Focus sui Mercati Finanziari
I bond sono al centro della scena. Treasury Note a dieci anni al 4,66%, sui massimi da gennaio 2025, il trent'anni al 5,18%, livello mai visto dal 2007.
In Europa, Bund a 10 anni al 3,19%, top da 2011

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Borse di notte
Indice MSCI Asia-Pacific in ribasso dell'1,1%, dopo la terza seduta in flessione dell'S&P500 di Wall Street. Il petrolio è all'incirca sui livelli di ieri, in assenza di novità rilevanti dal Golfo Persico. Il buon esito di un'asta di titoli governativi a lunga scadenza in Giappone, contribuisce a raffreddare le tensioni sull'obbligazionario.
I future di Wall Street si muovono poco sotto la parità, mentre quelli europei sono in calo di circa lo 0,7%.
Giappone. Nikkei -1,3%. I titoli di Stato giapponesi a 20 anni hanno guadagnato terreno dopo che un'asta di questa scadenza ha registrato una domanda superiore alla media degli ultimi 12 mesi: i rendimenti più elevati hanno attratto gli investitori nonostante le preoccupazioni per l'inflazione e la spesa pubblica.
Il rendimento è sceso fino a 10 punti base, attestandosi al 3,68%, dopo che il rapporto tra offerte e richieste nell'asta di mercoledì è stato di 4,01, rispetto a una media di 3,43 negli ultimi 12 mesi. Il rendimento medio accettato è salito al 3,711%, il livello più alto dal 1996. L'asta si è svolta meno di 24 ore dopo che il rendimento dei titoli di Stato a 20 anni del Paese ha raggiunto il suo picco dal 1996. .
Cina. Hang Seng di Hong Kong -0,5%, CSI 300 -0,3%. Taiex di Taipei -0,1%. Il leader cinese Xi Jinping ha accolto stamattina a Pechino il presidente russo Vladimir Putin per colloqui volti a rafforzare i legami bilaterali e a far progredire un progetto energetico a lungo bloccato. Xi ha stretto la mano a Putin fuori dalla Grande Sala del Popolo in Piazza Tiananmen, riservandogli lo stesso trattamento che pochi giorni prima aveva ricevuto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump..
Corea del Sud. Kospi -1,2%. Samsung Electronics perde il 2% dopo l'annuncio di sciopero arrivato dai rappresentanti sindacali dell'azienda: si erano rotte ieri le trattative sugli aumenti salariali.
Singapore ha superato l'Indonesia come mercato azionario più grande del Sud-est asiatico, segnalando l'approvazione degli investitori alle riforme di mercato della città-stato e la loro
diminuzione di fiducia nella gestione economica del paese vicino.
La capitalizzazione di mercato di Singapore è salita a 645 miliardi di dollari, mentre quella dell'Indonesia è crollata di oltre il 30% rispetto al picco di gennaio, attestandosi a 618 miliardi di dollari, secondo i dati raccolti da Bloomberg.
Punto sulle borse
Nella prima parte di maggio i gestori di fondi hanno aumentato le allocazioni azionarie nella misura più alta mai registrata in un singolo mese da circa quattro anni, lo dice il sondaggio globale mensile di Bank of America diffuso ieri sera.
L'esposizione netta alle azioni è balzata a un sovrappeso del 50% a maggio, dal 13% di aprile, portando i fund manager al livello più alto di sovrappeso sull'azionario da gennaio 2022. Una corsa che ha spinto le strategie guidate da Michael Hartnett a segnalare la vicinanza al classico indicatore contrarian di vendita.
La spinta verso le azioni è stata alimentata dall'ottimismo sugli utili aziendali e dalle attese di tagli dei tassi da parte della Fed. La liquidità nei portafogli è scesa al 3,9%, il calo mensile più brusco da febbraio 2024. Hartnett ha ribadito la sua lettura della scorsa settimana: la "capitolazione rialzista" sul mercato azionario è quasi completata. L'inizio di giugno viene indicato come il periodo in cui le azioni saranno "mature per prese di profitto", con i rendimenti obbligazionari destinati a "determinare l'entità del ribasso".
