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Banca del Giappone: un rialzo tassi debole, sale il Nikkei di Tokyo
Dissensi nel consiglio della banca centrale e toni ritenuti troppo cauti nei confronti dell'inflazione hanno colpito lo yen. Sale il principale indice di Borsa, fortemente esposto all'export

Photo by Anne Czichos/Getty Images
Non è stata una decisione unanime quella che ha portato la Bank of Japan ad aumentare, oggi, il suo tasso di interesse di riferimento al ritmo più veloce dal 1990. L'ultimo incremento, difatti, risale ad appena tre mesi fa, un tempo record per la tradizione nipponica.
Nel dettaglio, con la decisione odierna, la banca centrale ha innalzato il livello dall’1% all’1,25%. Nessuna sorpresa, considerando che era quanto previsto da tutti gli economisti intervistati da Bloomberg. Va tuttavia notato il contesto, caratterizzato da pressioni inflazionistiche e insolite pressioni politiche degli Stati Uniti per rafforzare lo yen.
Inoltre, è la prima volta in cui BOJ, Federal Reserve e BCE hanno tutte aumentato il costo del denaro nello stesso mese. Ed è anche la prima volta che il tasso ufficiale giapponese si trova all’interno della fascia inferiore dell’intervallo considerato neutrale, cioè né espansivo né restrittivo per l’economia.
I fedelissimi di Takaichi remano contro
Il consiglio ha votato 7-2 a favore dell’aumento dei tassi. Toichiro Asada e Ayano Sato hanno votato contro, suggerendo una certa resistenza nei confronti del ritmo degli aumenti dei tassi, che potrebbe perdurare anche nelle prossime riunioni. Parliamo di due membri scelti personalmente dal primo ministro Sanae Takaichi, nota per il suo atteggiamento prudente nei confronti di politiche monetarie restrittive, che potrebbero rallentare l’economia.
Dissenso e toni contenuti indeboliscono lo yen
Il rialzo era ampiamente incorporato dai mercati e non è servito a sostenere la moneta giapponese: lo yen si è indebolito dopo l'annuncio della BOJ. Complici anche il dissenso dei membri più vicini a Takaichi nonché i toni del governatore dell'istituto centrale, Kazuo Ueda, che sono stati ritenuti molto cauti, nonostante l'apertura a ulteriori rialzi; durante la sua conferenza stampa, la valuta giapponese ha perso circa l’1%, scendendo a 157,54 yen per dollaro.
Il numero uno della BOJ ha detto che, con l’andamento dei prezzi molto vicino all’obiettivo del 2%, le autorità devono ora garantire che l’inflazione non superi tale soglia. "In questo senso, ritengo che la fase della politica monetaria sia passata a una nuova fase", ha aggiunto, spiegando che bisogna agire in modo preventivo per evitare di trovarsi in una situazione in cui si rendessero necessari rapidi aumenti dei tassi. In parole semplici: in futuro potremmo essere falchi ma ci impegneremo a non essere troppo falchi, a meno che non vi sia altra scelta.
"La conferenza stampa di Ueda ha mostrato alcuni segnali di linea restrittiva, ma non sono stati sufficienti a sostenere le aspettative del mercato, che puntavano su una linea fortemente restrittiva", ha affermato Chidu Narayanan, capo stratega per l’APAC
presso Wells Fargo.
Inflazione e attese
Nel frattempo, sull'inflazione futura continua a pesare il pericolo dell'impennata dei prezzi energetici causata dal conflitto Usa-Iran e dalla mancanza di prospettive di pace nel breve termine.
Il principale indicatore dell’inflazione giapponese è rimasto sopra il 2% per il quarto anno consecutivo fino al 2025. Gli analisti, come riportato da Bloomberg, prevedono che la crescita dei prezzi possa accelerare verso il 3% entro l’inizio del prossimo anno, dinamica che complicherebbe lo scenario per Ueda, spingendo la BOJ verso un atteggiamento più falco di quello attuale.
Shriya Samarth, responsabile dei tassi EMEA presso Stonex Financial, ha detto di continuare a "prevedere aumenti dei tassi da parte della BOJ, tra cui un rialzo di 50 punti base nel primo semestre del 2027, ma riteniamo improbabili aumenti rapidi dei tassi. Nel breve termine, la mancanza di orientamento restrittivo da parte della banca e la ripresa della forza del dollaro dovrebbero mantenere elevato il cambio USD/JPY e pesare sui rendimenti a breve termine dello yen".
Le pressioni americane
La decisione di oggi della banca nipponica, tra l'altro, è arrivata dopo una serie di pressioni da parte degli Stati Uniti, in particolare del segretario al Tesoro, Scott Bessent, affinché il Giappone aumentasse i tassi. Nei giorni scorsi lo ha ribadito: "Uno yen più forte è vantaggioso per le esportazioni americane. Uno yen più forte significa che il governo giapponese non dovrà vendere attività statunitensi per finanziare gli interventi sul mercato valutario". All'interno di tale dinamica, non va dimenticato che il Giappone è il principale detentore di debito pubblico statunitense.
La reazione della Borsa giapponese
L’indice azionario Nikkei 225, fortemente esposto alle società esportatrici, è salito dell’1,4% mentre lo yen si indeboliva.
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Quest’ultimo non ha il cambio coperto:
Da inizio 2026: +24,0%
L'ETF (JAPAN) replica l'indice FTSE Japan, che a sua volta replica i titoli azionari giapponesi a grande e media capitalizzazione. L’indice di spesa complessiva (TER) è pari a 0,09% annuo. L’ETF replica la performance dell’indice sottostante con replica fisica totale (acquistando tutti i componenti dello stesso). I dividendi sono accumulati e reinvestiti. L’ETF è stato lanciato il 29 luglio 2024 ed ha domicilio fiscale in Irlanda. Leggi il documento KID.
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Roadshow Websim | settembre, ottobre 2026

