COMUNICAZIONE DI MARKETING

Tre single stock su Italia: diversificazione, rendimento e protezione

Vi proponiamo tre certificati single stock con barriere profonde per investire costruendo un portafoglio equi pesato e sfruttare la de-correlazione. Il tutto mantenendo un rendimento a doppia cifra.

Autore: Michele Fanigliulo
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Con i mercati azionari saliti vertiginosamente e un bull market che prosegue ormai da tre anni, i certificati diventano uno strumento d’investimento particolarmente interessante perché permettono di estrarre rendimento dal mercato, riducendo l’impatto della volatilità sul portafoglio. Sono tante le soluzioni che vengono proposte dagli emittenti, se rimaniamo sui prodotti a cedola e capitale condizionatamente protetto, troviamo ad esempio i low barrier su basket, i prodotti su indici, quelli con meccanismi difensivi a scadenza come gli airbag, oppure per chi cerca proprio de-correlazione dall’equity, i Credit Linked Certificate.

Oggi vi proponiamo un approccio differente e proviamo a costruire un portafoglio di tre certificati gemelli (Memory Cash Collect) single stock su tre blue chip italiane. Con quale vantaggio? Il più importante è la possibilità di equipesare il portafoglio, costruendo qualcosa di molto più solido rispetto ad un qualsiasi certificato con basket worst of di tre titoli. Ricordiamo infatti che il payoff di un certificato worst of è legato al peggiore dei tre titoli e non si ha alcuna diversificazione né un portafoglio equi pesato. Infatti, come noto, con un basket worst of, conviene andare sullo stesso settore proprio perché se si diversifica su settori diversi in realtà cresce il rischio che uno dei titoli possa far male inficiando a scadenza l’andamento del certificato. Un concetto controintuitivo e contrario alla logica della diversificazione. Acquistando invece tre single stock su tre titoli de-correlati, si aumenta invece la protezione del portafoglio. Vediamoli allora nel dettaglio.

Tre certificati per un portafoglio equi pesato su blue chip italiane

Abbiamo scelto tre titoli blue chip italiani: Banca MPS, ovvero la banca large cap italiana con multipli più bassi, dunque, ancora cheap secondo gli analisti, e due società industriali che hanno perso tanto nell’ultimo anno ma che cominciano a dare segnali di ripresa. Ci riferiamo ai certificati ISIN DE000UG9H112 con sottostante Banca MPS, quello ISIN DE000UG9H120 su Stellantis e il prodotto ISIN DE000UG9H138 su STM.

Come abbiamo detto i tre prodotti sono gemelli: durata 3 anni, barriera profonda al 55% sia per i premi che a scadenza, rimborso anticipato dal terzo mese con trigger fisso al 100%. Il rendimento è piuttosto generoso, pari ad un coupon mensile con memoria dello 0,98% (11,76% annuo) per Banca MPS, dello 0,93% (11,16% annuo) per Stellantis e dello 0,67% per STM (8,04% annuo). Il portafoglio equi pesato, costruito su questi tre certificati, dunque, avrebbe un rendimento annuo a doppia cifra pari al 10,3%. Se ci pensate simile a quello di un basket worst of sì fatto, ma con molti meno rischio. Infatti, nel caso che uno dei tre sottostanti andasse sotto barriera, avremmo gli altri a sostenerci. Analizziamo meglio il portafoglio così creato nel proseguo dell’articolo, prima però approfondiamo i fondamentali delle tre società protagoniste.

