Focus sui Mercati Finanziari

Borse dell'Asia contrastate. Oro e argento deboli in avvio. Il future sul NASDAQ anticipa un avvio in rialzo dello 0,8%. Piatto quello sull'Eurostoxx. Martedì si apre ad Ankara il vertice NATO

Autore: Mauro Vicini
Grafico a candele con effetto visivo artistico per analisi tecnica

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Borse di notte

La settimana inizia in Asia Pacifico con il calo delle borse più esposte al tema dell’intelligenza artificiale, mentre salgono Cina e India. Indice MSCI Asia Pacific -0,2%. Il future sul NASDAQ anticipa un avvio in rialzo dello 0,8%. Piatto quello sull'Eurostoxx.

Giappone. Nikkei -0,7%. Goldman Sachs ritiene che le pressioni al ribasso sulla valuta giapponese continueranno nei prossimi mesi, sostenute da un contesto caratterizzato da rendimenti statunitensi elevati per un periodo prolungato, basso rischio di recessione negli Stati Uniti, persistenti preoccupazioni fiscali e un percorso di rialzi dei tassi da parte della Bank of Japan ancora molto graduale.

Cina. Indice CSI 300 +0,3%. Hang Seng +0.8%. Taiex di Taipei +0,3%. Secondo RBC Capital Markets, eventuali misure protezionistiche europee contro le merci cinesi ridurrebbero gli incentivi della PBOC a sostenere uno yuan forte. Tuttavia la banca mantiene una visione costruttiva sul renminbi nel medio termine e potrebbe riaprire la posizione a livelli più favorevoli.

Corea del Sud. Indice Kospi -1,4%. Il governo sta valutando la possibilità di creare un fondo di investimento utilizzando le entrate fiscali in eccesso provenienti dall’industria dei semiconduttori, ha dichiarato un alto funzionario governativo.

India. Indice BSE Sensex di Mumbai +0,3%, sui massimi da due mesi. 

Punto sulle borse  

Il Settore Difesa & Aerospazio ha dominato la scena della settimana appena conclusa con un guadagno del +9% a fronte del +2,7% registrato dall'indice Stoxx Europe 600. Grandi protagonisti RheinMetall +16%, Leonardo +14%, Avio +13%, Fincantieri +10%.

Martedì si apre ad Ankara il vertice dell'Alleanza Atlantica, atteso come uno dei più delicati degli ultimi anni per i ripetuti attacchi di Donald Trump agli alleati europei sulla ripartizione delle spese militari. Nel documento finale saranno inseriti i 70 miliardi di aiuti militari all'Ucraina per il 2027, mentre resta l'incognita sull'attivazione del prestito europeo Safe. 

L'Italia potrebbe aumentare la spesa militare e per la sicurezza di circa 17 miliardi di euro in due anni, secondo Repubblica, per raggiungere l'obiettivo NATO del 5% entro la metà del prossimo decennio. Il piano porterebbe i costi a circa il 3,35% del PIL nel 2028, rispetto all'attuale 2,8%, ripartito in un 2,09% per la spesa di base per la difesa e uno 0,71% per la sicurezza in senso più ampio. Entro il 2035, gli Alleati si prefiggono di destinare il 5% del PIL alle spese per la difesa, così suddivise: il 3,5% del PIL per equipaggiamento e personale militare e l'1,5% per voci legate alla sicurezza, come la cybersicurezza e le infrastrutture.

Le stime della NATO pubblicate a marzo indicavano che gli alleati europei e il Canada avevano aumentato le loro spese per la difesa di quasi il 20% per il secondo anno consecutivo nel 2025, con la Polonia, i Paesi baltici e diverse nazioni nordiche davanti agli Stati Uniti per quanto riguarda la spesa per la difesa in percentuale del PIL.

Alla luce delle ultime news, rafforziamo la nostra visione positiva.

Macrovariabili

Petrolio (Brent 72 usd)

