Wall Street in rialzo, occhi puntati su Warsh dopo i dati sull'inflazione, crolla IBM

Atteso il discorso di Kevin Warsh alla Camera dei Rappresentanti, ma secondo gli analisti di Bloomberg Economics i dati sull'inflazione "offrono poche ragioni per sostenere un rialzo dei tassi"

Autore: Niccolò Tirani
Inquadratura del Ponte di Brooklyn con la struttura sospesa e la città sullo sfondo.

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A Wall Street i principali indici salgono dopo i dati positivi sull'inflazione. S&P 500 +0,3%, Nasdaq +0,6%.

L'inflazione al consumo CPI di giugno, negli Usa, è rallentata più del previsto. Su base mensile, il calo è stato dello 0,4% contro attese pari a -0,1%. Il dato precedente era +0,5%. Anno su anno, è rimasta in rialzo del 3,5%, sotto le stime del +3,8%.
L'indice dell'energia è stato il principale fattore che ha contribuito al calo mensile complessivo (-0,445%) guidato da un calo del 9,7% della benzina, compensando ampiamente gli aumenti registrati in altri indici, tra cui quelli relativi ad alloggi (+0,019%) e alimenti (+0,028%).

A livello core, escludendo beni volatili come l'energia, a livello mensile l'inflazione è stata nulla, contro attese del +0,2%. Anno su anno +2,6%, meno delle stime del +2,8%.
Per gli analisti di Bloomberg Economics, dopo questi dati, ci sono meno ragioni per sostenere un rialzo dei tassi. L’inflazione dei beni core - cioè i beni non energetici e non alimentari, dai mobili all’abbigliamento fino all’elettronica - è negativa, mentre la supercore - i servizi al netto della componente abitativa, la misura più indicativa delle pressioni domestiche - mostra un chiaro rallentamento.
Secondo gli economisti Andrew Sacher e Troy Durie: "Warsh può così mantenere un tono hawkish senza dover agire", con la lettura soft dell’inflazione che, a loro avviso, "esclude un rialzo a luglio e rafforza lo scenario di Fed ferma per tutto il 2026".

Da monitorare, nel corso della giornata, l'audizione del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, davanti ai membri della Camera dei Rappresentanti, in previsione dell'appuntamento di questo mese della banca centrale. La probabilità di un rialzo dei tassi a luglio, dopo il CPI, è passata da circa il 50% al 15%.

Sul fronte mediorientale gli Stati Uniti proseguono con nuovi attacchi aerei mentre l'Iran ha colpito altre petroliere in transito nello Stretto i Hormuz. Secondo gli analisti di Eurasia Group: “una de‑escalation in tempi brevi appare improbabile, entrambe le parti restano ferme sulle proprie posizioni, il traffico a Hormuz probabilmente rimarrà ridotto per tutto luglio”.

Il petrolio Brent sale del 4,5% poco sotto gli 87 dollari il barile, raggiungendo il livello più alto dell'ultimo mese, il WTI tratta poco sotto gli 81 dollari.

Altre macrovariabili

Oro: +1,9% a 4.080 dollari l'oncia.

Rendimento del Treasury decennale statunitense: -5 punti base al 4,55% dopo i dati positivi sull'inflazione.

Euro: +0,6% a 1,145 dollari.

Bitcoin: +2,6% a 63.800 dollari.

Titoli sotto la lente

Apple -1,5%. KeyBanc ha declassato la società da “sector weight” a “underweight”, con un obiettivo di prezzo di 250 dollari che implica un ribasso del 21% rispetto alla chiusura di lunedì. La società di Wall Street prevede che il titolo potrebbe subire pressioni, poiché i consumatori stringono la cinghia in risposta all’aumento dei prezzi.

Bank of America +0,8%. Ha riportato un utile di 1,21 dollari per azione, superiore agli 1,13 dollari previsti dagli analisti interpellati da LSEG.

Citigroup +0,3%. Ha riportato nel secondo trimestre utili per azione di 3,15 dollari, oltre le stime degli analisti di 2,73. Il fatturato del trimestre è stato pari a 24,77 miliardi, superando il consensus di 23,66 miliardi.

Goldman Sachs +4% dopo che la banca ha pubblicato risultati del secondo trimestre superiori alle attese. L'utile si è attestato a 20,98 dollari per azione, ben al di sopra del consenso LSEG pari a 14,48 dollari per azione.

IBM crolla del 25% dopo aver diffuso risultati preliminari del secondo trimestre inferiori alle aspettative. L'azienda ha comunicato un utile di 2,93 dollari per azione, al netto di alcune componenti straordinarie. Gli analisti interpellati da FactSet si aspettavano invece un utile di 3,01 dollari per azione.

JPMorgan Chase +0,3%. Ha registrato il più elevato utile trimestrale della propria storia, grazie ai risultati dell'attività di trading azionario e al contributo di una storica partecipazione in Visa, che ha generato un beneficio di 4,6 miliardi di dollari. La banca ha riportato un utile di 6,14 dollari per azione, al netto delle componenti straordinarie, su ricavi pari a 58,02 miliardi di dollari. Gli analisti interpellati da LSEG si aspettavano un utile di 5,85 dollari per azione su ricavi di 50,19 miliardi di dollari. 

Wells Fargo -1,5% nonostante la società abbia registrato utili del secondo trimestre superiori alle stime degli analisti, sostenuti dall'aumento delle commissioni derivanti dal wealth management e dall'investment banking. In particolare: utile di 2 dollari per azione su ricavi pari a 22,62 miliardi di dollari. Gli analisti interpellati da LSEG prevedevano un utile di 1,72 dollari per azione e ricavi pari a 21,84 miliardi di dollari.



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