Arabia Saudita - Accordo con l'Italia sul rafforzamento energetico

I principali punti del MoU, di durata quinquennale, riguardano energie rinnovabili, riduzione delle emissioni di metano, interconnessioni elettriche, idrogeno rinnovabile e a basse emissioni

Autore: Redazione
Cupole della Moschea di Quba nella città di Medina

Fatto

Italia e Arabia Saudita hanno siglato oggi un Memorandum d'intesa (MoU) che mira a rafforzare la cooperazione su transizione e sicurezza energetica.

Lo dice una nota del ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha siglato l'intesa a Riad insieme con il ministro dell'Energia dell'Arabia Saudita, Abdulaziz Bin Salman Al Saud.

I principali punti del MoU, di durata quinquennale, riguardano le energie rinnovabili, la riduzione delle emissioni di metano, le interconnessioni elettriche, l'idrogeno rinnovabile e a basse emissioni, i suoi derivati di natura rinnovabile e low-carbon come l'ammoniaca, i sistemi di cattura, stoccaggio e utilizzo della CO2.

L'intesa mira anche a favorire progetti congiunti in Paesi terzi, coinvolgendo filiere industriali nazionali.

"L'Italia sta consolidando il suo ruolo di Hub energetico e ponte tra Europa e Africa, con partenariati reciprocamente vantaggiosi basati sul ruolo strategico delle energie rinnovabili e dell'idrogeno", ha commentato Pichetto Fratin.

A tal fine, ha aggiunto, "conosciamo bene il ruolo dell’Arabia Saudita nell’area per promuovere la produzione di idrogeno rinnovabile e a basse emissioni e dei suoi derivati come l’ammoniaca. Anche per questo, confermo che l’Italia può essere un punto di ingresso dell’idrogeno e derivati nel mercato europeo molto più vicino, competitivo e strategico di altre alternative sul Mare del Nord".

Effetto

L'incidenza della borsa dell'Arabia Saudita ha superato quello della Borsa del Brasile nell'ultima revisione di fine 2024. La borsa di Riyad è diventata così la quinta in termini di peso specifico all'interno dell'indice MSCI Emerging Markets. 

Composizione MSCI Emerging Markets. L'indice MSCI Emerging Markets comprende in totale 24 Paesi: Arabia Saudita, Brasile, Cile, Cina, Colombia, Repubblica Ceca, Egitto, Grecia, Ungheria, India, Indonesia, Corea del Sud, Kuwait, Malaysia, Messico, Perù, Filippine, Polonia, Qatar, Sud Africa, Taiwan, Thailandia, Turchia, Emirati Arabi Uniti. La Borsa cinese ha il peso specifico maggiore, seppure in forte calo rispetto al 2023, quando superava il 30%. 

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Per puntare sulle prospettive di crescita della Borsa dell'Arabia Saudita, Franklin Templeton ha lanciato un nuovo ETF: 

L'ETF Franklin FTSE Saudi Arabia UCITS
Isin: IE000C7DDDX4 (SAUDI IM)

Da inizio 2025: +3,30%

L'ETF è collegato al FTSE Saudi Arabia 30/18 Capped Index che copre azioni saudite a grande e media capitalizzazione ponderate in base alla capitalizzazione di mercato. L'indice incorpora un limite massimo del 30% sulla partecipazione più grande e un limite massimo del 18% sugli altri componenti, offrendo un'esposizione più diversificata rispetto alla regola del limite del 35/20 determinato dall'indice MSCI.

Valuta di denominazione USA. Valuta di quotazione Euro. Non distribuisce dividendo. E' il più economico d'Europa, per un costo annuo pari allo 0,39%.

Nel FTSE Saudi Arabia 30/18 Capped Index, il settore finanziario rappresenta il 39,3% del peso totale. Seguono materiali di base (15,8%), energia (11,7%), servizi di pubblica utilità (9,2%) e tlc (7,9%).

Il titolo più "pesante" è Al Rajhi Banking & Investment (14,2%), seguito dal gigante dell'energia Saudi Aramco (9,8%), ACWA Power (7,4%) e Saudi National Bank (7,4%).



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