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Il rendimento è Fast con il nuovo Cash Collect che paga il 18% annuo
Premi mensili del 1,5% con memoria (18% annuo) per il nuovo Fast Cash Collect di Leonteq ISIN CH1409723587 su Banco BPM, Broadcom, Eni e Tesla. Barriere al 55% e autocall veloce dal terzo mese.

Per chi è a caccia di alto rendimento, il nuovo Fast Cash Collect nato in casa Leonteq rappresenta una soluzione d’investimento da considerare. Ci riferiamo al certificato ISIN CH1409723587 basato su un paniere di quattro titoli - Banco BPM, Broadcom, Eni e Tesla – che offre un rendimento annuo del 18%, erogato con coupon mensili dell’1,5%. I titoli sono decorrelati ma comunque tutti con fondamentali solidi e inseriti in un contesto favorevole. La barriera per ottenere i premi e il rimborso a scadenza è piuttosto ampia, ossia al 55% degli strike. Il certificato è caratterizzato dalla struttura Fast, che prevede la possibilità di rimborso anticipato da maggio 2025 con step down del 1% mensile, a partire dal 100% dello strike.
La struttura del prodotto la conosciamo ormai tutti ed è diventata dominante sul mercato: i Fast Cash Collect. Un prodotto pensato con l’intento di dare il massimo rendimento in tempi brevi. Infatti, visto l’autocall già a partire dal terzo mese con step down veloce del 1% mensile, l’emittente riesce a dare un rendimento del 1,5% mensile che, in tre mesi, significa il 4,5%. Un rendimento difficilissimo da trovare sul mercato. Nel caso in cui poi uno o più titoli dovessero scendere e mantenersi al di sotto del trigger per l’autocall (nei limiti delle barriere), il certificato esprimerà il suo meglio pagando per molto più tempo i premi mensili elevati. Il prodotto si compra anche a lieve sconto.
Quattro titoli decorrelati ma con fondamentali solidi
I quattro titoli del basket sono tra loro decorrelati e questo sicuramente aumenta il rischio del prodotto, che per l’appunto riesce a pagare un premio mensile monstre del 1,5%. Due titoli sono italiani quali Eni e Banco BPM e due Americani, Broadcom e Tesla.
Banco BPM. L’istituto è sulla bocca di tutti soprattutto per capire l’esito dell’Offerta Pubblica di Scambio (OPS), del valore di 10 miliardi di euro, lanciata da Unicredit senza una preventiva intesa con il management della banca target. Recentemente, inoltre, Banco BPM ha comunicato un CET1 ratio previsto tra il 13% e il 13,5%, escludendo l'impatto della potenziale acquisizione relativa all’OPA lanciata su Anima Holding. Questa solidità patrimoniale ha rafforzato la fiducia degli investitori. Gli analisti restano positivi sul titolo con 7 buy e 9 hold. Nessuno consiglia la vendita del titolo. Target price a 9,31 euro, di fatto sui prezzi attuali.
Broadcom. Il gigante americano progetta, sviluppa e produce a livello globale un’ampia gamma di prodotti software per semiconduttori e infrastrutture. Ha accolto con entusiasmo i solidi risultati finanziari di Nvidia, che tuttavia non hanno placato i timori (sorti dopo il lancio dall’AI low cost cinese) sulla domanda nel settore dei semiconduttori legati all'intelligenza artificiale. Tuttavia, la società non intende fermarsi e sta considerando l'acquisizione di alcune divisioni di Intel, tra cui il Client Computing Group, il Data Center and AI, e il Network and Edge Group, per espandere il proprio portafoglio. Sul titolo gli analisti sono positivi con 43 buy, 5 hold e nessun sell. Target price a 251 dollari, per un rendimento potenziale del 30% circa.
Eni. La novità più importante riguarda l’intesa con la malese Petronas. Le due società hanno firmato un memorandum d'intesa per combinare alcune loro attività in Indonesia e Malesia. La collaborazione mira a gestire riserve combinate di circa 3 miliardi di barili equivalenti di petrolio, con un potenziale aggiuntivo di 10 miliardi da future esplorazioni, rafforzando la posizione nel settore del gas naturale liquefatto nella regione. Relativamente al piano strategico 2025-2028, l’elemento chiave riguarda investimenti annui netti di 7 miliardi di euro. Il cane a sei zampe ha inoltre aggiornato la politica dei dividendi, con un incremento del 5% della cedola. Anche per Eni gli analisti restano positivi con 14 buy, 15 hold e 1 solo sell. Target price a 15,83 euro e un rendimento potenziale del 14,3%.
Tesla. Il produttore di auto elettriche è stato zavorrato da Wall Street dal calo di vendite da inizio anno. A gennaio 2025, sono solo 9.945 i veicoli acquistati in Europa, segnando una diminuzione del 45% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Questo crollo è avvenuto nonostante una crescita del 37% nelle vendite complessive di veicoli elettrici nel continente. In Cina, dove aumenta la concorrenza del produttore locale BYD, la compagnia di Musk non se la passa meglio: sempre a gennaio, le vendite sono scese dell'11,5%. Tuttavia, Tesla ha annunciato l'intenzione di implementare, nel Paese asiatico, le funzionalità di guida completamente autonoma per rilanciare la propria distintività. Da dire che lo strike è stato fatto il 26 febbraio 2025, dunque praticamente sui minimi di periodo e con un calo dai massimi del 40%. I valori sono tornati su un supporto chiave a 275 dollari da cui è partito un primo tentativo di rimbalzo. Buon livello da cui si va a calcolare la barriera al 55%.
Certificate ad alto rendimento: premi del 1,5% e barriera al 55%
Il prodotto ISIN CH1409723587 è pensato per gli appetiti più speculativi. Paga infatti un premio mensile del 1,5%, pari ad un rendimento annuo del 18%, condizionato ad una barriera al 55% valida sia per i premi che a scadenza. Ovviamente i premi sono dotati di memoria, dunque eventuali premi persi verranno memorizzati e potranno essere recuperati nelle date di osservazione successive.
Il basket di titoli è decorrelato e la volatilità è particolarmente alta per Broadcom e Tesla. È vero, dunque, che il certificato ben si adatta agli investitori con una maggiore propensione al rischio, ma ricordiamo che sia Broadcom che Tesla sono titoli molto efficienti che fino ad oggi hanno sempre segnato nuovi massimi storici. Broadcom viene considerata una cash cow americana e Tesla è la società di Musk, il numero due di Trump (e che, lo ricordiamo, ha finanziato la sua campagna). Il tutto, condito con barriera al 55%, evidenzia comunque una struttura sì aggressiva, ma con un certo senso logico. Sotto la tabella di correlazione e volatilità implicita (stimata) ad un anno dei quattro titoli.

Il certificato prevede poi la possibilità di autocall mensile, da maggio del 2025 con step down del 1% mensile, a partire da un trigger al 100% dello strike per arrivare fino al 80%. Questo facilita la possibilità di rimborso anticipato del prodotto.
A scadenza le possibilità sono due. Se tutti i titoli saranno sopra barriera, il certificato rimborserà il nominale di 1.000 euro, più l’ultima cedola, più eventuali cedole non pagate. Altrimenti, se anche solo un titolo sarà al di sotto della barriera, il prodotto pagherà la performance del peggiore. Ipotizzando a scadenza un crollo del 60% del worst of, il certificato rimborserà 40 euro.
Sotto la tabella con strike e barriere reperibile sul sito dell’emittente.

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