Petrolio e bond, il nuovo legame che agita i mercati

I rendimenti dei Treasury accelerano ai massimi da anni tra inflazione, caro petrolio e crescita. Ma il mercato obbligazionario potrebbe attribuire troppo peso al greggio...

Autore: Marino Masotti
Scatto laterale del Ponte di Brooklyn che collega Manhattan a Brooklyn, con traffico e pedoni.

Canva

L’incontro a Washington tra i presidenti di Cina e Stati Uniti non ha prodotto svolte clamorose, ma qualche segnale interessante sembra essere emerso.

Secondo quanto riferito dal rappresentante americano al Commercio, Jamieson Greer, in un'intervista a Cnbc, i due Paesi hanno compiuto passi avanti nell'ambito della gestione concordata degli scambi commerciali e hanno raggiunto alcune intese su diverse aree del commercio. I dettagli saranno rivelati lunedì. 

Il mercato però mantiene alta l'attenzione sui temi di questo mese, il petrolio e le obbligazioni.

Obbligazioni

Settembre è stato fino a ora un mese non troppo significativo per le azioni: l'attenzione è tutta sulle obbligazioni. I tassi di rendimento hanno accelerato la loro ascesa negli ultimi giorni, il Treasury decennale ha toccato nuovi massimi dal 2007, il titolo a sette anni è in prossimità dei livelli che non si vedevano dal 2009. I dati molto forti sull'attività economica negli Stati Uniti, oltre che in Europa, i timori di una fiammata inflazionistica causata dal caro petrolio e il preoccupante esito di alcune aste di Treasury a lunga scadenza hanno contribuito in modo determinante al dramma degli ultimi giorni.

Il fatto che i rendimenti dell'indice Bloomberg Global Aggregate Treasuries siano saliti al massimo degli ultimi vent'anni, secondo alcuni operatori, non dovrebbe sorprendere, visto che l'inflazione rimane alta e si conferma vischiosa in molte aree, il mercato del lavoro non dà segni di distensione e le economie crescono un po' in tutto il mondo.

Amy Xie Patrick, gestore di fondi presso Pendal Group, afferma che alla luce di tutto ciò, "il comportamento delle obbligazioni appare in realtà razionale rispetto ai fondamentali economici".

Petrolio e bond

Settembre è stato anche il mese del rafforzamento del legame tra petrolio e rendimenti obbligazionari. James Mackintosh del Wall Street Journal scrive oggi che il mercato obbligazionario potrebbe stare dando troppo peso ai movimenti del greggio. Per alcuni aspetti, il collegamento tra i due elementi è corretto: prezzi energetici più alti alimentano l'inflazione e possono spingere la Federal Reserve a mantenere una politica più restrittiva. Questo vale per il breve periodo, mentre è meno chiaro l'effetto sui titoli a lunga scadenza.

"Non ha senso che ciò che accade oggi al petrolio debba influenzare il decennale", osserva Vítor Constâncio, ex vicepresidente della Bce, nell'articolo. Uno shock petrolifero, infatti, dovrebbe avere un effetto una tantum sull'inflazione. Una volta stabilizzato il prezzo del greggio, l'impatto diretto sui prezzi dovrebbe venir meno; se il petrolio resta costoso e danneggia l'economia, potrebbe persino ridurre l'inflazione non energetica.

Le tante ragioni dei tassi alti

Mackintosh individua diverse spiegazioni per la forte correlazione. I governi potrebbero reagire al caro petrolio con sussidi e tagli fiscali, aggravando i deficit e aumentando il premio richiesto dagli investitori. Oppure petrolio e rendimenti potrebbero essere mossi dallo stesso fattore: una crescita più robusta, alimentata anche dagli investimenti nell'intelligenza artificiale.

Un'altra possibilità è che i mercati considerino permanenti parte dei rialzi dei tassi, trasferendo così le aspettative di breve periodo anche sulle scadenze lunghe. Secondo Mackintosh, probabilmente concorrono tutti questi fattori. Per questo gli attuali rendimenti dei Treasury possono apparire interessanti se il mercato sta sovrastimando l'effetto del petrolio, ma restano i rischi legati all'elevato debito Usa e a una Fed alle prese con una crescita molto sostenuta.

Azioni

L'azionario ha perso lo slancio di agosto ma al momento non dà segni di smarrimento: l'indice MSCI All Countries segna solo un lieve calo da inizio mese, mentre nel corso della settimana il Nasdaq 100 è tornato a segnare un massimo storico.

Il tema dell'intelligenza artificiale, messo in discussione all'inizio della scorsa settimana da tre oligarchi di riferimento del settore, è tornato a essere l'elemento guida del rialzo: l'indice Philadelphia Semiconductor guadagna da inizio mese l'8,5% (bilancio provvisorio), mentre Advanced Micro Devices è arrivata in questi giorni a una capitalizzazione di mille miliardi di dollari, un traguardo psicologico ma anche un segnale importante per comprendere l'orientamento dei flussi.



In questo articolo

Disclaimer

Per informazioni su natura e caratteristiche dei contenuti di Websim.it, si prega di leggere attentamente la sezione Avvertenze.