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Meno sottostanti, più rendimento: Citi lancia la sfida su big Italiane
Da Citi tre Memory Cash Collect barriera 50% su basket a tre sottostanti con rendimento annuo a doppia cifra: Eni, Enel e UniCredit; Banco MPS, BPER e Banco BPM; Ferrari, Moncler e UniCredit.

Photo by Alexander Spatari/Getty Images
In un mondo di certificati con basket a quattro sottostanti, Citi cambia marcia e torna alle origini. Propone infatti tre certificati Memory Cash Collect con basket worst of di tre sottostanti, tra l’altro pescando tra i sottostanti più amati dagli italiani e ad elevata qualità sui fondamentali. Il tutto, proponendo anche dei profili rischio rendimento molto interessanti, con premio annuo a doppia cifra.
Vediamoli in breve:
- XS3127857731: Memory Cash Collect, barriera 50% a scadenza su basket worst of composto da Eni, Enel e UniCredit. Il rendimento? Il certificate paga 0,9% mensile (10,8% annuo) con memoria e condizionato ad una barriera sempre al 50%. Oggettivamente un rendimento di tutto rispetto per il basket più amato dagli italiani.
- XS3127878497: Memory Cash Collect, barriera 50% a scadenza su basket worst of composto da Banca MPS, Banco BPM e Bper. Il certificate paga 1,07% mensile (12,84% annuo) con memoria e condizionato ad una barriera sempre al 50%.
- XS3127857814: Memory Cash Collect, barriera 50% a scadenza su basket worst of composto da Ferrari, Moncler e UniCredit. Il certificate paga 1,02% mensile (12,24% annuo) con memoria e condizionato ad una barriera sempre al 50%.
Tutti i prodotti hanno valore nominale di 1.000 euro e sono di nuovissima emissione (28 maggio), con scadenza maggio 2029. Inoltre, i certificati propongono da settembre la possibilità di rimborso anticipato con trigger al 100% e poi decrescente del 1% mensile.
Vediamo allora i tre prodotti nel dettaglio.
Eni, Enel e UniCredit: il basket più amato dagli investitori italiani rende quasi 11%
Per chi cerca un basket su titoli con fondamentali impeccabili e scenario macro favorevole, il certificato ISIN XS3127857731 risulta interessante. Il certificato presenta una struttura estremamente semplice quanto efficiente. Il prodotto paga premi condizionati ad una barriera 50%, valida anche a scadenza, pari allo 0,9% (10,8% annuo) con memoria. La memoria lo ricordiamo, è quel meccanismo che permette di recuperare eventuali premi non pagati se nelle date di osservazione mensili successive il sottostante è sopra la barriera. In tal caso, il certificato pagherà il premio del periodo, più tutti gli eventuali premi non pagati. E questo meccanismo è attivo fino a scadenza inclusa.
Possibile autocall già dal terzo mese (settembre 2026) con step down. Questo significa che il trigger per il rimborso è al 100% al terzo mese e poi decresce del 1% mensile. Quindi, affinché il prodotto vada in rimborso a settembre, tutti e tre i titoli dovranno essere sopra strike, poi, per ogni mese passato, questo livello scenderà del 1% facilitando il rimborso. Il certificato rientra dunque nella categoria dei Fast Cash Collect.
La scadenza è prevista per il 29 maggio 2029. Gli scenari possibili sono solo due. Se tutti i titoli saranno sopra la barriera capitale, pari al 50% degli strike, il certificato rimborserà 1.000 euro, più l’ultimo premio ed eventuali premi non pagati. Altrimenti pagherà la performance del peggiore dallo strike. Quindi se il worst of perde il 60%, il certificato rimborsa 400 euro. Questo vale per tutti e tre i certificati.
