Economia dello spazio: tra il sole e luna c'è anche la finanza

SpaceX in Borsa, i 600 miliardi del settore spaziale e la 2° corsa alla Luna, con obiettivo finale Marte e oltre. Il Golden Dome e la Groenlandia: Emilio Cozzi racconta di spazio, finanza e tecnologia


Una città di un milione di abitanti su Marte entro venticinque anni. Non è lo slogan di un romanzo di fantascienza, ma una previsione contenuta nel prospetto informativo con cui SpaceX si è quotata al Nasdaq pochi giorni fa. Un documento finanziario, scritto in un legalese tecnico, che apre scenari sorprendenti su emissioni azionarie, obiettivi industriali e ambizioni interplanetarie. Ne abbiamo parlato con Emilio Cozzi, giornalista e saggista esperto di spazio, autore del libro "La geopolitica dello spazio".
 

Un milione di persone su Marte: fantascienza o obiettivo realistico?

Secondo Cozzi, la risposta va sdoppiata. Le ambizioni spaziali delle grandi aziende private, SpaceX in testa, sono destinate a restare e a realizzarsi, prima o poi. Ma l'idea di un milione di persone su Marte entro venticinque anni resta, a suo giudizio, ancora fantascienza. Diverso è il discorso per gli altri traguardi spaziali che SpaceX ha indicato nel documento S1 consegnato alla SEC poco prima della quotazione: obiettivi definiti "prossimi" e, in buona parte, effettivamente raggiungibili.
 

Dalla guerra fredda al business: la seconda corsa allo spazio

Le origini: Sputnik e lo sbarco sulla Luna

La storia spaziale moderna inizia ufficialmente nell'ottobre 1957, quando l'Unione Sovietica lancia lo Sputnik 1, il primo oggetto artificiale mai messo in orbita. Dopo lo sbarco di Armstrong e Aldrin sulla Luna nel 1969, l'attività spaziale è proseguita, ma con un interesse quasi esclusivamente scientifico e con scarsissimo rilievo pubblico.

Il ritorno dello spazio al centro dell'agenda internazionale

Circa quindici anni fa lo spazio è tornato protagonista delle cronache globali. Oggi, secondo Cozzi, non passa giorno senza che un lancio, un'impresa o un'iniziativa spaziale finisca sulle prime pagine dei giornali, spinta soprattutto da ragioni economiche.
 

Quanto vale l'economia dello spazio

Il settore spaziale muove oggi tra i 500 e i 600 miliardi di dollari l'anno a livello globale. Una cifra che, in termini assoluti, non è enorme, ma il vero tema è il margine di crescita: lo spazio è considerato tra i settori con la crescita più effervescente. Le stime per i prossimi cinque, dieci o quindici anni parlano di un valore compreso tra 1.800 miliardi di dollari e, secondo alcune proiezioni, fino a 3.000 miliardi entro il 2040.
 

Perché lo spazio riguarda già la vita di tutti

Cozzi sottolinea come lo spazio trainino la progressione tecnologica e scientifica anche di settori apparentemente lontani. Pochissime attività quotidiane sono davvero indipendenti dallo spazio: il GPS, le telecomunicazioni, l'osservazione della Terra e, sempre di più, la sicurezza e la difesa dipendono da infrastrutture orbitali.

Navigazione, clima e difesa

Il traffico marittimo e aereo globale dipende per il 70% dal GPS, costellazione satellitare di origine militare. L'osservazione della Terra serve sia a monitorare i cambiamenti climatici e a prevedere le catastrofi ambientali, sia a scopi militari, come l'osservazione degli avversari e la comunicazione con le forze sul campo.

Le transazioni bancarie e gli orologi atomici

Anche le transazioni bancarie dipendono dallo spazio: si basano su orologi atomici di precisione estrema, distribuiti in orbita. Se le comunicazioni satellitari si interrompessero, secondo Cozzi l'economia globale ne risentirebbe nel giro di poche ore, forse pochi secondi.
 

Di chi è lo spazio?

Il Trattato del 1967 e i suoi limiti

Secondo l'Outer Space Treaty, il trattato più importante in materia, risalente al 1967, lo spazio è dominio dell'umanità e nessuno può rivendicarne la proprietà: nessun Paese o individuo può dichiarare propria un'area lunare o un asteroide. Il trattato, però, è stato scritto quando solo due potenze, Unione Sovietica e Stati Uniti, operavano nello spazio. Oggi sono oltre ottanta i Paesi con un programma o un'ambizione spaziale, e il quadro regolamentare fatica a stare al passo, soprattutto perché i soggetti privati, oggi dominanti, non erano nemmeno contemplati nel 1967.

