Petrolio in abbondanza: per questo la guerra non l'ha portato a 200 $
Francesco Martoccia (Citi) spiega allo scoppio del conflitto in Medio Oriente, il surplus era molto ampio, tra 3 e 4 milioni di barili al giorno. Inoltre c'è stato un fortissimo rilascio di scorte
Un prezzo più basso delle attese
Quattro mesi fa, prima dello scoppio dell'ultima guerra in Medio Oriente, molti esperti avrebbero previsto un petrolio a 200-300 dollari con lo stretto di Hormuz chiuso. Invece il prezzo è arrivato a un massimo di 120 dollari, inferiore al picco toccato con la crisi ucraina. Lo ha spiegato Francesco Martoccia, energy strategist di Citi, ospite della redazione di Websim.
Il surplus e il ruolo della Cina
Il mercato arrivava da un surplus molto ampio, stimato tra 3 e 4 milioni di barili al giorno per l'anno. A febbraio gli stoccaggi mondiali sono cresciuti di oltre 2,5 milioni di barili al giorno, raggiungendo circa 10,8 miliardi di barili: un livello più alto di quanto stimato, perché i numeri circolati (circa 8 miliardi) includevano solo i paesi OCSE, escludendo Cina ed ex Unione Sovietica.
Ha pesato anche il rilascio delle riserve strategiche: la domanda apparente cinese per la propria riserva è passata da 1,5 a 2,5 milioni di barili al giorno da febbraio, con un delta complessivo di 3,54 milioni. Nello stesso periodo la Cina ha ridotto le importazioni di petrolio da 12,6 a 6,5 milioni di barili al giorno, un minimo stagionale record.
L'accordo Iran-USA
Secondo Martoccia, l'accordo prevede tre fasi. La prima, di 30 giorni, riflette la stanchezza di entrambe le parti: gli Stati Uniti hanno meno interesse ad aumentare la pressione in vista delle elezioni di midterm, mentre l'Iran punta a sbloccare 12 miliardi di fondi congelati riaprendo lo stretto di Hormuz.
La seconda fase riguarda i pedaggi nello stretto, circa un dollaro al barile: cifra gli Stati Uniti lasceranno passare, perché colpisce soprattutto il petrolio diretto in Cina e India, non ai partner USA. Il dossier nucleare, infine, verrebbe "rollato" ma concluso.
Le previsioni sul Brent
Citi prevede un Brent intorno ai 75 dollari nel terzo trimestre, in calo verso i 65 dollari per il resto dell'anno e nel 2027. Martoccia si dichiara più ribassista, ipotizzando una discesa sotto i 60 dollari già prima della fine dell'estate, con una possibile stabilizzazione dopo le elezioni di midterm grazie a un maggior coordinamento OPEC.
Tra i rischi al ribasso, Martoccia cita i problemi economici cinesi: pur crescendo al 5%, la Cina continua a ridurre le importazioni di petrolio, segnale di uno squilibrio nel sistema. Sulla base del costo marginale di produzione, il fair value del prezzo potrebbe oscillare tra 45 e 60 dollari al barile.
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