spazio per ulteriori irrigidimenti. Secondo alcuni analisti, se l’inflazione non dovesse rallentare nei prossimi mesi sarebbe plausibile un intervento già entro settembre.
Il mercato prezza una probabilità superiore al 70% di un rialzo entro ottobre. In questo quadro, l’approccio di Warsh, che si riserva la massima flessibilità per reagire ai dati, presuppone una Fed pronta a intervenire se necessario.
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