Federal Reserve: per Goldman, Kevin Warsh sarà un temporeggiatore
I future danno una probabilità del 75% di un rialzo dei tassi da qui a fine anno. Dal sondaggio di Bofa-Merrill Linch emerge che il 40% degli istituzionali si aspetta almeno 1 rialzo nei 12 mesi

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La Federal Reserve si riunisce domani e il comunicato è atteso per la prima serata ora italiana. Si tratta del primo test ufficiale per Kevin Warsh, nuovo presidente della banca centrale americana, chiamato a gestire un'economia che non vuole saperne di rallentare.
Crescita sopra il trend, inflazione ostinatamente alta, mercato del lavoro in riaccelerazione: il quadro macro suggerisce una Fed più guardinga, i mercati sanno che si tratta di un evento importante e l'euforia post accordo di pace tra Iran e Stati Uniti ha lasciato posto ad un atteggiamento più riflessivo. La politica monetaria ha perso rilevanza negli ultimi mesi segnati dalla guerra, con il ritorno della pace in Medio Oriente, il costo del denaro dovrebbe tornare ad essere un elemento guida per Wall Street, per i Treasury, per il dollaro ed anche per il bitcoin.
Attese
I future danno una probabilità del 75% di un rialzo dei tassi di riferimento da qui a fine anno. Nell'ultimo sondaggio di Bofa-Merrill Linch tra investitori istituzionali, emerge che il 40% di chi ha risposto alla domanda, si aspetta almeno un rialzo nei prossimi dodici mesi, in aumento dal 16% di fine maggio. In aprile, il 50% prevedeva almeno un taglio.
Chi si aspetta una stretta vigorosa
Daleep Singh, Vice Chair e Chief Global Economist, e Robert Sockin, Chief U.S. Economist di PGIM si smarcano dal consensus e scommettono su tre rialzi da 25 punti base nel corso dell'anno. La pensano in questo modo perché l'inflazione PCE headline - l'indice dei prezzi al consumo preferito dalla Fed - ha raggiunto il 3,8% annuo ad aprile, mentre quella core, che esclude energia e alimentari, si attesta al 3,3%. La crescita delle buste paga ha registrato una media di 188.000 unità mensili negli ultimi tre mesi, "in forte aumento rispetto al ritmo di circa 10.000 unità al mese del 2025".
Il vero nodo, per la casa di gestione non è economico ma politico: Warsh avrà la copertura necessaria per alzare i tassi? La risposta è probabilmente sì, se i rialzi verranno presentati come mossa "precauzionale." Il nuovo presidente potrebbe aver bisogno, scrivono Singh e Sockin, di "un momento Volcker iniziale per consolidare la sua credibilità", in riferimento al banchiere centrale che negli anni Ottanta domò l'inflazione americana a costo di una recessione dolorosa.
Chi invece prevede una FED equilibrata
Colin Graham, Head of Multi Asset & Equity Solutions di Robeco, è più cauto e adotta il formato della lista di domande da porre alla vigilia: cosa ci si aspetta dal debutto di Warsh? Poco, almeno nell'immediato. "Non ci si aspettano scossoni; l'auspicio è che la riunione si svolga senza intoppi: sarebbe un buon risultato." Il punto di vulnerabilità, per Robeco, è la parte lunga della curva dei rendimenti - i titoli con scadenza superiore ai sette anni - esposta alle pressioni di deficit fiscali crescenti e all'eredità ideologica di Warsh, che si dimise dalla Fed proprio per protesta contro il Quantitative Easing. Il messaggio principale della riunione, secondo Graham, sarà un prudente "nessun cambiamento, ma con attenzione costante all'andamento del mercato del lavoro e alle pressioni inflazionistiche".
Occhio al debito
Eiko Sievert, Executive Director di Scope Ratings - l'agenzia che ha declassato il rating americano nell'ottobre 2025 ad AA- - allarga l'orizzonte alla dimensione fiscale. Il debito pubblico si avvicina al tetto statutario di 41.100 miliardi di dollari e le trattative per alzarlo ripartiranno solo dopo le elezioni di midterm. Strutturalmente, scrive Sievert, i conti pubblici americani "continueranno a deteriorarsi" con deficit intorno al 7,5% del prodotto interno lordo, e gli Stati Uniti registreranno entro il 2031 il maggior aumento di pagamenti netti per interessi tra le grandi economie avanzate.
Per Goldman Sachs la FED non farà niente
David Mericle di Goldman Sachs offre la lettura più articolata sul piano tecnico. I rialzi, per Goldman, restano improbabili: la Fed storicamente non ha mai alzato i tassi in risposta a shock petroliferi, e le condizioni attuali — mercato del lavoro più equilibrato, crescita salariale moderata — rendono poco probabile che lo shock energetico generi un'inflazione "autosostentata e persistente."
La riunione di giugno servirà essenzialmente a rimuovere dalla comunicazione ufficiale ogni riferimento ai tagli futuri, eliminando la locuzione "portata e tempi degli ulteriori aggiustamenti" al tasso sui Fed Funds. Il dot plot — la mappa delle previsioni individuali dei membri del comitato sui tassi futuri — dovrebbe mostrare nessuna variazione nel 2026, con tre partecipanti che ipotizzano un rialzo entro fine anno, e una mediana che ancora sconta due tagli nel 2027 e nel 2028. Goldman aggiunge un dettaglio di colore istituzionale: si assume che Warsh non parteciperà alla pubblicazione dei dot, in linea con le sue storiche critiche alla forward guidance — la prassi con cui la Fed anticipa le proprie mosse future ai mercati. Il verdetto di Mericle è che la previsione Goldman rimane "significativamente più accomodante dei prezzi di mercato, riflettendo principalmente lo scetticismo sui rialzi."
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