La Fed lascia invariati i tassi, spaccatura nel FOMC sulle previsioni

Dopo la riunione di ieri, la Fed ha assunto un tono nettamente più hawkish, con metà dei membri del Comitato che ipotizzano un rialzo dei tassi già quest'anno

Autore: Rosa Aimoni
Edificio per uffici moderno nel cuore del quartiere finanziario di Chicago, con facciate in vetro e architettura contemporanea.

Photo by EschCollection/Getty Images

La Fed si è riunita martedì sera per la prima volta sotto la nuova presidenza di Kevin Warsh.

Il Federal Open Market Committee (FOMC) ha lasciato i tassi invariati al 3,50%-3,75%, come ampiamente previsto delle attese. La decisione è stata assunta all’unanimità del membri, con dodici voti a favore e nessun contrario.

Nella nota, il FOMC sottolinea che "l’attività economica continua ad espandersi", nonostante le incertezze collegate al conflitto in Medio Oriente. La produttività cresce, accompagnata da robusti investimenti, con un aumento dei posti di lavoro che ha "tenuto il passo".

L’inflazione, tuttavia, rimane elevata rispetto del 2% voluto dalla banca centrale, anche a causa dello shock energetico causato dalla crisi in Iran.

Le parole hawkish di Warsh

Nella sua prima conferenza stampa come presidente, Warsh ha sottolineato che la banca centrale non tollererà un’inflazione elevata: "I prezzi persistentemente alti costituiscono un peso per il popolo americano, ma questa situazione, emersa di recente, non dovrà necessariamente protrarsi". E ha aggiunto che "questo comitato garantirà la stabilità dei prezzi in qualsiasi istituzione".

Con queste parole, dal tono più restrittivo (hawkish), Warsh ha ribadito la necessità di dover contrastare l’inflazione, smentendo ogni ipotesi di possibile accondiscendenza verso Trump, che in passato ha pressato sull’ex governatore Powell per tentare di ottenere un taglio dei tassi.

Warsh ha ribadito che per la banca centrale si apre "un nuovo capitolo", che ha per obiettivo una "politica monetaria corretta".

Il nuovo presidente non ha espresso la sua visione attraverso i dots, e già in passato ha ribadito la necessità di adottare una comunicazione essenziale, per non vincolare le future azioni della banca centrale. Non ha quindi rilasciato nessuna previsione sui tassi: "E’ prassi di questo comitato che i partecipanti rilascino queste proiezioni, e ho incoraggiato i miei colleghi a continuare a farlo. Io, tuttavia, ho evitato di fornire una mia proiezione, in linea con le mie posizioni di lunga data sul SEP, almeno nella sua struttura attuale".

I dot plot evidenziano una spaccatura nel FOMC

Il FOMC sembra diretto verso una politica più restrittiva. Quasi la metà dei membri del comitato (9 su 19) prevedono, per il 2026, un rialzo dei tassi di 25 punti base. Di questi, sei ne ipotizzano due. La situazione è nettamente diversa rispetto a tre mesi fa, quando nessun membro intravedeva un rialzo.

Gli altri otto membri sono invece dell’idea che i tassi debbano restare invariati. C’è un’unica colomba, isolata, che ipotizza un taglio.

Per quanto riguarda l’inflazione, secondo l’istituto quest’anno dovrebbe raggiungere il 3,6%, in rialzo rispetto alla previsione precedente (2,7%). Il dato core, quello depurato dagli elementi più variabili degli alimentari e dell’energia, è atteso al 3,3%, (2,7% la stima precedente).

Il Pil nel 2026 dovrebbe crescere del 2,2% (dal 2,4%) e del 2,3% nel 2027. Nel 2028, la crescita dovrebbe attestarsi al 2,2%, in miglioramento rispetto alla precedente previsione (2,1%).

La reazione dei mercati

I mercati non hanno reagito bene alle stime del Fomc.

A Wall Street, il Nasdaq e l’S&P 500 sono scesi raggiungendo nuovi minimi settimanali.

Il dollaro si è rinforzato, mentre il rendimento del Treasury a due anni, particolarmente sensibile alle aspettative sulla politica monetaria, sono balzati di 13 punti base. Si tratta del maggiore aumento da aprile 2025.



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