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MSCI Emerging Markets: eccellenze che non temono il caro petrolio

L'indice MSCI Emerging Markets ha chiuso agosto con un rialzo del 3,2%, prima performance mensile positiva dopo il -3,3% di luglio e il -1,7% di giugno. Da inizio anno il guadagno è del 22%

Autore: Marino Masotti
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L'indice MSCI Emerging Markets ha chiuso agosto con un rialzo del 3,2%, prima performance mensile positiva dopo il -3,3% di luglio e il -1,7% di giugno. Da inizio anno il guadagno è del 22%.

Borse asiatiche in accelerazione

L'area più rilevante dei mercati emergenti, quella dell'Asia Pacifico, potrebbe salire del 26% nei prossimi dodici mesi, la previsione è di Goldman Sachs. Nel report "in dirittura d'arrivo ", il team guidato da Timothy Moe alza il target a 12 mesi dell'indice MXAPJ a 1.120 punti, da 1.080, spinto soprattutto dalla Corea e da Taiwan. "Manteniamo la nostra visione di fondo costruttiva" per quattro motivi.

1 Quadro macro: la crescita globale dovrebbe salire dal 2,5% al 2,8% l'anno prossimo, la stretta monetaria in Asia resta moderata e gli economisti di Goldman prevedono due tagli dei tassi Fed nel 2027, mentre il petrolio dovrebbe scendere verso i 75 dollari al barile nel 2027.

2 Utili: la banca ha alzato ulteriormente le stime per Corea e Taiwan, attese rispettivamente a +350% e +60% quest'anno.

3 Valutazioni: l'indice tratta a 11,1 volte gli utili attesi, con la Corea particolarmente a sconto a soli 5 volte.

4 Posizionamento: oggi più pulito, dopo i massicci deflussi dai mercati asiatici registrati nel 2026, pari a oltre 170 miliardi di dollari, il dato peggiore mai osservato.

Indicatori come il VIX e gli indici di incertezza geopolitica restano ai minimi storici, segnale di una certa complacency - un eccesso di fiducia dei mercati che tende ad abbassare la guardia sui rischi, rendendoli più vulnerabili a shock improvvisi.

La strategia di allocazione privilegia il Nord Asia - Corea, Taiwan, Giappone e Cina - a scapito di Australia e parte del Sud-Est asiatico, con focus su hardware tecnologico, beni capitali, banche e sanità.

Il caro petrolio non è più un problema 

Le economie emergenti stanno assorbendo lo shock petrolifero senza pagarne il prezzo consueto. È questa la tesi centrale di Patrick Zweifel, Chief Economist di Pictet Asset Management, in una nota pubblicata il 31 agosto: il recente rialzo del greggio ha innescato la solita reazione istintiva dei mercati - azioni giù, rendimenti su, valute degli importatori indebolite - ma l'effetto si è rivelato "di breve durata". Il debito in valuta locale dei mercati emergenti, dopo un calo iniziale di quasi il 6%, è rimbalzato del 4,2%, mentre quello in valuta forte ha addirittura sovraperformato i mercati sviluppati di circa il 2%.

Secondo Zweifel, la differenza rispetto agli shock petroliferi del passato sta nel fatto che le grandi economie non si stanno contraendo, ma stanno investendo su larga scala, in particolare nell'intelligenza artificiale. Gli Stati Uniti vedono crescere gli investimenti legati all'AI di quasi il 25% annuo, la Cina continua ad ampliare le importazioni, la Germania spinge su infrastrutture e difesa. Questa domanda sostiene le esportazioni dei Paesi emergenti: la Corea, spiega l'economista, ha visto le proprie condizioni commerciali migliorare di oltre il 17%, perché "per la Corea il prezzo dei semiconduttori è più rilevante del prezzo del petrolio". Taiwan segue una traiettoria simile, con il surplus commerciale salito di oltre il 2% del PIL.

A questo si aggiunge un dollaro meno aggressivo: tra febbraio e maggio si è apprezzato solo dell'1,2%, contro quasi il 6% del 2022, limitando le pressioni sulle valute emergenti e, di conseguenza, sull'inflazione. Zweifel osserva inoltre che gli stessi mercati emergenti arrivano a questa fase con "fondamentali molto più solidi rispetto ai decenni precedenti": riserve più ampie, debito estero ridotto, banche centrali più credibili.