Banca MPS, Stellantis e STM: tre blue chip con tre storie differenti

Banca MPS è la banca italiana più a sconto di tutte nonostante la performance monstre. Ha ancora un 30% di sconto rispetto alle altre italiane perché tratta 0,7 volte il book value tangibile mentre le altre sono tutte intorno alle 1 volte. Inoltre, attualmente è la più capitalizzata con un CET ratio al 19,6%, mentre le altre sono intorno al 15%. E infatti, come noto, è in corso l’OPS su Mediobanca, proprio per impiegare questo capitale. La banca ad oggi, secondo gli analisti, ha fatto un ottimo lavoro di pulizia dei bilanci (in riferimento ai crediti deteriorati), mentre gli utili sono visti flat o in leggero aumento. Quindi, a meno di recessioni, non si vedono grandi ragioni di downside sul titolo. L’operazione con Mediobanca ha del valore perché MPS andrebbe a prendere il wealth management (Mediobanca premier e Mediobanca private bankng) e il business del consumer finance con Compass. Quest’ultimo un aspetto molto importante perché Banca MPS non ha fabbriche prodotto, dunque, è meno bilanciata ad oggi sul business delle commissioni, elemento chiave in un mondo di tassi in calo. Con questa mossa la banca toscana andrebbe a sviluppare il margine d’intermediazione diversificando il business e riducendo il rischio tassi. Sul titolo 4 analisti sono buy, 4 hold ed è presente un solo analista con sell. Target price 8,72 euro, con un upside del 11%. Graficamente per ora l’azione appare ben impostata, mentre la barriera del certificato protegge l’investitore anche da un quasi dimezzamento (-45% dai prezzi attuali) delle quotazioni.

Lo story telling di Stellantis lo conosciamo tutti, purtroppo il titolo ha perso il 70% dai massimi di marzo 2024. Di fatto, la vecchia gestione Tavarez, aveva sbagliato tutto quello che poteva sbagliare, generando una crisi che è puramente company specific e non legata al settore.

Se la storia è nota, quello che il mercato comincia a fiutare è che finalmente la nuova gestione di Antonio Filosa sembra dimostrare di aver capito gli errori, soprattutto nel mercato più importante, gli USA, e sta avviando le giuste operazioni per rimettere in “carreggiata” Stellantis nel continente americano. Rispetto agli scorsi mesi, finalmente, si vedono degli elementi veramente positivi che arrivano proprio dal portafoglio prodotti. In particolare, rimettono il motore V8 sul RAM, il V6 si è rivelato essere infatti un fallimento. Hanno capito inoltre che su questi modelli non devono fare il motore elettrico perché non piace e non è funzionale all’uso che in USA fanno del pick-up (lo ha capito bene anche Tesla con il fallimentare del Cybertruck). Ovvero per il lavoro o per trasportare carichi pesanti (dalle barche alle roulotte, ecc…). Reintroducono il Jeep Cherokee negli Stati Uniti, dopo la sua la sua interruzione nel 2023 (gravissimo errore). La nuova generazione, la sesta, debutta con la prima motorizzazione ibrida plug-in di Jeep che piace agli americani. Riportano poi il motore termico anche su alcuni modelli Dodge, dove avevano previsto quello elettrico. Il tutto anche con una regolamentazione grazie a Trump meno stringente sul passaggio all’elettrico. Di fatto il Tycoon ha tolto le multe per chi non raggiunge i target e questo significa 500 mln circa di risparmio (10% degli utili circa). Più complessa la storia in Europa, dove Stellantis ha ancora tutto da dimostrare e la regolamentazione sull’elettrico stringente non aiuta. Purtroppo, anche qui il PTF prodotti era peggiorato e per ora non si vedono grandi segnali di miglioramento ma solo annunci. Continuano a lanciare macchine nei segmenti in cui sono già forti come quello A e B e lasciano scoperto quello D, dove, ad esempio, con Alfa Romeo non rinnovano la Stelvio, con Jeep in Europa non hanno più la Cherokee e Peugeot non è molto forte. Hanno annunciato che copriranno meglio questo segmento ma non si vedono modelli convincenti per ora. Sul titolo 8 analisti sono buy, 21 hold e 6 analisti sell. Target price 9,12 euro, con un upside del 11,5%. Graficamente non ci sono segnali rilevanti di ripresa, ma la struttura che Stellantis sta costruendo da aprile potrebbe essere una fase di accumulo in vista di un’inversione di tendenza. Purtroppo, lo sapremo solo al break dei 10 euro e della media mobile 200 giorni che, guarda caso, passa proprio da lì.

