Il Kospi perde il 13%, borse asiatiche giù
Non è chiaro quando e come la guerra finirà, aumenta il rischio di un conflitto prolungato e di conseguenze impreviste fuori del controllo della Casa Bianca

La pesante situazione geopolitica continua a influire sui listini. Le borse asiatiche hanno chiuso in forte calo. L’indice MSCI Asia Pacific ha perso il 4,5%.
L’attacco degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran minaccia di infliggere un nuovo shock inflazionistico all’economia globale per via del forte incremento del petrolio, sottolinea Bloomberg. Il WTI ora è in rialzo di oltre il 3%.
Non è chiaro quando e come finirà la guerra, aumenta il rischio di un conflitto prolungato e di conseguenze impreviste fuori dal controllo della Casa Bianca.
In una nuova ondata di attacchi, Israele ha bombardato Teheran, mentre la Repubblica Islamica ha lanciato missili contro Qatar, Bahrein e Oman.
Qatar e Iraq hanno interrotto la produzione in importanti siti energetici.
“Gli investitori stanno gradualmente prezzando uno scenario prolungato riguardo all’Iran”, ha dichiarato Kazunori Tatebe, chief strategist di Daiwa Asset Management. “Con le prospettive incerte, è probabile che riducano temporaneamente le posizioni e adottino un atteggiamento attendista.”
La borsa più penalizzata è quella di Seul, il Kospi perde il 13%, ma conserva un guadagno del 20% da inizio anno. La Corea del Sud sta monitorando attentamente i mercati azionari e adotterà il suo programma di stabilizzazione da 100.000 miliardi di won in caso di eccessiva volatilità. Lo ha dichiarato Lee Eog-weon, il presidente della Financial Services Commission, durante un incontro con esperti di finanza. Le autorità monitoreranno da vicino eventuali attività che possano perturbare il mercato in un contesto di elevata volatilità azionaria e puniranno severamente qualsiasi violazione.
In Cina, il CSI 300 perde l’1,2%, registrano perdite simili gli indici di Shanghai e Shenzhen. Hang Seng di Hong Kong -2,6%.
In Giappone, il Nikkei arretra del 4%, zavorrato soprattutto dai titoli bancari e dal comparto degli elettrodomestici, che nel corso dell’anno hanno registrato ottime performance. Il Topix lascia sul terreno il 3,8% e, con la perdita dell’8% degli ultimi tre giorni, si avvia ad azzerare tutti i guadagni registrati dal voto dell’8 febbraio.
Proseguono le vendite sui titoli di Stato a lunga scadenza, il rendimento del trentennale giapponese sale al 3,33%.
“Sembra più una fase graduale di riduzione del rischio. Le azioni giapponesi e più in generale asiatiche sono salite bruscamente quest’anno, trainate in larga parte da capitali esteri. Man mano che gli investitori internazionali riducono l’esposizione al rischio, i mercati potrebbero continuare a scendere gradualmente”, afferma Hitoshi Asaoka, chief strategist di Asset Management One.
Il rialzo del petrolio pesa soprattutto sul listino indiano. Il Nifty 50 perde il 2%, ampliando il calo da inizio anno (-7%).
Secondo Goldman Sachs, le società indiane potrebbero risultare tra le più colpite in Asia. Un aumento del 20% del Brent ridurrebbe gli utili regionali del 2%.
Société Générale prevede un ulteriore peggioramento dell’India, data la sua forte dipendenza dalle importazioni di energia, mentre Natixis definisce gli asset del Paese “i più a rischio”.
È dello stesso avviso Dilin Wu, strategist di ricerca presso Pepperstone Group: “La forte dipendenza dell’India dal greggio importato, per lo più dal Golfo, rende il suo mercato vulnerabile. Prezzi del petrolio elevati per un periodo prolungato potrebbero pesare sulle importazioni, mettere sotto pressione la rupia e gravare ulteriormente sulle azioni.”
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