L'inflazione viene identificata come il principale rischio per i rendimenti, pur restando una maggioranza favorevole a tagli Fed nel corso dell'anno.
Il 73% degli intervistati è lungo sui titoli del settore chip, identificato come il "trade più affollato" del momento. In Europa, invece, l'ottimismo sulla crescita economica è calato ai minimi da ottobre 2024. Il sondaggio è stato condotto dall'8 al 14 maggio su 170 partecipanti con 461 miliardi di dollari in gestione.
Sull'andamento del mercato si è espresso ieri anche il CEO di Bank of America, Brian Moyniham: "Quello che osserviamo è che, nel mese di aprile, i nostri clienti hanno immesso nell’economia il 5% in più di denaro rispetto allo scorso aprile. E l’aumento del prezzo della benzina rappresenta meno di mezzo punto percentuale di tale cifra. Il resto è semplicemente un aumento della spesa. Le persone hanno un lavoro. Hanno più soldi nei loro conti. La qualità del credito è buona... Non c'è nulla che faccia riflettere quando si guarda a ciò che le persone stanno effettivamente facendo".
Macrovariabili
Petrolio (Brent 111,0 usd)
Il petrolio è poco sopra il prezzo di ieri, in lieve ribasso stamattina.
Ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di riprendere gli attacchi contro l'Iran se Teheran non accetterà le condizioni di pace statunitensi, affermando che "potremmo dover dare loro un altro duro colpo". Trump ha dichiarato che aspetterà "due o tre giorni, forse venerdì, sabato o domenica" o "l'inizio della prossima settimana" per un accordo, prima di un potenziale attacco. Martedì, una massiccia scommessa sulle opzioni sul crollo dei prezzi del petrolio Brent ha scosso gli operatori del settore, con opzioni put equivalenti a 134 milioni di barili scambiati.
Operatività
Il quadro di breve resta in fortissima tensione, tuttavia si è finora confermato corretto il suggerimento di non acquistare sopra i 100 usd in ottica di lungo periodo. Solo una chiusura di settimana/mese sopra quota 120 dollari proietterà il movimento fino ai massimi di lunghissimo periodo, verso 140/145 dollari e farà scattare acquisti in tendenza in ottica speculativa.
Indice Commodity (142,2 usd)
In calo dello 0,4%, seconda seduta di ribasso.
L'Indonesia prevede di rafforzare i controlli sulle esportazioni di materie prime, tra cui carbone e olio di palma: con questo provvedimento, anticipato ieri da Bloomberg, il governo intende contrastare l'evasione fiscale e prova a sostenere la rupia.
Un nuovo ente statale dovrebbe gestire le esportazioni di queste materie prime e reprimere il fenomeno della sottofatturazione. La supervisione dovrebbe essere affidata a Danantara, il fondo sovrano che risponde direttamente al presidente Prabowo Subianto.
La drastica iniziativa dovrebbe rafforzare le entrate statali proprio quando le costose politiche a favore dei ceti più svantaggiati, tra cui i pasti scolastici gratuiti universali, cominciano a farsi sentire sui conti pubblici.
La sicurezza delle risorse è diventata "un pilastro della competitività economica, non meno importante della stabilità fiscale o della solidità del sistema bancario". È quanto sostiene Alex Rohner, Fixed Income Strategist di J. Safra Sarasin. Le materie prime critiche — indispensabili per manifattura, digitalizzazione, transizione energetica e difesa — sono ormai pedine su una scacchiera geopolitica. Il vero controllo strategico si gioca nelle fasi a valle della filiera: raffinazione, lavorazione chimica, produzione di componenti chiave. È lì che la Cina ha costruito una posizione di dominio incontrastata, consolidata da anni di politiche industriali mirate. Le recenti restrizioni cinesi all'export di minerali critici dimostrano come l'interdipendenza sia diventata "uno strumento di pressione", con ricadute dirette su costi industriali, volatilità dei prezzi e competitività europea.
