SETTORE TLC EUROPEO - Effetto Draghi su TIM

Tim sale con fortissimi volumi a 3 giorni dalle sollecitazioni contenute nel rapporto “Il futuro della competitività in Europa” elaborato da Mario Draghi

Autore: Team Soluzioni di Investimento
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Fatto

Da inizio 2024 le Tlc europee sono cresciute del +15,40% vs +7,0% dell'indice Stoxx 600. 

Tutto frutto del rialzo registrato negli ultimi tre mesi, +11%, motivati dalla crescente aspettativa di una riduzione del costo del denaro. Si consideri che nello stesso periodo l'indice Stoxx 600 ha perso il -2%.

TIM [TLIT.MI] sale del 7% con fortissimi volumi: sono passate di mano 400 milioni di azioni quando mancano poco più di quattro ore al termine della seduta, è già record da sei settimane.

Il rally arriva a tre giorni dalle sollecitazioni all’avvio di una profonda riorganizzazione dell’industria della telefonia europea contenute nel rapporto “Il futuro della competitività in Europa”.

Oggi, a servire i 450 milioni di cittadini europei ci sono 35 società di rete. Negli Stati Uniti, che ha 110 milioni di abitanti in meno, ce ne sono tre. In Cina sono quattro.

Le condizioni di mercato sono meravigliose per i cittadini, che possono godere di prezzi bassi, difficilissime per le società: negli Stati Uniti, l’accesso a Internet ultraveloce costa non meno di cinquanta dollari al mese e può arrivare andche a sessanta.

In Italia, guardando a quel che dice Facile.it, Beactive Fiberevolution offre Internet a 1000 Mb a 14,9 euro al mese. Vodafone fa pagare 21,9 euro il servizio a 2500 Mb e Fastweb è il top con 27,95 euro.

Strozzati dalla una guerra dei prezzi senza pietà, il ritorno medio sul capitale (ROCE) del settore non arriva al 6%, a fronte di un costo medio del capitale (WACC) del 7,7%.

Ci vuol poco a capire che la situazione è insostenibile.

Il Whatever it takes di Draghi sulla telefonia europea è una richiesta di avvio del consolidamento, anche estero su estero, il prolungamento delle licenze, da barattare con l’estensione della copertura al 99% del territorio, lo spegnimento della rete in rame, il contributo delle major del tech ai costi di manutenzione.

Di un “ampio cambiamento nella retorica della Commissione europea”, così come di “un ambiente più favorevole alle fusioni e acquisizioni nel settore delle telecomunicazioni” si parla nel report di Bofa Securities che alza a 0,34 euro il target price di TIM, dal precedente 0,26 euro. La raccomandazione resta Buy.

Il team di analisti guidato da David Wright nota che in Italia il contesto di mercato sta migliorando.

“Le dinamiche dei prezzi, storicamente deflazionistiche, sembrano essersi stabilizzate negli ultimi 12 mesi. Nel 2025, potrebbero essere ulteriormente sostenute dalla fusione Fastweb/Vodafone”.

L’area dei servizi al consumatore dovrebbe riuscire a tenere le posizioni nel 2024, o a migliorarle leggermente, anche grazie alla rinegoziazione del contratto con DAZN, “ mentre il settore Enterprise sembra ben posizionato per sfruttare un mercato B2B in crescita e la digitalizzazione del settore pubblico”.

La nuova Tim senza la società della rete (NetCo) dovrebbe arrivare nel 2024 ad un Ebitda pro forma di 4,44 miliardi di euro, da 4,16 miliardi del 2023. Il margine lordo “dovrebbe beneficiare della continua razionalizzazione dei costi e di alcuni migliori risultati economici derivanti dalla proprietà dei data center alla base della crescita del settore Enterprise; il capex dovrebbe essere sostanzialmente stabile”,

Per quanto riguarda l’indebitamento, tema che secondo Bofa è un problema superato, il debito dovrebbe peggiorare leggermente l’anno prossimo, da 7,5 miliardi di fine 2024, anche per effetto dei costi di pre-pensionamento: nel 2026 il debito dovrebbe essere di poco più di sette miliardi, su un Ebitda di quasi cinque miliardi.

Il target price di 0,34 euro non tiene conto invece di due elementi molto positivi, ‘incasso supplementare (earn out) dalla vendita della rete e il maxi rimborso da miliardo di euro del canone concessorio del 1998.

Effetto

Analisi tecnica. L'indice Stoxx TLC (oggi circa 226 punti) è tra i pochi a non essere ancora riusciti a tornare sopra i livelli pre-pandemia del 2020. Il faticoso percorso di risalita avviato dai minimi di periodo è stato bruscamente interrotto dalla caduta avviata con lo scoppio della guerra in Ucraina. La discesa si è fermata in area 184 punti, che rappresenta tuttora la soglia discriminante da monitorare.

Verso l'alto, un primo importante ostacolo statico è individuabile in area 245 punti, top degli ultimi quattro anni. 

Operatività. Chi è a caccia di "settori ritardatari", che implicano un ottimo rapporto rischio/rendimento, trova qui una buona occasione. Si può comprare anche ai valori attuali. Incrementare su piena rottura di area 245.  

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Tra le opportunità offerte per replicare l’andamento del settore tlc europeo, c’è il seguente ETF espresso in euro: 

SPDR MSCI Europe Telecommunications UCITS ETF
Isin IE00BKWQ0N82 (STTX.MI)
Da inizio anno +15,0%

Lo strumento punta a replicare la performance dell'indice MSCI Europe Communication Services 35/20 Cap Net Return, che a sua volta riflette l'andamento delle principali aziende del settore Tlc. Commissioni totali annue 0,30%. Non distribuisce dividendi. Leggi il documento KID.

La tabella mette in rilievo i primi cinque titoli in termini di peso specifico. La nostra Telecom Italia [TLIT.MI] è una "pulce" se confrontata a giganti come Vodafone e Deutsche Telekom visto che non compare nemmeno nei primi dieci titoli in termini di peso specifico. E' facile desumere che l'ETF è dunque anche un ottimo strumento per evitare di concentrare il rischio su un singolo titolo.

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