Focus sui Mercati Finanziari
Ieri il Dow Jones di Wall Street è salito dello 0,5%, nuovo massimo storico. Indice MSCI Asia Pacific +0,7%, dal +2,2% di ieri.
I future di Wall Street salgono dello 0,2%, quelli europei dello 0,7%

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Borse di notte
La discesa del prezzo del petrolio ha stabilizzato le obbligazioni e sta lasciano spazio, in questa seconda parte della settimana, al rialzo delle borse: ieri il Dow Jones è salito dello 0,5%, nuovo massimo storico.
Indice MSCI Asia Pacific +0,7%, dal +2,2% di ieri.
I future di Wall Street salgono dello 0,2%, quelli europei dello 0,7%.
Giappone. Nikkei +2,4%, la settimana si sta per chiudere in rialzo del 2,8%. Le azioni di SoftBank Group salgono del 12%, ad un soffio del massimo della storia toccato nel 2025. Ieri il rialzo era stato di quasi il 20%. La holding ha beneficiato delle indiscrezioni sull'arrivo in borsa di due sue società partecipate: OpenAI e B Energy.
L'indice dei prezzi al consumo core del Giappone, che esclude i prodotti alimentari freschi, è aumentato dell'1,4% ad aprile rispetto all'anno precedente, ha dichiarato venerdì il Ministero degli Affari Interni e delle Comunicazioni, Si tratta del ritmo più lento degli ultimi quattro anni,
Cina. Hang Seng di Hong Kong +1%, bilancio settimanale -1%. CSI 300 di Shanghai e Shenzhen +0,7%, +0,9% la settimana. Taiex di Taipei +3,1%.
Le azioni di Lenovo salgono dell'11% a Hong Kong, sui massimi da marzo 2000. Il produttore cinese di hardware per computer ha riportato ricavi del quarto trimestre superiori alle aspettative. I ricavi legati all'intelligenza artificiale hanno raggiunto il 38% del totale del gruppo, con una crescita dell'84% su base annua, rappresentando il principale fattore strutturale alla base della performance superiore alle attese.
Corea del Sud. Kospi +0,3%, +4,7% il bilancio settimanale. Samsung Electronics è in ribasso dell'1%. Per effetto dell'accoredo sindacale raggiunto ieri, la società distribuirà circa 40 trilioni di won — 26,6 miliardi di dollari — ai dipendenti della divisione semiconduttori come bonus per il 2026.
La borsa di Jakarta è poco mossa, questa settimana il ribasso è nell'ordine del 9%. Il governo ha annunciato misure di regolamentazione sulle esportazioni di materie prime
Punto sulle borse
I dividendi europei hanno recuperato completamente il calo di marzo e stanno sovraperformando gli indici azionario da inizio anno, è quanto emerge dall'ultimo report del team di strategia di portafoglio di Goldman Sachs, firmato da Christian Mueller-Glissmann e colleghi.
Il merito è doppio: da un lato una stagione degli utili del primo trimestre più solida del previsto, dall'altro la minore sensibilità ai tassi in rialzo grazie alla duration più corta dei dividendi rispetto alle azioni. I dividendi "front-end" europei — ovvero quelli a breve scadenza, in questo caso con orizzonte 2028, che reagiscono meno ai movimenti dei tassi rispetto alle scadenze più lontane — hanno battuto sia l'Euro Stoxx 50 che il FTSE 100. Goldman vede un upside dell'8% sui dividendi impliciti Euro Stoxx 50 per il 2027 e del 10% per le banche europee, con potenziali ancora più significativi sul 2028 e oltre.
A livello settoriale guidano le banche e le assicurazioni, con UniCredit a 1,72 euro di dividendo finale (+16%), BBVA a 0,92 euro (+31%) e Munich Re a 24 euro (+20%). Tra i titoli con le revisioni degli utili più forti ma dividendi impliciti ancora cauti spiccano ENI, TotalEnergies, Repsol e ASML — potenziali candidati a sorprese positive. Sul fronte opposto, Bayer mantiene il minimo legale di 0,11 euro per priorità al deleveraging e ai contenziosi, mentre Stellantis e Lufthansa mostrano i cali più marcati nei dividendi impliciti a tre mesi.
