Taiwan collassa con i dazi di Trump, Hong Kong regge il colpo
In generale, le borse dell’Asia Pacifico scendono in modo corale dopo l’annuncio dell’imposizione di dazi da parte degli Stati Uniti sulle merci in arrivo da Messico, Canada e Cina.

Fatto
Zavorrata dal calo di oltre il -6% di Taiwan Semiconductor Manufacturing, l'indice Taiex della borsa di Taipei ha chiuso la seduta in calo del -3,5%.
La borsa di Hong Kong ha riaperto dopo la lunga pausa per le feste del Capodanno Lunare: indice Hang Seng -0,40%. L'Hang Seng China Enterprises Index, dove si trovano le società cinesi, segna un calo leggermente maggiore, -1,4%.
Restano chiusi i mercati di Shanghai e Shenzhen.
In generale, le borse dell’Asia Pacifico scendono in modo corale dopo l’annuncio dell’imposizione di dazi da parte degli Stati Uniti sulle merci in arrivo da Messico, Canada e Cina.
Taiwan sosterrà le aziende che hanno intenzione di trasferirsi negli Stati Uniti, anche aiutandole a trovare partner, ha affermato lunedì il ministero dell'economia, delineando l'assistenza che offrirà dopo i nuovi dazi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Taiwan, le cui aziende sono produttori chiave di prodotti tecnologici come semiconduttori e componenti elettronici, è vulnerabile dato che molte hanno fabbriche sia in Messico che in Cina e perché Trump ha anche minacciato dazi sui chip importati.
Il ministero dell'economia di Taiwan, in una dichiarazione che descrive in dettaglio le misure per aiutare le aziende interessate dai nuovi dazi statunitensi, ha affermato che fornirà informazioni alle aziende che desiderano trasferirsi, come i possibili Stati USA in cui investire, leggi locali e assistenza nella ricerca di partner. Le filiali dell'Industrial Technology Research Institute del governo in Nord America promuoveranno attivamente anche la ricerca, lo sviluppo e la cooperazione manifatturiera tra aziende taiwanesi e statunitensi, ha aggiunto.
L'investimento principale di Taiwan negli Stati Uniti è di 65 miliardi di dollari dal produttore di chip TSMC per costruire fabbriche in Arizona, un piano iniziato nel 2020 sotto la prima amministrazione di Trump.
Intanto, Pechino alza il fuoco di sbarramento contro i dazi del 10% decisi da Donald Trump, ma lascia la porta aperta ai colloqui diretti tra il presidente Xi Jinping e quello americano per scongiurare uno scontro dagli effetti imprevedibili.
Con un'azione coordinata, i ministeri del Commercio e degli Esteri hanno condannato la mossa “arbitraria" americana sulla convinzione che "non ci siano vincitori" in una guerra commerciale, anticipando il ricorso, anche se simbolico, all'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) e l’adozione di "contromisure" non meglio specificate alla stretta Usa.
La risposta cinese ha evitato quell'escalation immediata che aveva segnato l'aspro scontro commerciale del Dragone nel primo mandato Trump. Negli ultimi giorni, i media statali cinesi hanno rimarcato di vedere il 10% una cifra ancora "gestibile", a fronte del 25% di tariffe decise all'import dal Canada, alleato Usa di lunga data, e dal Messico, la principale destinazione per l'export statunitense che, non a caso, hanno replicato con veemenza.
Pur se ampiamente previste, le misure del presidente americano sono una sfida significativa per la leadership di Xi tra lo stallo della domanda interna e il rischio di deflazione che ha reso l'economia mandarina dipendente dalle esportazioni per la crescita, fermatasi ad appena il 5% nel 2024. Il surplus commerciale ha infatti raggiunto lo scorso anno il record di quasi 1.000 miliardi di dollari, di cui oltre un terzo generato dagli Stati Uniti.
Difficile stimare l'impatto dei nuovi dazi sul Dragone perché applicabili a tutti i beni importati e non solo ad alcuni settori come per il Trump I. Ubs ha ipotizzato un effetto negativo sul Pil dello 0,3-0,4%.
Più foschi gli scenari di Bloomberg Economics: taglio del 40% dell'export di Pechino verso gli Usa e lo 0,9% di Pil cinese in meno.
