Inflazione moderata e record a Wall Street, Piazza Affari spenta

I prezzi alla produzione di luglio confermano il rallentamento dell’inflazione e rafforzano lo scenario di una Federal Reserve prudente sul rialzo tassi. Borse dell'Europa poco mosse

Autore: Niccolò Tirani
Strada principale di Wall Street con edifici storici e traffico urbano

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Wall Street in rialzo dopo la pubblicazione del dato sui prezzi alla produzione di luglio. L'indice S&P 500 segna un nuovo record storico a 7.808 punti, +0,6% mentre il Nasdaq avanza dello 0,8%. 

I prezzi frenano

Dopo due mesi consecutivi di Prezzi al Consumo (CPI) deboli su base trimestrale, anche i prezzi alla produzione (PPI) di luglio hanno sorpreso al ribasso, con un dato invariato rispetto a giugno e un core in aumento dello 0,2%, entrambi sotto le attese.
La dinamica dei prezzi a monte continua a raffreddarsi grazie al calo dei costi di trasporto e alla discesa della benzina, nonostante la volatilità delle materie prime legata alla guerra in Iran. Per Bloomberg Economics, un altro PPI “tiepido”, combinato con due CPI consecutivi moderati, rassicura l’ala più moderata della Federal Reserve sul fatto che l’inflazione non stia accelerando.

La banca centrale degli Stati Uniti è divisa 

Il presidente della Fed di Richmond, Tom Barkin, ha sostenuto la necessità di mantenere i tassi fermi alla luce dei segnali di rallentamento dell’inflazione, pur avvertendo del rischio che alcune pressioni possano radicarsi. La presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack, ha messo in dubbio la persistenza del rallentamento dell’inflazione e ha ribadito la necessità di alzare i tassi subito, sostenendo che i livelli attuali non stanno “limitando in modo significativo” l’economia. Hammack, che aveva dissentito nella riunione di luglio chiedendo un rialzo di 25 punti base, ha avvertito che non ha “fiducia” nel fatto che i progressi recenti saranno sufficienti a riportare l’inflazione al 2%.

Secondo il FED Watch, le probabilità implicite di un rialzo dei tassi a settembre sono crollate nell'ultima settimana, dal 55% del 6 di agosto dopo l'uscita, ieri del CPI e oggi del PPI, sono scese al 32,4%.

Titoli a Wall Street

Hardware - Dell +3%  HP +5%

Il comparto hardware tratta in rialzo dopo la corsa di Lenovo, che a Hong Kong è balzata fino al +19% ai massimi storici grazie a ricavi trimestrali in aumento del 43% su base annua e sopra le stime. Il mercato legge i numeri del gruppo come un segnale di forza strutturale nella domanda di server AI, infrastruttura e dispositivi premium. La crescita, secondo Bloomberg Intelligence, dovrebbe proseguire anche nel secondo trimestre, guidata da un portafoglio ordini di circa 54 miliardi di dollari nei server AI.

Cerebras Systems -13,5%

I ricavi del produttore di chip nel secondo trimestre sono stati pari a 180 milioni di dollari, contro i 194 milioni stimati dal consensus.

Cisco Systems -8,5%

Il margine lordo rettificato del quarto trimestre è stato del 66,3%, solo leggermente sopra il 66% previsto dal consensus. Le proiezioni di vendita legate ai data center AI hanno deluso parte del mercato, frenando il sentiment sul comparto networking in una seduta dominata dai rialzi dell’hardware.

EnerSys +6%

Il produttore di batterie ha riportato risultati trimestrali nettamente superiori alle attese. L’utile rettificato del primo trimestre fiscale è stato di 3,66 dollari per azione, contro i 2,84 dollari attesi. I ricavi sono stati pari a 935,6 milioni di dollari, rispetto ai 928 milioni stimati. La guidance per l’EPS del secondo trimestre ha inoltre superato le attese.

Europa

Le borse sono deboli nel finale: Euro Stoxx 50 +0,2%, Stoxx 600 poco sotto la parità.

I rialzi più diffusi sono registrati tra i comparti dei consumi con il Food&Beverage che segna +1,6%, la grande distribuzione e il retail +1%. 

Anche il comparto tech beneficia dell'entusiasmo a Wall Street, +0,8%.

Risorse di base. In calo del 2,5% lo Stoxx di riferimento, con i titoli di alcune società minerarie che arretrano anche oltre il 5% per effetto del calo dei metalli. Il rame è in flessione dopo la recente corsa ai massimi e scendono anche i preziosi, a seguito delle nuove prospettive di politica monetaria della Fed.

Scendono anche i titoli energy con il calo del Brent che pesa sui produttori come BP -2%, Equinor -3%, Var Energi -2,5% e i raffinatori come Orlen -3,5%.

A Milano il Ftse Mib è in rialzo dello 0,1% con Saipem, +3,2%, che dimostra la sua capacità di non dipendere dalle oscillazioni del greggio grazie al profondo portafoglio di ordini offshore pluriennali. Nexi segue in rialzo del 2,5%, mentre Fincantieri avanza del 2,5%. Inwit e Unipol arretrano dell'1,3%, Fineco dell'1%.

DAX di Francoforte poco sopra la parità, CAC 40 di Parigi in calo dello 0,2%. 

Macrovariabili

Petrolio: il Brent arretra del 2% e resta sugli 87 dollari, dopo le ultime sedute che lo ha visto avanzare del 12%. Il WTI scende oltre il 2% a 81,5 dollari. Il mercato monitora i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz in assenza di progressi sul fronte diplomatico.

Obbligazioni: il Treasury decennale reagisce alle indicazioni in arrivo dal dato sui prezzi alla produzione e si rafforza: tasso di rendimento -6 punti base a 4,63%, anche il biennale, più sensibile alle previsioni sulle politiche monetarie, scende di 6 punti base, a 4,14%. Il rendimento del BTP decennale scende di 4 punti base a 3,90%, il Bund di 2 punti base a 3,13%. Spread a 76 punti.

Metalli preziosil'oro è in calo dello 0,9%, sui 4.370 dollari l'oncia. L’argento arretra dell'1%, sui 64,5 dollari.

Euro in lieve rialzo sul dollaro, cambio a 1,154.

Bitcoin +0,6% poco sotto i 64mila dollari.



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