BOND CATTOLICI - Almeno 1,7 trilioni di dollari aspettano una chiamata
Esperti finanziari e responsabili ecclesiastici si sono riuniti a Londra per sviluppare un mercato da 1.750 miliardi di dollari poco seguito dai grandi nomi del wealth management del mondo

Fatto
Un patrimonio complessivo da 1.75 miliardi di dollari, quello detenuto dalle istituzioni cattoliche è poco servito dai grandi nomi della gestione della ricchezza con prodotti ispirati al Magistero del Papa.
Una parrocchia, una diocesi, ma anche un risparmiatore in proprio che per qualche ragione intende investire nel rispetto delle linee guida emanate dal Vaticano alla fine del 2022 (Faith-consistent investing o FCI), trova oggi un offerta striminzita, nulla di paragonabile, in quanto a varietà, a quel che si trova quando si cercano prodotti finanziari coerenti alla Sharia.
A far notare questa differenza è stato questa settimana il presidente dell’Istituto per le Opere di Religione, (IOR), Jean-Baptiste de Franssu, nell’intervista rilasciata a Catholic News Service.
L’economista francese, alla guida da dieci anni di quella che in molti considerano la banca del Vaticano era a Londra, dove si è riunito per due giorni l’ecosistema della finanza cattolica internazionale.
Circa novanta persone, tra esponenti di punta della gerarchia cattolica, gestori e dirigenti del mondo del risparmio gestito, si sono ritrovati per la seconda edizione della conferenza “Mensuram Bonam” (letteralmente: “Buona Misura”).
La chiesa e le sue istituzioni hanno chiesto ai leader finanziari coinvolti con capitali allineati alla fede cristiana di impegnarsi nello sviluppo di strumenti capaci di bilanciare la performance finanziaria massimizzando gli impatti positivi sulla società e sull’ambiente.
Per le società del settore però, la risposta non è semplice perché i criteri degli investimenti coerenti con la fede (Fci) cambiano molto spesso da Paese a Paese e gli stessi soggetti incaricati della gestione del patrimonio della chiesa, ha ammesso de Franssu, non hanno le idee chiare su quale sia l’approccio coerente alla dottrina della Chiesa.
Spesso, anche a livello di diocesi, ci si accontenta di indirizzare i fondi seguendo i principi di una generica responsabilità sociale.
Per la Chiesa Cattolica, la buona misura deve essere solo il punto di partenza, la gestione patrimoniale dovrebbe infatti essere “orientata a riflettere questo dono di Dio alla famiglia umana, servendo il bene comune”, è scritto nel documento.
Effetto
Franklin Templeton ha lanciato un paio di anni fa un ETF ispirato sui principi cattolici che mira a fornire una esposizione a titoli obbligazionari di Paesi considerati responsabili dal punto di vista ambientale e sociale.
ETF Catholic Principles Emerging Markets Sovereign Debt UCITS.
Isin: IE000YZIVX22 (CATHEM.MI)
Da inizio 2024: +6,50%
Negli ultimi 12 mesi: +11,60%
L'ETF replica l'indice ICE Catholic Principles ESG Emerging Markets External Sovereign, che a sua volta replica i titoli di Stato emessi da nazioni dei Paesi Emergenti.
I titoli sono selezionati sulla base della loro esposizione al carbonio, al proprio profilo ESG (ambientale, sociale e di governance) e ai principi cattolici.
Per allinearsi ai valori cattolici, non investe in aborto e contraccettivi, test sugli animali e ricerca sulle cellule staminali. Oltre alle esclusioni incentrate sui principi cattolici, l'indice ha una gamma di altre esclusioni tra cui armi da fuoco, armi nucleari, tabacco da gioco e carbone termico.
Tutte le scadenze temporali sono incluse. Replica fisica totale, ovvero l'ETF acquista tutti i componenti dello stesso. Valuta di denominazione USD. Valuta di quotazione Euro. Non distribuisce dividendi: il rendimento da interessi dell'ETF viene accumulato e reinvestito. Total expense ratio (TER) pari allo 0,35%. L’ETF è stato lanciato il 27 giugno 2022 ed ha domicilio fiscale in Irlanda. Leggi attentamente il KID.
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