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Enel, Eni e UniCredit: il tris dal rendimento a doppia cifra e barriere profonde

Si allontana lo spettro della “grande frenata” dell’economia italiana. Secondo le previsioni del Centro Studi Confindustria, il Pil nel 2023 è in netto rallentamento rispetto alla media del 2022, ma più favorevole di quanto ipotizzato qualche mese fa.

L’alta inflazione, l’orientamento restrittivo delle banche centrali, la guerra ancora in corso tra Russia e Ucraina e le recenti difficoltà che rischiano di mettere a rischio la solidità di importanti istituti bancari rendono lo scenario internazionale molto complicato.

Per tale motivo, per investire sull’Italia, suggeriamo il nuovo certificato Memory Cash Collect di BNP Paribas ISIN XS2490637464 sul basket composto da tre campioni italiani: Eni, Enel e Unicredit. Il prodotto paga premi mensili dello 0,95% (11,40% annuo) del valore nominale, condizionati ad un livello barriera profondo posto al 50% dello strike. Stesso livello barriera valido per il rimborso del capitale a scadenza. Oggi è interessante acquistare il prodotto perchè quota a sconto, 98 euro, e di fatto incrementa il rendimento medio annuo potenziale offerto all’investitore al 11,40%, al lordo delle imposte.

Investire sull’Italia

Per il nostro Paese il 2023 rischia di essere un anno caratterizzato da una crescita piatta. La ripartenza sarà lenta, dopo due anni di shock legati all’iperinflazione e dalla guerra tra Ucraina e Russia. Questo è lo scenario delineato nelle previsioni di primavera del centro studi di Confindustria, che ha rivisto al rialzo la crescita del pil per quest’anno: dalla crescita zero dello scorso ottobre al +0,4%. Una crescita già acquisita, o meglio, ereditata dal migliore andamento dell’economia nella seconda metà del 2022.

Il sentiero del PIL non è rettilineo: “Si stima che l’economia italiana abbia subito ancora una lieve contrazione nel 1° trimestre 2023, a causa soprattutto degli effetti ritardati dell’inflazione sui consumi e di una pausa degli investimenti dopo il balzo a fine 2022. Dalla seconda metà del 2023, l’attenuazione delle pressioni inflazionistiche e una limatura ai tassi di interesse dovrebbero favorire una dinamica positiva del PIL fino alla fine del 2024. Un profilo di crescita moderato, ma superiore, di poco, alla media pre-crisi grazie ai primi effetti positivi di investimenti e riforme del PNRR sul potenziale di espansione della nostra economia”.

Quindi, per il 2024 lo scenario rimane positivo con un tasso di crescita del +1,2% grazie al rientro dell'inflazione, alla politica monetaria meno restrittiva e alla schiarita nel contesto internazionale.

Quest’anno i consumi delle famiglie italiane rimarranno fermi in media al +0,2%, al di sotto del trascinamento ereditato grazie alla buona dinamica nella parte centrale del 2022. L’aumento dei tassi per i mutui e credito al consumo giocano un ruolo fondamentale contro la spesa per beni e servizi. A partire dalla seconda metà del 2023, con una lenta discesa dell’inflazione e di un recupero del reddito reale, i consumi torneranno a crescere per poi aumentare del +1,4% nel 2024.

Gli investimenti totali sono previsti crescere poco a causa del ripiegamento delle agevolazioni fiscali in campo edilizio e l’impatto delle condizioni di finanziamento più stringenti. L’avvio quest’anno è molto debole, ma nell’analisi emerge una successiva ripresa, che poi proseguirà più speditamente nel corso del 2024. Ma, i ritmi resteranno molto sotto la grande vivacità registrata nel 2022, legata proprio al boom degli investimenti in costruzioni.

Il rallentamento colpisce anche alle esportazioni ed importazioni italiane di beni e servizi, dopo la forte espansione nel 2022, dovuto soprattutto all’indebolimento del contesto internazionale. E il 2024 andrà solo poco meglio, tornando sui ritmi medi di crescita del periodo pre-Covid.

Il centro di Confindustria stima anche il livello d’inflazione, che è visto in frenata in media al +6,3% nel 2023 ed al +2,3% il prossimo anno.

Nelle previsioni sono evidenziati tre rischi, che potrebbero influenzare lo scenario futuro. In primis, la politica monetaria e i suoi impatti, perché se il rialzo dei tassi nell’Eurozona si rivelasse non correttamente calibrato potrebbe frenare la crescita economica in misura superiore a quanto già incorporato nello scenario.

Poi l’intensità e la rapidità dei rialzi dei tassi accrescono i rischi di instabilità finanziaria nell’Unione monetaria anche per effetto della sua incompleta definizione e dei ritardi nella realizzazione dell’unione bancaria e del mercato dei capitali. Questi rischi potrebbero tradursi in aumenti asimmetrici dei rendimenti dei titoli di Stato, in particolare italiani, con conseguenze negative sul costo del debito pubblico e sul costo del credito, che sono state escluse dallo scenario.

Infine, l’ultima incognita è legata al tema energia. Se si registrassero nuove fiammate del prezzo del gas, l’inflazione potrebbe assumere un profilo più persistente di quanto immaginato.