Per gli investitori il quadro delinea "un bias strutturalmente rialzista sulle materie prime critiche" nel medio periodo, trainato dallo stockpiling strategico e dal ritorno delle politiche industriali statali, ma in un contesto di volatilità crescente che impone selettività e attenzione ai rischi geopolitici.
Operatività
Consideriamo l'area dei massimi del 2022 verso 140 usd l'obiettivo naturale del movimento in corso per l'indice delle commodity. Solo una chiusura di settimana/mese oltre 143-145 usd aprirà una nuova strategia di accumulo.
Oro (4.460 usd) Argento (73,40 usd)
Prezzi in discesa, in continuità con l'andamento di questa prima parte della settimana.
L'oro consolida il ribasso a circa 4.465 dollari l'oncia, dopo aver perso quasi il 2% martedì. La mancanza di progressi sulla riapertura dello Stretto di Hormuz alimenta i timori inflazionistici e aumenta le scommesse su possibili rialzi dei tassi da parte delle banche centrali globali. I rendimenti del trentennale americano sono saliti ai livelli più alti dal 2007, alla vigilia della crisi finanziaria globale.
Trump ha minacciato di riprendere i raid sull'Iran nelle prossime ore, meno di un giorno dopo aver annunciato la sospensione degli attacchi. Il Senato americano a guida repubblicana ha nel frattempo segnalato la propria opposizione all'estensione del conflitto con un voto procedurale.
L'oro sconta un paradosso: i prezzi energetici elevati alimentano l'inflazione, ma riducono anche le probabilità di tagli dei tassi che storicamente favoriscono il metallo, il quale non genera rendimento. Il mercato si è stabilizzato in un range ristretto dopo il crollo dei primi giorni del conflitto. Da quando è scoppiata la guerra il 27 febbraio, il metallo giallo ha perso il 15%. Ole Hansen di Saxo Bank segnala "una partecipazione contenuta e un mercato in attesa di un catalizzatore più chiaro", con i flussi sugli ETF fermi e la volatilità bassa.
L'argento è sostanzialmente invariato dopo il crollo del 5% di lunedì. Aveva sfiorato i 90 dollari l'oncia la scorsa settimana sull'onda dell'entusiasmo per l'AI e la domanda di metalli per infrastrutture data center. Da febbraio ha perso il 21%.
Operatività
Nelle ultime settimane il prezzo dell'oro si è mosso in un ristretto range senza una precisa direzionalità. Sfruttare discese nel range 4.100/4mila usd per costruire una posizione. Ripartenza dell'uptrend, e acquisti in tendenza, solo con la piena rottura di area 4.900 usd, per un obiettivo sui massimi in area 5.600 usd.
Forex Euro/Usd (1,160)
La ripresa del dollaro ha spinto l'euro sui minimi da inizio aprile.
L'Unione Europea ha finalizzato il testo del suo accordo commerciale con gli Stati Uniti. Dopo mesi di negoziati, i legislatori e gli Stati membri dell'UE hanno raggiunto l'accordo stanotte, superando le controversie persistenti che avevano contribuito a rallentarne l'attuazione. L'accordo, inizialmente raggiunto lo scorso luglio, prevede che l'UE elimini i dazi sui prodotti industriali statunitensi in cambio di un tetto tariffario del 15% sulle esportazioni del blocco. Il Parlamento europeo e i paesi dell'UE voteranno ora per ratificare il testo definitivo.
Secondo Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo della Bundesbank, la Banca Centrale Europea potrebbe dover rispondere anche a breve alle sfide economiche derivanti dal conflitto in Medio Oriente.