Pochissime società eccellenti  

Nick Payne, gestore del fondo Comgest Growth Emerging Markets di Comgest, in un market commentary del 1° settembre, torna su un tema noto, quello dell’eccessiva polarizzazione dell'indice MSCI Emerging Markets su poche società dell’hig tech.

Il caso più emblematico citato nel report è quello di SK Hynix, colosso sudcoreano dei semiconduttori. L'azienda detiene circa il 56-58% del mercato globale delle memorie ad elevata larghezza di banda (HBM), la tecnologia che alimenta gli acceleratori per l'intelligenza artificiale. Nel primo semestre 2026 i ricavi sono saliti del 257% su base annua e l'utile operativo del 550%. Per Payne, si tratta di numeri che vanno oltre il boom tecnologico generale: "riflettono una posizione di leadership tecnologica costruita nel corso degli anni e una stretta collaborazione per le soluzioni di memoria per l'IA".

Diverso, ma altrettanto istruttivo, il caso della sudafricana Capitec, banca digitale che nell'esercizio chiuso a febbraio 2026 ha aumentato l'utile netto del 23%, a circa 16,8 miliardi di rand (880 milioni di euro), con un rendimento del capitale proprio del 31% e 26 milioni di clienti attivi. Il suo modello, diversificato tra banking retail, assicurazioni, fintech e servizi alle imprese, le ha permesso di crescere anche in un settore finanziario che negli emergenti ha sottoperformato l'indice del 31% in tre anni.

Sul piano operativo, Comgest dichiara di investire "con convinzione nella qualità, piuttosto che in base ai pesi all'interno dell'indice". Il portafoglio si concentra sui settori dove il gestore individua crescita strutturale di lungo periodo: la digitalizzazione pesa per il 42%, seguita da inclusione finanziaria, ascesa della classe media, transizione energetica, industrializzazione e settori non ciclici.

Composizione dell'indice MSCI Emerging Markets per società

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La composizione dell'MSCI Emerging Markets per area geografica

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Investire sulle azioni delle Borse Emergenti e dell'Asia-Pacifico 

Per puntare sulle prospettive di crescita dell'area si possono utilizzare i seguenti strumenti, il primo è più speculativo e da utilizzare in spazi temporali più brevi: 

 

Da inizio 2026: +20%

L’ETP (3EML) offre un rendimento complessivo costituito da una performance giornaliera tripla (3x) rispetto all’andamento dell’indice Emerging Equities Rolling Futures Index, che replica i contratti future Front Quarter e Second Quarter del mini MSCI Emerging Markets Index, più il reddito da interessi maturato sull’importo collateralizzato. Per esempio se l'indice aumentasse del 1%, l'ETP aumenterebbe del 3% escludendo le commissioni. Se l'indice scendesse del 1% l'ETP scenderebbe del 3% escludendo le commissioni. Questo ETP si rivolge quindi a chi ha una visione fortemente rialzista sulle principali Borse emergenti. Valuta di denominazione Dollaro Usa. Commissioni totali annue da prospetto. Leggi il documento KID.

Investire senza leva

 

Da inizio 2026: +12,50%

L'ETF (VFEA) replica l'indice FTSE Emerging, che a sua vola replica l'andamento dei titoli azionari dei mercati emergenti di tutto il mondo. L’indice di spesa complessiva (TER) è pari allo 0,17% annuo. L’ETF replica la performance dell’indice sottostante con replica fisica totale (ovvero acquistando tutti i componenti dello stesso). I dividendi dell'ETF sono accumulati e reinvestiti nell'ETF. L’ETF Vanguard FTSE Emerging Markets UCITS ETF (USD) Accumulating è un ETF di dimensioni molto grandi. Leggi  il documento KID.

Investire senza Cina e Giappone

 

Da inizio 2026: +18,9%

L'ETF (FLQA) replica l'indice FTSE Asia ex Japan ex China. L’indice di spesa complessiva (TER) è 0,14% annuo. La replica è fisica totale ovvero acquistando tutti i componenti dell'indice. I dividendi sono accumulati e reinvestiti nell'ETF. Valuta di denominazione Dollaro Usa. Valuta di quotazione Euro. Leggi il documento KID.

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