Tra i singoli titoli con il maggiore potenziale di crescita dei dividendi 2027 emergono Santander (+29%), Adidas (+29%) e ASML (+27%). Le maggiori revisioni al rialzo degli ultimi tre mesi riguardano UBS, Carrefour e Generali. I volumi di trading sui dividend swap restano concentrati nel settore finanziario, che rappresenta circa il 40% del totale.
Macrovariabili
Petrolio (Brent 104,5 usd)
Il greggio è in calo dello 0,8%, -5% la performance della settimana.
L'Iran sta discutendo con l'Oman su come istituire una qualche forma di sistema di pedaggio permanente che formalizzi il suo controllo sul traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.
"L'Iran e l'Oman devono mobilitare tutte le loro risorse sia per garantire la sicurezza sia per gestire la navigazione nel modo più appropriato", ha dichiarato l'ambasciatore iraniano in Francia, Mohammad Amin Nejad, in un'intervista a Bloomberg a Parigi mercoledì. "Questo comporterà dei costi, ed è ovvio che coloro che desiderano beneficiare di questo traffico dovranno anche pagare la loro quota", ha affermato in farsi, tramite un interprete, aggiungendo che il sistema sarà trasparente. "E se oggi c'è la volontà di migliorare la situazione, bisogna trovare una soluzione per affrontare la radice del problema".
Interpellato in merito al piano, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo ha respinto. "Lo vogliamo aperto, lo vogliamo libero, non vogliamo pedaggi", ha detto Trump ai giornalisti alla Casa Bianca giovedì, riferendosi allo Stretto di Hormuz.
Operatività
Il quadro di breve resta in fortissima tensione, tuttavia si è finora confermato corretto il suggerimento di non acquistare sopra i 100 usd in ottica di lungo periodo. Solo una chiusura di settimana/mese sopra quota 120 dollari proietterà il movimento fino ai massimi di lunghissimo periodo, verso 140/145 dollari e farà scattare acquisti in tendenza in ottica speculativa.
Indice Commodity (140,1 usd)
Ieri in calo di quasi il 2%, terza seduta di ribasso, stamattina prezzi poco mossi.
L'andamento delle materie prime nell'ultimo mese è stato determinato dall'impennata dei prezzi dell'energia, dal potente ma volatile dei metalli industriali, in particolare del rame, infine dalla persistente debolezza delle materie prime agricole.
Energia. Il petrolio è stato il principale responsabile dei guadagni dell'indice. Il Brent si è mantenuto sopra i 102 dollari al barile giovedì, con il WTI scambiato intorno ai 96,35 dollari, poiché la guerra in Medio Oriente ha continuato a ridurre le forniture. Gli analisti di Goldman Sachs, tra cui Yulia Zhestkova Grigsby e Daan Struyven, hanno osservato in una nota del 20 maggio che le scorte globali di petrolio visibili si sono ridotte di un record di 8,7 milioni di barili al giorno finora a maggio, "quasi il doppio del ritmo medio dall'inizio del conflitto", aggiungendo che "i mercati fisici continuano a restringersi". Il differenziale di prezzo tra gasolio e Brent, nel frattempo, si è mantenuto intorno ai 46,34 dollari al barile, riflettendo margini di raffinazione robusti.
Metalli.