"Questo shock dell'offerta energetica è più persistente, quindi ci stiamo allontanando dal nostro scenario di base", ha dichiarato martedì il presidente della Bundesbank a Bloomberg Television. "Ciò significa che forse dovremo fare qualcosa"
Operatività
Riteniamo corretto comprare il dollaro in ottica di diversificazione in area 1,17/1,20. Segnali di inversione del trend negativo emergeranno con la discesa confermata su base settimanale sotto 1,15 per target in area 1,10.
Bitcoin (76.700 usd)
Bitcoin sui minimi del mese.
Operatività
Il quadro di breve è tornato a indebolirsi. La chiusura settimanale sotto 80mila usd ha aperto la strada per una discesa fin verso 74mila/72mila usd.
Bond
Treasury Note a dieci anni al 4,66% di tasso di rendimento, sui massimi da gennaio 2025. Il due anni è al 4,11% e il trent'anni al 5,18%, quest'ultimo è un livello mai visto dal 2007.
In Europa il Bund a dieci anni ha chiuso ieri al 3,19%, top dal 2011.
I bond sono al centro della scena. La correlazione a due mesi tra azionario americano e rendimenti dei Treasury a dieci anni è diventata "la più negativa dalla fine degli anni Novanta", segnale che il mercato sta prezzando l'inflazione — non la crescita — come principale fonte di rischio. La tesi è contenuta in un report di Goldman Sachs firmato dal team di Christian Mueller-Glissmann e Peter Oppenheimer.
La banca d’investimento mantiene una posizione neutrale sui bond in aggregato ma con giudizi differenziati. I Treasury americani a dieci anni sono overweight, con rendimenti attesi in calo dal 4,60% al 4,07% a dodici mesi e un total return potenziale del 9%. I gilt britannici sono anch'essi overweight, con rendimento visto scendere dal 5,18% al 4,30% e potenziale di guadagno superiore al 13%. I Bund tedeschi sono underweight, rendimenti stabili attorno al 3%.
Secondo Citigroup, gli operatori obbligazionari stanno puntando al 5,5% come nuovo "livello tondo" per i rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi a 30 anni, mentre le preoccupazioni sull'inflazione si propagano sui mercati. Jim McCormick, stratega macroeconomico sui tassi di interesse della banca, ha detto a Bloomberg che l'attenzione si sposterà probabilmente su questo livello dopo che i rendimenti a lungo termine sono saliti al 5,17%, avvicinandosi al massimo dal 2007. L'ultima volta che hanno raggiunto il 5,5% è stato 22 anni fa. "Il ragionamento degli investitori in termini di acquisto sui ribassi dei titoli del Tesoro è cambiato", ha dichiarato McCormick in un'intervista a Singapore. L'inflazione di base non mostra segni di rallentamento, mentre la crescita statunitense dovrebbe superare quella dei mercati sviluppati, poiché si prevede che la più grande economia mondiale resisterà meglio alla crisi energetica, ha aggiunto.
Un sondaggio di Bank of America tra i gestori di fondi mostra che il 62% ritiene che un forte aumento dei rendimenti nel corso del prossimo anno porterà i costi di finanziamento dei titoli di Stato trentennali al di sopra del 6%.
Operatività. Gran parte del rialzo dei rendimenti è stato determinato dal forte aumento dei prezzi del petrolio registrato dall'inizio della guerra con l'Iran alla fine di febbraio. Si teme infatti che uno shock energetico possa innescare un'impennata dell'inflazione in diversi paesi del mondo e, di conseguenza, indurre le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse. Tuttavia, se non diamo per scontato che il rialzo del petrolio, per lo meno in queste dimensioni, diventi strutturale, allora i rendimenti dei bond governativi, soprattutto sulle scadenza lunghe, potrebbero rivelarsi un'ottima occasione per accumulare, escludendo però in questa fase "posizioni puramente speculative".
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