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Le criptovalute si avviano verso un voto cruciale al Senato

I Democratici frenano: nel mirino ci sono i conflitti d'interesse di Trump

Autore: Redazione
Bitcoin in primo piano parzialmente in ombra

Canva

Bitcoin frena la corsa di inizio settimana assestandosi intorno ai 65.800 dollari.

Passi avanti del Clarity Act

Il leader della maggioranza al Senato USA, John Thune, punta a portare al voto già la prossima settimana il Clarity Act, il disegno di legge destinato a definire il quadro normativo del mercato delle criptovalute negli Stati Uniti.

La decisione arriva nonostante i negoziati bipartisan siano ancora in corso e le forti resistenze dei Democratici, che contestano soprattutto l'insufficienza delle norme sui conflitti d'interesse legati alle attività crypto del presidente Donald Trump.

I Repubblicani hanno diffuso una nuova versione del testo, ma per superare gli ostacoli procedurali serviranno almeno sette voti democratici. Thune, tuttavia, ha chiarito di voler procedere anche senza un'intesa.

Il nodo principale riguarda le disposizioni etiche

La proposta vieterebbe temporaneamente al presidente, ai funzionari federali e ai loro coniugi di emettere nuovi asset digitali, senza però estendere il divieto agli altri membri della famiglia Trump, compresi i figli che gestiscono gran parte dell'impero commerciale. Inoltre, il presidente potrebbe mantenere le attività crypto già esistenti attraverso un blind trust, limitando così l'impatto reale della norma.

L'applicazione delle regole verrebbe affidata al Dipartimento di Giustizia, con sanzioni fino a 500 mila dollari o al 10% del valore degli asset emessi. Le restrizioni decadrebbero il 20 gennaio 2029, data dell'insediamento del prossimo presidente.

Proprio questo punto ha inasprito lo scontro. La senatrice democratica Angela Alsobrooks ha definito "una follia" affidare al Dipartimento di Giustizia dell'amministrazione Trump il controllo sull'applicazione delle norme etiche, chiedendo che anche i procuratori generali degli Stati possano intervenire. La posizione dei Democratici si è irrigidita ulteriormente dopo che Trump ha dichiarato di aver incassato almeno 1,4 miliardi di dollari dagli investimenti in criptovalute nell'ultimo anno.

In una dichiarazione congiunta, Alsobrooks e altri senatori democratici, tra cui Ruben Gallego, Cory Booker, Catherine Cortez Masto, John Hickenlooper, Mark Warner e Raphael Warnock, hanno ribadito la disponibilità a negoziare, ma chiedono un rafforzamento delle norme su etica, tutela dei consumatori, lotta alla finanza illecita, conflitti d'interesse e integrità del mercato.

Sul fronte opposto, il repubblicano Bernie Moreno ha invitato i Democratici a presentare emendamenti senza bloccare l'iter della legge, definendo "irrealistica" l'ipotesi di attribuire poteri di vigilanza ai procuratori statali.

Il testo aggiornato mantiene inoltre il compromesso bipartisan sulle stablecoin, confermando il divieto per le società crypto di offrire rendimenti sui depositi dei clienti, misura sostenuta dal settore bancario per evitare una fuga di liquidità dagli istituti tradizionali.

Il senatore Thom Tillis propone però una clausola di salvaguardia che consentirebbe alle autorità di intervenire qualora ingenti depositi bancari confluissero nelle stablecoin. Le associazioni bancarie continuano comunque a chiedere ulteriori correttivi.

Il provvedimento introduce anche un piano da 600 milioni di dollari l'anno fino al 2031 per rafforzare il contrasto ai crimini digitali, finanziando le autorità locali e creando una task force federale contro le minacce finanziarie illecite. Misure che, secondo la democratica Cortez Masto, restano però insufficienti.

Sul voto pesa il fattore politico

Fairshake, il principale comitato elettorale finanziato dall'industria delle criptovalute, ha raccolto 164 milioni di dollari in vista delle elezioni di metà mandato e ne ha già spesi oltre 66 milioni.

Per il senatore democratico Chris Murphy, la legge è arrivata in Aula "perché sostenuta dai finanziamenti dell'industria", e i Democratici dovrebbero trasformare il rapporto tra politica e criptovalute in uno dei temi centrali della campagna elettorale. Secondo Murphy, gli elettori non accetteranno un sistema in cui "l'industria delle criptovalute, e domani quella dell'intelligenza artificiale, possano comprare influenza politica".

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