Il rame ha superato i 14.000 dollari a tonnellata sul London Metal Exchange il 12 maggio, avvicinandosi al suo massimo storico di oltre 14.500 dollari raggiunto a gennaio, spinto dalla ripresa della domanda cinese, dalle crescenti interruzioni dell'attività mineraria a livello globale e dall'ottimismo sulla domanda alimentato dall'intelligenza artificiale. La commissione statale cilena per il rame, Cochilco, ha abbassato del 2% le sue previsioni di produzione per il 2026 a 5,3 milioni di tonnellate, rafforzando le aspettative di un'offerta limitata. Il responsabile dell'analisi dei metalli industriali di Trafigura ha segnalato che la competizione tra Stati Uniti e Cina per assicurarsi le forniture di rame rappresenta "un nuovo catalizzatore che spingerà i prezzi al rialzo", con un punto di svolta chiave previsto a luglio, quando gli Stati Uniti dovrebbero decidere sui dazi all'importazione per il rame raffinato. Ieri, tuttavia, il rame a tre mesi del LME è sceso a 13.516 dollari a tonnellata, poiché il rally ha scoraggiato gli acquirenti cinesi. L'oro, nel frattempo, si è attestato giovedì intorno ai 4.539,80 dollari l'oncia, ancora in rialzo di quasi il 38% su base annua, sebbene in calo del 14,6% rispetto al picco di gennaio di 5.318,40 dollari.
Le materie prime agricole hanno fornito un supporto limitato. L'olio di palma è sceso a causa dei dati più deboli sulle esportazioni malesi (le esportazioni per il periodo 1-20 maggio sarebbero diminuite del 20,5% rispetto al mese precedente), mentre i prezzi dell'olio di soia sono calati. Il prezzo del mais è rimasto in un intervallo ristretto intorno ai 4-5 dollari al bushel dalla metà del 2023 e l'elevato posizionamento netto long dei gestori di fondi sui futures dei cereali suggerisce un rischio di inversione di tendenza nel breve termine.
Il complesso delle materie prime ha guadagnato circa il 25% nella prima metà del 2026, con il Bloomberg Commodity Spot Index che ha raggiunto un record a fine primo trimestre, trainato da energia e metalli.
Barclays, che questa settimana ha avviato la copertura del settore metallurgico e minerario, ha identificato rame, terre rare e uranio come principali beneficiari degli investimenti tecnologici e delle barriere commerciali, e prevede che la domanda di rame supererà l'offerta fino alla fine dell'anno.
Operatività
Consideriamo l'area dei massimi del 2022 verso 140 usd l'obiettivo naturale del movimento in corso per l'indice delle commodity. Solo una chiusura di settimana/mese oltre 143-145 usd aprirà una nuova strategia di accumulo.
Oro (4.520 usd) Argento (76,40 usd)
Prezzi in assestamento dopo il rialzo di ieri, più o meno sui livelli di venerdì.
Gli investitori tengono d'occhio i rendimenti dei titoli del Tesoro, con rendimenti elevati che rappresentano un punto di pressione per i metalli preziosi. L'andamento del processo di pace durante il lungo fine settimana potrebbe determinare la prossima mossa dei rendimenti. "Un attacco statunitense all'Iran, alla luce del rifiuto della Guida Suprema di scendere a compromessi sulla questione nucleare, probabilmente spingerebbe il rendimento dei titoli decennali verso la soglia del 5,000%, con la correlazione inversa che porterebbe l'oro a superare la media mobile a 200 giorni", afferma Robert Yawger di Mizuho Securities USA in una nota, aggiungendo che ciò potrebbe comportare un calo dell'oro a 4.000 dollari l'oncia troy per la prima volta da novembre 2025.
Operatività
Nelle ultime settimane il prezzo dell'oro si è mosso in un ristretto range senza una precisa direzionalità. Sfruttare discese nel range 4.100/4mila usd per costruire una posizione. Ripartenza dell'uptrend, e acquisti in tendenza, solo con la piena rottura di area 4.900 usd, per un obiettivo sui massimi in area 5.600 usd.