I sottostanti sono Enel, Eni e UniCredit. Analizziamoli:
Secondo gli analisti, Eni è ormai a fair value. Comprare direttamente il titolo è dunque un rischio perché a questi prezzi manca upside. Perfetto invece per un certificato. Eni ha fatto una performance ottima da inizio anno grazie a prezzi del petrolio schizzati con la guerra. Il contesto è tale che anche se lo scontro dovesse terminare, come tutti ci auguriamo, non dovrebbe portare ad una discesa ripida dei prezzi. Questo è tanto vero che le stime sui prezzi del petrolio a fine anno rimangono comunque intorno agli 80 dollari (81 per WTI e 85 per Brent). Del resto, anche ipotizzando una riapertura veloce di Hormuz, l’effetto non sarà di certo pronti e via, ma ci vorrà tempo, mesi o trimestri affinché la situazione torni come prima. Inoltre, nell’ultimo mese sono state consumate tantissime scorte che andranno ricostituite, quindi, la domanda rimarrà forte almeno per altri due, tre trimestri. Livelli di greggio che garantiscono ad Eni flussi di cassa monstre. Che è poi quello che stiamo vedendo in questi trimestri. Eni sta avendo una generazione di cassa molto forte a cui si aggiunge anche un piano di buyback per 2,8 miliardi che sostiene il titolo. Quindi, comprare il titolo direttamente potrebbe essere rischioso ma estrarre rendimento da esso con barriere profonde può essere una valida alternativa soprattutto per chi ha già beneficiato già della performance dell’azione.
Anche per le utility, soprattutto per quelle che fanno generazione di energia, il contesto è stato particolarmente favorevole. Tra queste Enel ha performato molto bene in Borsa, evidenziando un trend rialzista molto solido avviato lontano, alla fine del 2022 con un bellissimo esempio di testa e spalle rialzista. Più di recente, con il rialzo del prezzo del petrolio, sono saliti anche i prezzi dell’elettricità e del gas, permettendo all’utility italiana ottime performance e numeri molto buoni. Meno positivo il rialzo dei tassi che, infatti, da marzo hanno stoppato il titolo in Borsa. A favorire Enel vi è poi anche il tema dei datacenter che supporterà la domanda di elettricità aggiuntiva sia in termini di elettricità che di nuove reti. Nel complesso, non vediamo più tantissimo upside, anche se il contesto resta positivo per la società. Ci aspettiamo anche meno correzione sul titolo rispetto ad Eni se dovesse chiudersi lo scontro in Medio Oriente. Anche in questo caso il certificato si posiziona molto bene soprattutto per chi sul titolo ha già guadagnato molto. Può infatti avviare strategie di Equity Substitution per continuare ad estrarre rendimento da questi due titoli senza però rimanere totalmente vincolato alla direzionalità di Enel (o Eni).
Quanto a UniCredit, questo è semplicemente il titolo bancario italiano forse meglio considerato oggi dagli analisti grazie almeno a tre ragioni. Management bravissimo in grado di portare sempre a casa il risultato. Inoltre, l’attuale situazione di tassi alti favorisce soprattutto le banche più esposte al margine di interesse, come UniCredit. Infine, l’M&A. Sicuramente UniCredit sarà nel 2026/2027 protagonista di ulteriori operazioni di merger&acquisition. Non dimentichiamo poi anche le politiche di dividendo che non fanno che incrementare l’appetito degli investitori sul titolo. Infine, i buyback. Giganti come UCG e Intesa ne fanno circa 2/3 miliardi l’anno.
Banche italiane: il basket che paga il 12,84% annuo
Il certificato ISIN XS3127878497 si focalizza sulle banche italiane. E’ gemello di quello precedente e si sposa benissimo in un portafoglio, insieme al certificato precedente poiché, il basket, non contiene all’interno UniCredit. Infatti, le tre banche che formano il basket worst of sono Banca MPS, Bper e Banco BPM. Anche in questo caso Citi ha fatto veramente un ottimo lavoro, perché con un basket a tre sottostanti barriera 50% su premi e scadenza non è per niente facile trovare prodotti che pagano quasi il 13% annuo. Il certificato, infatti, paga un premio mensile del 1,07%, pari ad un premio annuo del 12,84%. Anche in questo caso il prodotto prevede la memoria, mentre date di autocall e scadenza sono le medesime del certificato ISIN XS3127857731, con gli stessi meccanismi.
