Borse dell'America Latina oggi in rialzo, nell'ultimo mese soffrono
Nell'ultimo mese, i mercati azionari dell'America Latina, così come quelli di altri paesi dell'area degli Emergenti, sono stati penalizzati dal ritorno dell'instabilità politica

Photo by Danny Lehman/Getty Images
Nel giorno della chiusura delle borse di riferimento dell’America Settentrionale, in America Meridionale, l’indice IBovespa di San Paolo del Brasile è in rialzo dello 0,3%, da inizio anno il guadagno è di poco inferiore al 10%, più o meno la stessa performance dell’S&P500 di Wall Street.
Nell’ultimo mese invece, le performance dei due indici sono molto diverse, -7% il primo e +4% il secondo.
Nelle ultime quattro settimane, ha un bilancio negativo anche l’indice S&P BMV di Città del Messico (-1%), il Chile SM Select di Santiago (-4%) e l’indice della borsa di Bogotà (-6%). Restando in ambito di paese emergenti, in Europa, la borsa di Instanbul perde il 4% nell’ultimo mese. La borsa di Johannesburg è sotto la parità.
Questo aggregato di mercati paga probabilmente l’ondata di instabilità politica arrivata nelle ultime settimane.
In vista di importanti elezioni presidenziali, i listini di Colombia e Perù sono sotto pressione perché gli operatori temono la vittoria di candidati avversi alle spinte liberiste. In Bolivia, il crollo dei bond è stato aggravato dalle proteste contro il governo, che rischiano di bloccare le forniture di cibo e medicinali verso la capitale. In Turchia, invece, il forte intervento dello Stato ha limitato le perdite dopo la decisione di un tribunale di estromettere il leader del principale partito di opposizione.
Questi episodi ricordano agli investitori che il rischio politico resta uno dei principali punti deboli dei mercati emergenti, nonostante i buoni rendimenti registrati nell’ultimo anno grazie alla spinta delle borse dell’Asia Pacifico. Secondo Francesc Balcells di FIM Partners, le tensioni politiche tendono a emergere con più forza quando il quadro macroeconomico peggiora e l’inflazione aumenta, soprattutto nei Paesi più poveri e dipendenti dalle importazioni energetiche.
In America Latina, il rally che aveva sostenuto gli asset locali sta perdendo slancio. La regione aveva beneficiato in marzo e aprile sia della relativa distanza dal conflitto con l’Iran sia del rialzo del petrolio, favorevole ai Paesi esportatori di materie prime. Anche la speranza di governi più vicini ai mercati aveva sostenuto gli acquisti. Ora però l’incertezza politica cresce: i sondaggi in Colombia e Perù sono contraddittori e rendono difficile prevedere l’esito delle elezioni. In Brasile, inoltre, il presidente Luiz Inacio Lula da Silva è tornato in testa nelle intenzioni di voto mentre il principale rivale è coinvolto in uno scandalo di corruzione.
Gli investitori stanno quindi riducendo l’esposizione ai mercati emergenti. I bond locali colombiani hanno registrato nell’ultimo mese la peggiore performance del mondo emergente, con una perdita del 4,4%. Anche il debito di Turchia e Bolivia ha subito forti vendite. In Turchia la situazione si è aggravata dopo che una corte d’appello di Ankara ha annullato il congresso del principale partito di opposizione, provocando il crollo della Borsa e dei bond in dollari. Nel fine settimana la tensione è aumentata ulteriormente quando un ex leader dell’opposizione ha tentato di prendere il controllo della sede del partito con il sostegno della polizia.
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