Forex Euro/Usd (1,161)
Il cambio, stamattina poco mosso, ha toccato ieri il livello più basso dal 7 aprile, scivolando a 1,1584 prima di stabilizzarsi vicino a 1,1591, ben lontano da 1,1788,
L'attività economica nell'area euro si è contratta al ritmo più rapido degli ultimi due anni e mezzo, alimentando i timori che la guerra in Iran e il conseguente aumento dei costi energetici stiano infliggendo un duro colpo all'economia. L'indice composito dei responsabili degli acquisti (PMI) elaborato da S&P Global è sceso a 47,5 a maggio, rispetto ai 48,8 di aprile, rimanendo al di sotto della soglia di 50 che separa la crescita dalla contrazione per il secondo mese consecutivo. Gli analisti interpellati da Bloomberg si aspettavano un valore invariato. Ancora una volta, il settore manifatturiero è cresciuto grazie all'accumulo di scorte a scopo precauzionale, mentre il settore dei servizi ha subito un crollo. Tra le due principali economie della regione, l'indice composito della Germania è rimasto più o meno stabile, mentre quello della Francia è crollato al livello più basso dal 2020.
"L'indagine PMI composita per l'area euro ha rivelato un altro inatteso e brusco rallentamento dell'attività. Evidenzia il dilemma creato dallo shock energetico per la BCE, con l'economia che si indebolisce notevolmente mentre l'inflazione sale. Sebbene ci aspettiamo che la BCE aumenti i tassi a giugno, l'aggressivo inasprimento monetario già scontato dai mercati finanziari sembra improbabile che si concretizzi.", ha commentato David Powell, economista senior per l'area euro. Clicca qui per il commento completo.
Operatività
Riteniamo corretto comprare il dollaro in ottica di diversificazione in area 1,17/1,20. Segnali di inversione del trend negativo emergeranno con la discesa confermata su base settimanale sotto 1,15 per target in area 1,10.
Bitcoin (77.700 usd)
Bitcoin alla terza seduta di rialzo, il prezzo resta intrappolato tra supporto tecnico e resistenza macroeconomica.
Bloomberg ha messo in evidenza una dinamica inconsueta nella struttura del mercato delle criptovalute: il livello di prezzo che dovrebbe attirare nuovamente gli acquirenti è lo stesso che provoca alcune delle vendite più consistenti.
Gli ETF sul Bitcoin spot statunitensi hanno registrato il nono deflusso settimanale più elevato dal loro lancio, con 1,7 miliardi di dollari usciti dai fondi nei cinque giorni fino a lunedì, secondo K33 Research. Le vendite sono arrivate proprio mentre il Bitcoin si avvicinava agli 83.000 dollari, il prezzo medio al quale i detentori di ETF non perdono praticamente nulla del loro investimento. Quando il Bitcoin viene scambiato vicino a questo livello, la probabilità di un forte deflusso giornaliero sale a oltre il 10%, rispetto al solo 3% quando i prezzi sono significativamente più alti. "I giorni di forti deflussi sono molto più comuni quando Bitcoin viene scambiato vicino al suo costo di acquisto", ha affermato Vetle Lunde di K33. "Attribuiamo questo fenomeno al fatto che i partecipanti al mercato cercano di evitare perdite". Il problema si presenta in entrambe le direzioni: chi si avvicina al pareggio dall'alto vende per non andare in perdita, chi arriva dal basso vende per limitare i danni. In entrambi i casi, il costo di acquisto funge da tetto piuttosto che da pavimento. Gli 83.000 dollari coincidono inoltre con la media mobile a 200 giorni di Bitcoin, una soglia storicamente critica che CryptoQuant ha definito "un limite massimo chiave del mercato ribassista". I deflussi sono proseguiti anche questa settimana, con circa 1,1 miliardi di dollari ritirati dai fondi fino a mercoledì. Il Bitcoin ha perso nel 2026 il pubblico che cercava di attrarre da anni. Gli investitori retail si sono infatti ritirati, i flussi istituzionali si sono assottigliati e i prezzi sono ben al di sotto dei massimi storici oltre i 126.000 dollari. In questo contesto, colpisce la notizia emersa dal prospetto IPO di SpaceX: la società di Elon Musk detiene 18.712 bitcoin, acquistati per circa 661 milioni di dollari a un prezzo medio intorno ai 35.000 dollari per unità — livello che risale al novembre 2023. Ai prezzi attuali, il portafoglio crypto di SpaceX vale circa 1,45 miliardi di dollari, con una plusvalenza latente di circa 789 milioni.
