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Dollaro: per Goldman Sachs resta la valuta di riserva dominante
Euro dollaro si spinge sui massimi da giugno. La valuta degli Stati Uniti è penalizzata dal ridimensionamento delle aspettative di rialzo dei tassi e dalla cooperazione con il Giappone sullo yen

Photo by Nico De Pasquale Photography/Getty Images
Il dollaro è stato messo ancora di più alle corde dalle evidenze di una diffusa debolezza dell'occupazione negli Stati Uniti emersa alla fine della scorsa settimana.
L'euro dollaro si spinge a 1,156, sui massimi da giugno.
Torna il Sell America
A complicare il quadro, per il dollaro, contribuiscono ora anche le tensioni di politica economica emerse a Washington nelle ultime due settimane, che stanno spingendo gli investitori obbligazionari e valutari globali a interrogarsi se sia arrivato il momento di rispolverare il trade "Sell America" dello scorso anno.
Prima la preferenza del presidente della Fed Kevin Warsh per una comunicazione più scarna ha messo in dubbio l'impegno della banca centrale nella lotta all'inflazione. Poi il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dato il via libera al sostegno USA per puntellare lo yen — il primo intervento coordinato in quasi 30 anni. Pur condotto tramite euro proprio per evitare turbolenze sul mercato dei Treasury, l'operazione rischia comunque di mettere ulteriore pressione sul dollaro.
Il trade "Sell America" aveva preso piede ad aprile, quando gli annunci sui dazi di Trump innescarono un sell-off simultaneo di dollaro, azioni e Treasury USA. Il movimento è poi rientrato, ma ormai è in discussione l'idea che gli Stati Uniti possano contare indefinitamente sullo status di valuta di riserva del dollaro per finanziare deficit fiscali crescenti.
"Questo mix di segnali confusi non aiuta i flussi di capitale verso gli USA", ha detto Carol Lye, gestore di Brandywine Global, che mantiene una posizione ribassista sul dollaro nel medio termine. "Il fatto che ora Bessent si aggreghi a questa linea, dicendo che forse lo yen dovrebbe essere più forte, aiuta la nostra tesi di un dollaro più debole."
Rotte le regole delle buone maniere valutarie
La scorsa settimana Washington ha spiazzato Francoforte. Secondo quanto riporta il Financial Times, la Banca Centrale Europea è stata informata delle vendite di euro solo a cose fatte: gli Stati Uniti avevano già eseguito, il 31 luglio, il loro storico intervento valutario a sostegno dello yen giapponese.
Il confronto tra la presidente della BCE Christine Lagarde e il segretario al Tesoro USA Scott Bessent è arrivato solo sabato, a operazione conclusa. E a Francoforte, secondo quanto raccontano alcune fonti al quotidiano britannico, non tutti l'hanno presa bene: per alcuni alti funzionari dell'istituto, il fatto che Washington abbia usato euro — e non dollari — per intervenire sui mercati rappresenta una rottura senza precedenti delle prassi che da decenni regolano la cooperazione tra le banche centrali occidentali.
Il dominio del dollaro è integro
Secondo Goldman Sachs Group è improbabile che il sostegno degli Stati Uniti agli sforzi del Giappone per sostenere lo yen danneggi lo status del dollaro come valuta di riserva dominante al mondo. Il Giappone è il maggiore investitore straniero nel mercato dei titoli di Stato, che ammonta a 31 trilioni di dollari, e l'intervento valutario congiunto del mese scorso ha suscitato qualche preoccupazione sul fatto che il sostegno statunitense allo yen – probabilmente volto a prevenire un'eccessiva volatilità dei titoli obbligazionari statunitensi – possa erodere la fiducia nelle riserve di dollari. Tale argomentazione presuppone che gli Stati Uniti potrebbero tentare di impedire ad altri di vendere titoli di Stato in futuro, ha affermato Goldman Sachs.
"Sembra un'ipotesi azzardata", hanno scritto in una nota gli strateghi, tra cui Michael Cahill. "Siamo scettici riguardo alle argomentazioni secondo cui ciò sarebbe negativo per lo status di valuta di riserva del dollaro".
La banca ha sottolineato l'accesso del Giappone al programma di pronti contro termine per le autorità monetarie estere e internazionali (Foreign and International Monetary Authorities Repo Facility - FIMA) della Federal Reserve, che consente alle banche centrali estere di raccogliere dollari a fronte dei propri titoli di Stato senza doverli vendere. Questo canale evidenzia un vantaggio fondamentale del dollaro: mercati dei capitali profondi per la costituzione di riserve in tempi normali e accesso alla liquidità durante i periodi di crisi.
"Riteniamo che le azioni del Tesoro e la disponibilità e l'utilità del programma FIMA dimostrino che al momento nessun altro può competere con l'utilità, gli effetti di rete e l'infrastruttura di supporto del dollaro statunitense", hanno aggiunto gli strateghi.
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In questo articolo
Roadshow Websim | settembre, ottobre 2026