Nel complesso, dunque, potremmo effettivamente essere vicini ad un punto di svolta, anche se il recupero, con molta probabilità, non sarà veloce e sicuramente non sarà esente da volatilità, visto alcune incognite lato mercato europeo. Ecco perché può essere interessante investire sul titolo Stellantis con un prodotto a capitale condizionatamente protetto che permette di estrarre un buon rendimento mantenendo ampia flessibilità alle oscillazioni di prezzo. La barriera appare generosa ed è a 4,5 euro, ovvero sotto i minimi covid.

STM ha fatto male nel 2024 per un deterioramento del ciclo e per il problema del destocking. Questo ha pesato anche ad inizio del 2025, dunque più a lungo del previsto. Poi STM, dai minimi di aprile ha avviato una fase di recupero fortissima con una crescita del 80%, tornando a quota 28 euro. Rialzo supportato dai commenti del CEO di STM e non solo, anche di altri peer, molto positivi sul business. Tuttavia, l’elemento di sorpresa positivo atteso, che riguardava il fatturato, alla fine c’è stato, ma meno delle attese. Forte la delusione invece sulla marginalità. Al di là di fattori temporanei, come il tema cambi e riallocazione delle produzioni, la marginalità è rimasta debole e questo ha provocato il crollo del titolo a luglio e prospettive per il terzo quarter non buonissime. Diciamo che le notizie negative rimangono comunque alle spalle, ma ancora non si vedono segnali forti di inversione del ciclo. È un settore che ha attraversato un momento difficile e il peggio sembra alle spalle perché il destocking è arrivato al termine. Nel breve termine, dunque, non ci sono grandi segnali bullish e quelli che ci sono stati sono riflessi nel prezzo del titolo. Un po’ di upside potrebbe arrivare dall’auto elettrica che da segnali di miglioramento e dall’AI, in particolare per i data center. STM, infatti, fornisce soluzioni che permettono il risparmio energetico. Sul titolo 4 analisti sono buy, 9 hold e 0 analisti son sell. Target price 32,8 euro, con un upside del 21%.

Un portafoglio equi pesato per affrontare le sfide del mercato

Come dicevamo all’inizio dell’articolo, il mercato, pur mantenendo un’impostazione positiva (non si vedono infatti per ora segnali d’inversione o di forte volatilità) corre ormai incontrastato da tre anni. Un bull market veramente importante e che chiama alla maggior prudenza.

Una soluzione interessante può essere quella di lavorare su un portafoglio equi pesato di tre certificati single stock con barriere generose. La tre soluzioni di UniCredit sembrano fare al caso nostro perché si concentrano sulla banca che ha ancora le maggiori aspettative di crescita, Stellantis che dopo una profonda crisi sembra aver capito gli errori grossolani della gestione Tavarez e finalmente comincia a mettersi in carreggiata, e STM che dopo la crisi che ha affrontato il segmento per il de-stocking sembra uscire dal tunnel. Certo il percorso per Stellantis e STM sarà ancora lungo, ma l’idea dei certificati è proprio quello di estrarre rendimento da dei titoli che potrebbero ancora vedere della volatilità nel breve e medio periodo.

Equi pesare il PTF significa innanzi tutto giocare sulla de-correlazione, questa volta a proprio vantaggio. Sono titoli di tre segmenti differenti con tre driver di crescita diversi: banche, automotive e tech. Allo stesso tempo implica maggiore protezione. Se l’investitore, ad esempio, dovesse costruire un PTF di 3.000 euro suddiviso equi pesando l’investimento sui tre certificati, dunque 1.000 euro a testa, raggiungerebbe un buon livello di protezione rispetto, ad esempio, ad un basket worst of. Infatti, nel caso di un calo del 60% di uno dei tre sottostanti, il certificato con basket worst of e barriera al 55% andrebbe in profonda sofferenza restituendo all’investitore 40 euro. Invece, con un basket equi pesato, immaginando dunque che solo un titolo vada sotto barriera, il portafoglio pagherebbe l’80% del capitale ((40+100+100)/3=80). Dunque, a fronte di una perdita del 60% del sottostante peggiore, il portafoglio realizzerebbe una perdita del 20%. Da notare che il risultato è migliore anche di un eventuale basket worst of con airbag al 55%. A parità di esempio, il rimborso sarebbe stato di circa 73 euro.


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