La domanda sorge spontanea: cosa va fatto per l'economia e per il Paese? Alessandro Fontana, capoeconomista di Confindustria, risponde così: «Sostenere i redditi delle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti, per ridurre gli effetti dell'inflazione e sostenere i consumi»: la strada è quella del taglio del cuneo. Poi «continuare a proteggere le imprese energy intensive» e «supportare gli investimenti» delle aziende.

L’ex premier e attuale commissario all’Economia Paolo Gentiloni solleva un grosso problema che al momento caratterizza l’Italia: “Nel nostro Paese riusciamo a dare un’enorme attenzione a tantissimi problemi, talvolta anche a quelli che non sono dietro l’angolo come il Ponte sullo Stretto e la flat-tax. Ma ci dimentichiamo che c’è un problema invece di estrema attualità, urgenza e importanza che si chiama PNRR, che non mi sembra sufficientemente al centro delle nostre preoccupazioni”.  Su questo fronte il Governo sembrerebbe aver accumulato molto ritardo. I dati non sono ufficiali e le ricostruzioni di stampa forniscono numeri diversi, sia rispetto al numero di scadenze da centrare che in merito all’andamento del Piano.

A tutto ciò si aggiunge la volontà del governo di Roma di intervenire con una richiesta di modifica sul progetto RePowerEu, con uno stanziamento di nuove risorse per l’indipendenza energetica italiana. Tema su cui è atteso un confronto tra il commissario e Raffaele Fitto, ministro responsabile del Piano, a Bruxelles insieme a Giorgia Meloni per il Consiglio europeo.

Sui mercati finanziari, il Ftse Mib continua a rimanere uno dei migliori indici a livello globale con una performance YTD del 10,41%, che batte il Dax che registra una performance del +8,51% e perfino l’americano S&P 500 che segna un +3,50%.

Scegliere la migliore soluzione d’investimento in un contesto di elevata incertezza

Dato il contesto incerto del nostro Paese, il suggerimento è quello di muoversi con prudenza e scegliere le migliori soluzioni di investimento per proteggere il capitale a scadenza e soprattutto farlo fruttare.

Uno strumento, che combina le esigenze di protezione e profitto, è il certificato d’investimento codice ISIN XS2490637464 emesso da BNP Paribas che punta su tre campioni italiani: Enel, ENI e UniCredit.

Tutte società caratterizzate da buoni fondamentali e ottime prospettive di crescita. La performance negli ultimi sei mesi che spicca è sicuramente quella di UniCredit con un +50%, seguita da Enel con un +16,2% e, infine, ENI con un +12,42%.

In termini di correlazione il basket risulta debole, inferiore a 0,65, ciò significa che è possibile che, durante la vita del certificato, i titoli possano prendere strade differenti. Il titolo con la maggiore volatilità a 3 mesi è UniCredit (44%).

Al momento il consensus su Bloomberg sui titoli sottostanti, come riportato dalla tabella (aggiornata 24 marzo 2023), mostra come gli analisti sono sostanzialmente positivi su tutti e tre i titoli.

Dopo aver analizzato il paniere passiamo alle caratteristiche principali del prodotto. Un prodotto interessante perché permette all’investitore di guadagnare un rendimento per un periodo di tempo determinato con una barriera difensiva, valida anche per il rimborso del capitale a scadenza.

Premi mensili condizionati

Il prodotto prevede lo stacco di premi mensili di importo pari a euro 0,95 (il primo con data di osservazione 24 aprile 2023), a condizione che nelle date di osservazione tutti e tre i sottostanti non scendano oltre il livello barriera fissato al 50% dallo strike iniziale. Se un solo titolo dovesse perdere oltre il 50%, il premio non verrà pagato. Ma i premi non pagati vengono persi definitivamente? No, grazie all’effetto memoria.

Effetto memoria dei premi mensili

Tutti i premi mensili godono dell’effetto memoria, ciò significa che se i livelli dei tre sottostanti superano il livello barriera in una qualsiasi data di osservazione mensile dei premi, oltre ad essere pagato il premio in corso, vengono recuperati tutti i premi non incassati in precedenza. I coupon mensili potrebbero offrire all’investitore un rendimento potenziale per anno del 11,40%, al lordo delle imposte.

Rimborso anticipato

Il certificato offre la possibilità di scadenza anticipata qualora in uno dei giorni di osservazione dei premi mensili i prezzi di chiusura ufficiali di tutti i sottostanti fossero superiori al 100% dei livelli di strike. Prima data di autocall dicembre 2023.

Rimborso a scadenza

Se il certificate non scade anticipatamente, il prodotto scadrà alla data naturale fissata il 24 marzo 2026, in cui si possono verificare due scenari:

  1. Se i prezzi di riferimento di tutti e tre i sottostanti sono allo stesso livello o al di sopra della barriera fissata al 50% del Valore iniziale, l’investitore riceverà il 100% del valore nominale del Certificate (100 euro), il premio mensile in corso e quelli precedentemente non incassati;
  2. Se anche solo uno dei sottostanti sarà al di sotto della barriera, l’investitore riceverà un importo proporzionale alla performance del peggiore dei sottostanti.

Disclaimer:

Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 6 su una scala da 1 a 7.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza nemmeno generica o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell’adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: clicca qui.

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