Il ruolo dei privati: da Musk a Bezos a Rocket Lab

Se un tempo le rivoluzioni scientifiche erano guidate dagli Stati, oggi, secondo Cozzi, i privati come Musk, Bezos e aziende come Rocket Lab hanno ridato la scintilla, riportando in corsa le grandi agenzie spaziali, NASA ed ESA in Europa, verso obiettivi come la Luna e Marte che sembravano accantonati. Le grandi agenzie mantengono comunque un ruolo di traino nell'esplorazione più avanzata, perché servono ingenti risorse per le missioni lunari e le prime prospezioni. In una fase successiva, però, sarà lo sfruttamento commerciale, soprattutto in orbita bassa (fino a 2.000 km di quota), a vedere protagonisti i privati.
 

La corsa alle risorse lunari: terre rare, elio-3 e acqua

La Luna è ricca di terre rare, elio-3 e acqua, ma manca ancora un quadro normativo su come e chi possa sfruttarle. Cozzi ricorda due executive order firmati da presidenti americani diversi tra loro, Obama e Trump, che hanno chiesto la collaborazione di aziende private a livello internazionale, promettendo che chi contribuisce alle missioni possa poi vendere quanto trovato sulla Luna. Una situazione che, secondo Cozzi, ricalca il modello del Trattato di Montego Bay sulle acque internazionali: nessuno può rivendicare la proprietà del mare, ma chi pesca può vendere il pescato. Un tema di attualità anche perché sia l'Occidente, Europa e Italia comprese, sia la Cina puntano a tornare stabilmente sul polo Sud della Luna.
 

Un'accelerazione tecnologica senza precedenti

Cozzi descrive l'attuale fase come un momento di accelerazione tecnologica raramente vista in passato. Lo spazio, oggi, non può essere considerato un ambito a sé: è sempre più contiguo all'intelligenza artificiale. Non a caso una delle promesse di SpaceX riguarda la costruzione di data center in orbita destinati ad alimentare l'intelligenza artificiale, poi distribuita attraverso robot umanoidi e veicoli autonomi. A questo scenario, secondo Cozzi, si aggiungono il quantum computing e lo sfruttamento delle risorse extraterrestri, elementi che porteranno a una fase di accelerazione scientifica e tecnologica dagli sviluppi difficili da prevedere anche solo a venti o venticinque anni di distanza.
 

Groenlandia, Golden Dome e geopolitica orbitale

Interpellato sull'interesse di Trump per la Groenlandia, Cozzi evita ogni valutazione psicologica sul presidente americano, ma conferma che l'isola è una zona strategica per i destini globali. Le terre rare presenti in Groenlandia sono reali, e lo scioglimento dei ghiacci sta rendendo accessibili aree prima inaccessibili; tuttavia, un eventuale sfruttamento minerario richiederebbe tra i dieci e i quindici anni per diventare praticabile, sempre che le popolazioni locali lo permettano.

Più concreto, secondo Cozzi, è il ruolo della Groenlandia come "ground segment" di un'infrastruttura anche spaziale legata al Golden Dome, il più importante progetto di difesa annunciato dall'amministrazione Trump: un sistema pensato per proteggere gli Stati Uniti da offensive aeree, missili balistici e armi ipersoniche. Una delle colonne che permetterebbero il funzionamento di questo scudo si troverebbe proprio in Groenlandia, il che rende la richiesta americana meno estemporanea di quanto possa apparire. Cozzi osserva inoltre come l'intero circolo polare artico sia oggetto dell'interesse di grandi potenze, dalla Cina, priva di contiguità geografica diretta con la regione, alla Russia.
 

Raccontare lo spazio: cronaca o evangelizzazione?

Alla domanda se si senta più cronista o "evangelista" dello spazio, Cozzi risponde che le due dimensioni non sono in antitesi. Sottolinea come, quando si parla di spazio, non si stia parlando di futuro ma di presente: un presente solido, seppur invisibile ai più. Raccontarlo lo appassiona ed emoziona, perché considera lo spazio una delle grandi avventure del genere umano, la "ultima frontiera". Allo stesso tempo, ritiene che non raccontarlo impedirebbe di comprendere appieno la realtà contemporanea: oggi non parlare di spazio significa, a suo avviso, ignorare un pezzo fondamentale, per quanto invisibile, del mondo in cui viviamo.

Il paradosso della "geopolitica" dello spazio

Cozzi affronta infine un apparente controsenso: come può esistere una "geopolitica" dello spazio, concetto legato alla Terra e ai confini, in un ambito dove i confini non esistono? La risposta, secondo lui, sta nel fatto che il centro di gravità che determina i destini della vita sulla Terra si trova, sempre di più, fuori dalla Terra stessa: guardare alle stelle, in altre parole, è oggi un modo per capire meglio il nostro pianeta.
 

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