Il Brent ha portato a termine una settimana piatta, dopo tre di pesante contrazione. Il prezzo è tornato sui livelli pre-conflitto. Oggi prezzo in lieve calo mentre torna ad aumentare il numero delle petroliere e dei mercantili in transito lungo lo Stretto di Hormuz: tra sabato e domenica, alcune navi, per ragioni non chiarite, hanno invertito la rotta dopo aver dato indicazioni di voler impegnare la via d’acqua. Domenica, l'OPEC+ ha concordato un ulteriore aumento degli obiettivi di produzione a partire da agosto, per un totale di 188.000 barili al giorno, in aggiunta agli aumenti analoghi già previsti per giugno e luglio. L'aumento delle quote di produzione da aprile a luglio è stato di quasi 800.000 barili al giorno. Tuttavia, l'aumento è rimasto in gran parte sulla carta a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, che ha chiuso lo Stretto di Hormuz al traffico di petroliere per alcuni dei più importanti membri dell'OPEC+, tra cui Arabia Saudita, Kuwait e Iraq. La produzione del cartello è scesa a 33,13 milioni di barili al giorno a maggio, rispetto ai 42,77 milioni di barili al giorno di febbraio. A giugno ha iniziato a riprendersi grazie agli sforzi degli Stati Uniti per aiutare gli Emirati Arabi Uniti e gli altri paesi OPEC+ ad aumentare le esportazioni di petrolio, ma rimane comunque al di sotto dei livelli prebellici. Oltre a concordare gli obiettivi di produzione, l'OPEC+ si trova ad affrontare altre sfide dopo l'uscita degli Emirati Arabi Uniti dal gruppo e la richiesta da parte dell'Iraq di quote più elevate. Con l'aumento di agosto ormai deciso, avranno completamente annullato il taglio del 2023 se, nella prossima riunione del 2 agosto, dovessero apportare un ulteriore aumento di dimensioni simili per settembre.

Operatività

Il quadro di breve ha ancora una connotazione ribassista ed è ulteriormente peggiorato con il cedimento della media mobile a 200 gg, che transita intorno a 79 usd. Tuttavia, difficilmente il prezzo dovrebbe scendere al di sotto dei 70 usd, almeno nel breve termine, per cui conviene sfruttare la discesa in corso per tornare ad accumulare posizioni sulla debolezza in ottica di lungo periodo. 

Indice Commodity (123 usd)

Settimana piatta anche per l'indice delle principali materie di base, dopo ben sei consecutive al ribasso. Il guadagno da inizio anno si è ridimensionato intorno al +12%. Il prezzo del gas naturale UE (TTF) si sta rivelando molto più resiliente di quello del petrolio, con un rialzo del +10% nella settimana appena conclusa e un rialzo del +55% da inizio 2026, sebbene gli ultimi dati indichino che nel week end il traffico di petrolio e gas lungo un corridoio protetto dagli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz ha mostrato segni di ripresa. Le marine occidentali continuano ad affermare che, sebbene il traffico cerchi di tornare alla normalità, il rischio sussiste dato che il centro dello stretto è stato minato. Alcune navi scelgono di attraversare al buio, riemergendo con le trasmissioni radio una volta fuori dalla via navigabile. L'Iran ha ripetutamente affermato che le navi dovrebbero attraversare lo stretto solo attraverso la rotta designata e autorizzata dalla Repubblica Islamica. Intanto, sabato, l'India ha annunciato il ritiro del provvedimento che imponeva restrizioni ai fornitori di gas, a seguito della ripresa delle consegne di gas naturale liquefatto provenienti dal Medio Oriente. A marzo, il Paese aveva attivato misure di emergenza per dirottare le forniture di gas dai settori non prioritari verso gli utenti strategici, dopo l'interruzione delle spedizioni di LNG attraverso lo Stretto di Hormuz.

Operatività

La flessione di oltre il 15% dal picco record di maggio ha creato le condizioni per comprare commodity sulla debolezza. Peggioramento strutturale del quadro di fondo in caso di cedimento di area 120 usd. Si suggerisce perciò di applicare uno stop a protezione in caso di chiusura sotto 117 usd.

Oro (4.150 usd) Argento (61,9 usd)

Avvio di seduta debole. L'oro ha registrato il primo guadagno settimanale da maggio (+2%), mentre gli operatori hanno ridimensionato le aspettative di rialzi dei tassi da parte della Fed. I dati deludenti sull'occupazione Usa e i prezzi dell'energia più bassi hanno spinto gli investitori a ridurre le scommesse su un inasprimento della politica monetaria, che tende a rappresentare un ostacolo per l'oro, nella veste di bene rifugio. "I prezzi dell'energia più bassi e la crescita occupazionale più debole suggeriscono che le pressioni inflazionistiche probabilmente si attenueranno nei prossimi mesi", ha affermato Bart Melek, responsabile globale della strategia sulle materie prime presso TD Securities. JPMorgan si è adeguata al nuovo scenario, limitando l'obiettivo di prezzo dell'oro quest'anno a 4.300 dollari nel terzo trimestre e a 4.500 dollari nel quarto trimestre. La banca ha dichiarato che i rischi per le sue previsioni sono orientati al ribasso, dato il possibile aumento anticipato dei tassi di interesse da parte della Fed qualora i dati economici dovessero risultare particolarmente elevati nel corso dell'estate. Fino al 9 giugno, JPMorgan prevedeva un aumento dei prezzi dell'oro a 6.000 dollari entro la fine dell'anno.

