Trump continuerà ad attaccare l’Iran, Borse dell’Asia giù
Petrolio tipo Brent e Wti +6%. Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato che i bombardamenti sull'Iran proseguiranno finché gli obiettivi non saranno raggiunti, forse per altre 4 o 5 settimane

Le Borse asiatiche scendono, indebolite dal peggioramento dello scenario geopolitico dovuto all’attacco dell’Iran da parte degli Stati Uniti. Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato che i bombardamenti contro il Paese, incominciati lo scorso sabato, continueranno finché i suoi obiettivi non saranno raggiunti e ha invitato i leader della nazione a capitolare.
Domenica, durante un’intervista al The New York Times, il tycoon ha affermato che l’offensiva contro l’Iran potrebbe durare “quattro o cinque settimane”.
Trump ha riconfermato la morte della guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, e ha aggiunto che gli Stati Uniti e Israele hanno colpito centinaia di obiettivi in Iran, comprese strutture del Islamic Revolutionary Guard Corps e sistemi di difesa aerea.
Lo United States Central Command ha annunciato che tre militari statunitensi sono stati uccisi e cinque “gravemente feriti” durante le operazioni. In un video pubblicato sui social media, Trump, che ha vinto elezioni con la promessa di non intervenire in Medio Oriente, ha definito le loro morti conseguenza di una “missione giusta”. “Probabilmente" - ha aggiunto - "ce ne saranno altre prima che finisca. È così che va.”
Secondo un rapporto citato da Bloomberg, un alto funzionario di Teheran avrebbe cercato di riprendere i colloqui con gli Stati Uniti.
Il petrolio, Brent e Wti, è in rialzo del 6%, dopo la chiusura dello stretto di Hormuz, dal quale transita circa un quinto del greggio consumato a livello globale.
In Giappone, il Nikkei perde oltre l’1%. La crisi iraniana ha frenato diversi settori, dalle banche alle case automobilistiche. Le banche hanno inciso maggiormente sul Topix, il sotto-indice degli istituti è sceso fino al 6,3%, si tratta del ribasso più marcato da quello dello scorso aprile legato ai dazi.
Vanno male anche le compagnie aeree: Japan Airlines e ANA Holdings hanno visto un calo di oltre il 6%. “La guerra non è mai positiva per il traffico aereo civile e i maggiori costi del petrolio ridurranno ulteriormente la domanda di voli”, ha scritto Andrew Jackson, di Ortus Advisors.
L’aumento dei prezzi del petrolio ha invece sostenuto le raffinerie. Inpex +6%, Japan Petroleum Exploration +11%. “L’elevata dipendenza dal greggio mediorientale” del Giappone rischia di pesare sul sentiment, ha affermato Nobuhiko Kuramochi, vicepresidente di Parasol Research Institute. I settori sensibili al petrolio, come i trasporti, saranno tra i più colpiti, ha aggiunto.
Il Kospi della Corea del Sud perde l’1%. Il Taiex di Taiwan arretra dello 0,6%.
I mercati in Cina sono contrastati. CSI 300 +0,5%. Indice Shanghai Composite +0,5%. Shenzhen composite -0,3%. I titoli immobiliari cinesi scendono anche a causa della dichiarazione degli analisti di Morgan Stanley, per i quali a febbraio si è ampliato il calo delle vendite. Gli esperti stimano inoltre una flessione più marcata a marzo.
Hang Seng di Hong Kong -1,6%.
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