Operatività
Il quadro di breve è tornato a indebolirsi. La chiusura settimanale sotto 80mila usd ha aperto la strada per una discesa fin verso 74mila/72mila usd.
Bond
Treasury Note a dieci anni al 4,58% di tasso di rendimento.
In Europa il Bund a dieci anni è al 3,09%.
Il mercato prezza oggi più di un rialzo dei tassi Fed entro il primo trimestre 2027. Goldman Sachs vede invece ancora due tagli da 25 punti base nello stesso arco temporale. Una divergenza significativa, spiegata solo in parte dalle diverse aspettative sull'inflazione — il mercato è circa 20 punti base sopra le previsioni degli economisti della banca d’affari sul CPI di dicembre 2026, ma 50-60 punti base sopra per dicembre 2027 — e in parte da differenti attese sul mercato del lavoro e sulla funzione di reazione della Fed.
In un report di ieri, gli analisti della banca d'affari individuano tre scenari per un'inversione dei rendimenti. Il primo è una risoluzione del conflitto con la riapertura dello Stretto di Hormuz e calo del petrolio, che ridurrebbe le pressioni inflazionistiche. Il secondo è la comparsa di dati macro più deboli — sul mercato del lavoro e sull'inflazione sottostante — che spingano il mercato verso aspettative più accomodanti sulla Fed. Il terzo è un deterioramento sufficiente delle valutazioni, accompagnato da tensioni più marcate sugli asset rischiosi.
Lo scenario base di Goldman combina i primi due: risoluzione del conflitto e dati più dovish nel tempo. In quel contesto il sollievo si distribuirebbe sull'intera curva, ma sarebbe guidato dal tratto 2-5 anni, quello più sensibile alle aspettative sulla Fed. Fino ad allora, il caso per rendimenti più bassi resta difficile da sostenere
La Turchia ha ceduto quasi tutti i suoi titoli del Tesoro americani, secondo i calcoli di Bloomberg relativi a marzo: non si tratta di una scelta strategica di allocazione delle risorse ma del risultato degli sforzi delle autorità di Ankara a sostegno della propria valuta durante il primo mese della guerra con l'Iran.
L'ammontare dei titoli del Tesoro detenuti è sceso a 1,8 miliardi di dollari alla fine di marzo, rispetto ai 16 miliardi del mese precedente. La cifra include i titoli detenuti dalla banca centrale e da altre entità turche, comprese le società.
Le riserve di titoli del Tesoro della Turchia hanno raggiunto i 21 miliardi di dollari nel febbraio 2025, dopo che il Paese ha trascorso un anno a ricostituire le riserve. Queste ultime avevano raggiunto il picco circa dieci anni fa, a 80 miliardi di dollari, prima di diminuire costantemente a causa del deterioramento delle relazioni con gli Stati Uniti, dovuto a una serie di controversie politiche e geopolitiche.
Marzo è l'ultimo mese per il quale sono disponibili i dati; i dati di aprile saranno pubblicati il mese prossimo.
Operatività. Gran parte del rialzo dei rendimenti è stato determinato dal forte aumento dei prezzi del petrolio registrato dall'inizio della guerra con l'Iran alla fine di febbraio. Si teme infatti che uno shock energetico possa innescare un'impennata dell'inflazione in diversi paesi del mondo e, di conseguenza, indurre le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse. Tuttavia, se non diamo per scontato che il rialzo del petrolio, per lo meno in queste dimensioni, diventi strutturale, allora i rendimenti dei bond governativi, soprattutto sulle scadenza lunghe, potrebbero rivelarsi un'ottima occasione per accumulare, escludendo però in questa fase "posizioni puramente speculative".
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