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Bitcoin sfonda quota 60mila dollari, il peggio deve ancora venire

Il mercato di Bitcoin si prepara ad affrontare una delle più importanti scadenze di opzioni dell'anno

Autore: Redazione
Monete Bitcoin sovrapposte poggiate su un laptop

Photo by George/Getty Images

Prezzo sui minimi dall'autunno 2024 e soprattutto sotto la soglia discriminante dei 60mila dollari. Su questi livelli si chiuderebbe il terzo trimestre in rosso (-12% il bilancio provvisorio), un evento che non si verificava dal 2015.

Nonostante il debole rimbalzo di stamattina, la principale criptovaluta continua a mostrare segnali di debolezza. Dopo il brusco calo registrato a ottobre non è riuscita a recuperare stabilmente terreno e continua a trattare ben al di sotto dei massimi storici. Particolarmente significativo è il ritorno sotto la media mobile a 200 settimane, un indicatore tecnico che molti analisti considerano un possibile segnale di una fase ribassista prolungata.

Nell'anno dei chip, Bitcoin si avvia a completare il primo semestre 2026 con una perdita che al momento supera il -30%.

Maxi-scadenza di opzioni

Il mercato di Bitcoin si prepara ad affrontare una delle più importanti scadenze di opzioni dell'anno. Venerdì alle 16:00 (ora di Singapore) scadranno infatti contratti per un valore nozionale di circa 10 miliardi di dollari sulla piattaforma Deribit, il principale mercato mondiale delle opzioni sulle criptovalute.

L'appuntamento arriva in un momento particolarmente delicato per il settore, già indebolito dal rallentamento della domanda istituzionale, dai deflussi dagli ETF su Bitcoin e da un contesto macroeconomico sfavorevole. La concentrazione delle posizioni in scadenza potrebbe quindi aumentare la volatilità del mercato nel breve termine.

Il mercato era posizionato al rialzo

Secondo Jean-David Pequignot, Chief Commercial Officer di Deribit, gran parte delle opzioni in scadenza era stata costruita su aspettative di un rialzo dei prezzi nel medio termine. Il recente calo di Bitcoin ha però lasciato molti investitori fuori posizione. "Si tratta di un book costruito per prezzi più elevati nel medio periodo, che ora si trova in contrasto con un mercato scivolato al ribasso. Il consenso rialzista di lungo termine è stato messo fuori gioco", ha dichiarato Pequignot.

Le opzioni in scadenza rappresentano circa il 37% dell'open interest complessivo di Deribit. Il rapporto put/call si attesta a 0,83, segnale che il numero di opzioni call (rialziste) rimane superiore a quello delle put (ribassiste).

Tuttavia, la maggior parte delle call risulta ormai out of the money, ovvero priva di valore intrinseco ai prezzi attuali di mercato. Al contrario, le put risultano concentrate nelle fasce comprese tra 60.000 e 65.000 dollari e tra 70.000 e 75.000 dollari, aumentando le probabilità che le scommesse ribassiste risultino profittevoli.

Scadenza da monitorare, ma non decisiva

Secondo Adam Haeems, responsabile dell'asset management di Tesseract Group, la scadenza delle opzioni fotografa il posizionamento degli operatori ma non determina necessariamente la direzione futura del mercato. "L'aspetto più importante è che questa scadenza arriva in una fase di bassa liquidità, tipica della fine del trimestre e dell'inizio dell'estate. In queste condizioni, anche piccoli flussi possono amplificare i movimenti dei prezzi", ha spiegato.

L'esperto sottolinea come la copertura effettuata dai market maker possa accentuare temporaneamente la volatilità. Una volta conclusa la scadenza e ridotte le coperture, il mercato potrebbe tornare rapidamente verso livelli più equilibrati. Per questo motivo, eventuali movimenti violenti nelle prossime ore potrebbero riflettere più dinamiche tecniche di posizionamento che un reale cambiamento del trend di fondo.

Il vero banco di prova, secondo Haeems, arriverà nella prima settimana di luglio, quando saranno completate le operazioni di fine trimestre e la leva finanziaria presente sul mercato si sarà ridotta.

Pesano ETF, Strategy e politica monetaria

A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono fattori esterni al mercato dei derivati. Nel mese di giugno gli ETF statunitensi su Bitcoin hanno registrato deflussi netti per quasi 3 miliardi di dollari, segnale di un raffreddamento dell'interesse degli investitori istituzionali. Anche Strategy Inc., il maggiore detentore aziendale di Bitcoin, è finita sotto pressione per le crescenti preoccupazioni degli investitori sulla capacità della società di far fronte ai propri impegni finanziari. Sul fronte macroeconomico, la prospettiva di tassi d'interesse più elevati continua inoltre a penalizzare gli asset privi di rendimento, come le criptovalute.

Griffin Ardern, cofondatore di Primal Fund, ritiene che il sentiment degli operatori sia diventato progressivamente più prudente. "La visione ribassista di lungo periodo tra i trader di opzioni si è rafforzata. I toni aggressivi della Federal Reserve e i rendimenti elevati dei Treasury indicano aspettative di condizioni di liquidità più restrittive. Storicamente, in fasi di contrazione della liquidità Bitcoin tende a soffrire", ha affermato.

Analisi Tecnica Bitcoin 

Il quadro di fondo si è deteriorato a partire dal picco record di ottobre. Tuttavia, la discesa verso la soglia discriminante a 60mila usd ha fatto scattare acquisti in ottica speculativa per target di breve verso 70mila usd. Attenzione che la rottura al ribasso di area 60mila potrebbe provocare un brusco sell off con obiettivo finale intorno a 40mila usd. Pertanto, si suggerisce di applicare uno stop loss ravvicinato alla prima chiusura, confermata a fine settimana/mese, sotto 58mila usd. 

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