Operatività

La tendenza di fondo dell'oro si conferma debole e non mostrerà segnali di risveglio finchè il prezzo resta sotto la media mobile a 200 gg (4.500 usd). Tuttavia, è stata raggiunta un'area, 4.100/4mila usd, dove torna interessante comprare in ottica di lungo periodo. Attenzione però perchè il cedimento di area 4mila proietterebbe obiettivi intorno a 3.500 usd. Pertanto, per le posizioni più speculative è preferibile piazzare uno stop loss ravvicinato a 3.800 usd.  

Forex Euro/Usd (1,142)

Settimana in rosso per il dollaro (-0,5%), che si allontana dai massimi dell'anno. Gli ultimi dati hanno mostrato un forte rallentamento delle assunzioni negli Stati Uniti a giugno, suggerendo che il mercato del lavoro continua ad affrontare delle difficoltà, nonostante i segnali di ripresa degli ultimi mesi. Gli operatori di swap ora stimano la probabilità di un aumento di un quarto di punto nella prossima riunione della Fed a meno del 20%, in calo rispetto a un terzo di quanto stimato all'inizio della settimana. Il rinnovato ottimismo sul dollaro è stato alimentato, in parte, dall'arrivo di Kevin Warsh alla guida della Fed. Il suo impegno a ripristinare la stabilità dei prezzi e una comunicazione percepita come più restrittiva hanno rafforzato le aspettative che tassi di interesse statunitensi più elevati sosterranno la valuta.

Operatività

Il quadro di breve resta favorevole al dollaro. Lo sfondamento dell'area discriminante 1,15/1,14 proietta un target di breve in area 1,13. Cambio di tendenza in caso di risalita oltre 1,16.

Bitcoin (63.500 usd)

La ritrovata voglia di rischio e il rinnovato slancio a favore della legislazione statunitense sulle criptovalute hanno permesso a Bitcoin di mettere a segno la miglior settimana da due mesi (+5%). Il prezzo è sui massimi da due settimane. Uno degli sviluppi più importanti della settimana è arrivato da Washington, dove le probabilità che il CLARITY Act diventi legge sono aumentate vertiginosamente sul mercato di previsioni Polymarket. La probabilità di approvazione è salita oltre il 50% dopo che importanti endorsement da parte dei legislatori Usa hanno contribuito a rilanciare il disegno di legge in vista della breve finestra legislativa prima della pausa estiva del Congresso ad agosto. La legislazione, sostenuta da oltre 200 aziende del settore crypto tra cui Coinbase, Ripple e Kraken, è ampiamente considerata uno degli sforzi più significativi per stabilire un quadro normativo completo per gli asset digitali negli Stati Uniti. I sostenitori del settore sostengono che norme più chiare potrebbero incoraggiare una maggiore partecipazione istituzionale nel settore. Nel frattempo, si seguono le mosse di Strategy, che rimane il maggiore detentore aziendale di Bitcoin al mondo con oltre 818.000 Bitcoin.

Operatività

Il quadro di fondo resta fragile. tuttavia, la discesa verso l'area discriminante a 60mila usd ha fatto scattare acquisti "in ottica speculativa" per target di breve verso 70mila usd. Attenzione che la rottura al ribasso di area 60mila potrebbe provocare un brusco sell off con obiettivo finale intorno a 40mila usd. Si suggerisce perciò di applicare uno stop loss ravvicinato in area 58mila.  

Bond

Settimana di assestamento per i principali bond governativi che da metà giugno in poi hanno cominciato ad incamerare il miglioramento delle aspettative sull'inflazione favorito dalla forte discesa del prezzo del petrolio. L'ultima spinta è giunta dai deboli dati sul mercato del lavoro Usa. Il rendimento del Treasury decennale è a 4,48%. Bund decennale tedesco a 2,93%, BTP a 3,70%.

Debito pubblico Usa fuori controllo? Un'analisi de Il Sole 24 Ore ha segnalato che il debito pubblico degli Stati Uniti si sta avvicinando rapidamente alla soglia record di 40.000 miliardi di dollari (40 trilioni), avendo già superato i 39.200 miliardi a metà 2026. Questa traiettoria solleva forti preoccupazioni sui mercati globali, poiché il debito ha superato il 123% del PIL e il costo per finanziarlo sta drenando risorse massicce. Nel 2026 la spesa per i soli interessi netti sul debito supererà i 1.000 miliardi di dollari e assorbirà circa il 20% delle entrate fiscali di Washington. Una spirale inarrestabile di investimenti post-Covid, inflazione, deficit strutturale, fanno sì che il governo americano si ritrovi a prendere in prestito circa 5 milioni di dollari ogni minuto.



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