Effetto
Per investire con la massima diversificazione sulla Borsa di Taiwan, Piazza Affari mette a disposizione il seguente strumento specializzato:
ETF Franklin Ftse Taiwan - Usd (Acc)
Isin: IE000CM02H85 (FLXT.MI)
Nel 2025: +1,50%
Obiettivo dell'ETF è quello di replicare con acquisti fisici (azioni e non derivati) l'andamento delle principali blue chip della borsa di Taiwan tramite l'indice FTSE Taiwan 30/18 Capped Net Return. Valuta di denominazione USD. Valuta di quotazione EURO. Commissioni totali annue (Ter) 0,19%. Leggi il documento KID. L'indice FTSE Taiwan 30/18 Capped, a sua volta, replica l'andamento dei titoli azionari a grande e media capitalizzazione della borsa di Taiwan. Per evitare una concentrazione eccessiva in ogni singola azione, il peso di ciascun componente è limitato ogni trimestre di modo che quello della più grande azienda non superi il 30% e l'eventuale peso delle altre aziende non superi il 18%.
Tra gli ETF quotati alla Borsa di Milano che investono sulle borse della Cina, segnaliamo i seguenti, ciascuno dei quali contraddistinto da caratteristiche specifiche. Ciò consente acquisti complementari: il primo offre maggiore esposizione ai titoli dell'alta tecnologia; il secondo replica l'indice CSI 300; il terzo direziona le risorse verso le società più impegnate nella transizione ecologica.
ETF Franklin Ftse China Ucits Etf - Usd (Acc)
Isin: IE00BHZRR147 (FLXC.MI)
Nel 2025: +4,50%
L'ETF investe in azioni a grande e media capitalizzazione in Cina e cerca di replicare il rendimento dell'indice FTSE China 30/18 Capped. L'indice ha un'ampia copertura delle classi di azioni cinesi, tra cui le azioni A, B, H, N; le azioni Red, P, S Chips. I componenti di tipologia A sono disponibili per gli investitori internazionali attraverso il Northbound China Stock Connect Scheme. Il peso dei singoli componenti viene ponderato tenendo conto del flottante e delle restrizioni applicate agli investitori stranieri. E' rivisto semestralmente. Replica fisica. Valuta di denominazione USD. Valuta di quotazione EURO. Non distribuisce dividendi. Costi di gestione 0,19% annuo. Leggi il documento KID. Gli indici FTSE Russell UCITS Capped sono ponderati per la capitalizzazione di borsa e progettati per limitare la concentrazione in ogni singola azione nel rispetto dei requisiti di diversificazione richiesti dall'Unione Europea (UCITS). In particolare, l'indice FTSE China 30/18 Capped rappresenta la performance delle società medio/grandi quotate sulla borsa cinese. Per evitare una concentrazione eccessiva in ogni singola azione, il peso di ciascun componente è limitato ogni trimestre di modo che quello della più grande azienda non superi il 30% e l'eventuale peso delle altre aziende non superi il 18%. I primi cinque titoli presenti in ordine di peso sono:

ETF X-TRACKERS CSI300 UCITS
Isin LU0779800910 (XCHA.MI)
Nel 2025: -1,80%
L'ETF replica l'andamento dell'indice CSI 300, indice che riflette l'andamento delle azioni di 300 società quotate sulla Borsa Valori di Shangai e sulla Borsa Valori di Shenzhen (Azioni Cina A). Non distribuisce un dividendo. Spesa corrente annua 0,50%. Valuta di denominazione USD. Valuta di quotazione EURO. Leggi il Documento KID.
ETF Franklin MSCI China Paris Aligned Climate UCITS (Acc)
Isin: IE000EBPC0Z7 (FRCP.MI)
Nel 2025: +1,0%
L'ETF è conforme agli indici EU Climate Benchmark PAB e replica l’MSCI China Climate Paris-Aligned composto da titoli azionari cinesi a grande e media capitalizzazione. Progettato per sostenere gli investitori che cercano di ridurre la loro esposizione ai rischi climatici fisici e di transizione, l’indice sovrappeserà le società cinesi che passano ad un’economia a basse emissioni di carbonio, garantendo al contempo il pieno allineamento con gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Accordo di Parigi sul Clima. Non distribuisce Dividendi. Valuta di denominazione USD. Valuta di quotazione Euro. Commissioni nette totali 0,22%. Leggi il Documento KID.
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