Quanto alle banche, Intermonte resta positiva, un po’ come in realtà tutto il mercato. Le ragioni sono infatti molteplici. Le banche continuano a fare utili e ad essere molto profittevoli e si è visto anche con i conti del primo quarter poco impattati dalla volatilità del primo trimestre, dove una minor vendita di prodotti del risparmio gestito è stato più che compensato da maggiori ricavi da trading proprietario. Anche da un punto di vista di nuovi prestiti c’è stato un po’ di crescita. Buona parte delle banche italiane ha fatto anche piani industriali tra la fine del 2025 e il primo quarter 2026 che vedono proiezioni solide realizzate però con la curva dei tassi più bassa, essendo pre-crisi Iran. La crescita del margine d’interesse era spiegata soprattutto dai prestiti, mentre con il rialzo dei tassi, i conti saranno ancora migliori. Quindi il 2026, a meno di inasprimenti pesanti della crisi in Medio Oriente, dovrebbe confermarsi un anno positivo per il settore. Le banche hanno tutte confermato anche una payout policy molto generosa, senza dimenticare poi dei piani di buyback e dell’M&A. Nonostante il 2025 sia stato molto ricco da questo punto di vista, mancano ancora pezzi sulla scacchiera che dovrebbero vedere protagonista sia UniCredit, che Banco BPM e Banca MPS.
Ferrari, Moncler e UniCredit: un bel tris che vale il 12,24%
Il certificato ISIN XS3127857814 è gemello degli altri due, dunque non ci soffermiamo tanto sulla struttura che è come per gli altri molto semplice e plain vanilla per gli investitori più navigati in certificati. Molto bello il basket a mio avviso perché presenta UniCredit, di cui abbiamo già parlato, forse oggi la banca meglio posizionata e due eccellenze del made in Italy, Ferrari e Moncler. Lo sappiamo bene, Ferrari dopo l’ultimo modello lanciato, Luce, qualche dubbio lo ha innescato sul mercato e non solo, ma vediamo di spiegare anche questa scelta in modo razionale. Intanto partiamo dal prodotto. Il certificato paga premi mensili con memoria del 1,02%, pari al 12,24% annuo. Barriera premi e scadenza al 50%, mentre l’autocall come nei casi precedenti parte da settembre con trigger 100% che poi decresce del 1% mensile. La scadenza è sempre prevista per maggio 2029.
Per quanto riguarda il basket, ci soffermiamo su Ferrari.
Ferrari ha fatto un de-rating dai multipli 50X di gennaio e febbraio 2025. Il titolo era veramente molto caro anche per il lusso, ma del resto c’era tanto hype sulla nuovissima F80. Da quel momento in poi però, solo cattive notizie, che hanno portato il titolo ad un netto ridimensionamento dei multipli con P/E intorno alle 30X, livelli che tornano interessanti. Che cosa è successo? Piazzamento della quota di Exor sul mercato, la quale è scesa dal 24 al 20% di Ferrari, giustificando l’operazione per il peso eccessivo sul NAV di Exor. Notizie contrastanti sulla F80. Bisogna sapere infatti che questo è il modello più esclusivo di Ferrari che non può essere comprato, ma ti viene offerto da Ferrari. Quindi un prodotto per pochi eletti. Ebbene, la novità è stata che diversi clienti avevano rinunciato o cancellato l’ordine. Per niente un bel segnale. Molto negativo anche l’indebolimento del dollaro che ha pesato sui conti in modo pesante, perché la società del Cavallino ha maggior parte dei ricavi in dollari, mentre i costi in euro. Il colpo di grazia però è arrivato con il capital market day di ottobre. Il mercato si aspettava una crescita del 10% nei prossimi anni e invece è stata annunciata maggiore del 5%. Infine, news degli ultimi giorni, il nuovo modello elettrico Luce, che ha ricevuto pessima accoglienza dal mercato, anche se gli ordini, in realtà, si stanno muovendo. Ma dietro questa scelta estetica “discutibile” come hanno detto anche esperti del settore, in realtà sembra che Ferrari sa bene cosa sta facendo. La Luce non è progettata per rassicurare il ferrarista classico. È un oggetto deliberatamente e dichiaratamente diverso: quattro porte, cinque posti, architettura completamente nuova, comfort elevato, utilizzo quotidiano e un posizionamento quasi da granturismo ultra-lusso futuristica. In altre parole: non sostituisce il cuore della gamma Ferrari. Lo affianca, come un qualcosa in più che finora non c’era. Ed è proprio in questo concetto che molti analisti vedono il vero elemento strategico dell’operazione. Insomma, non sostituisce nulla, non è simbolo di una transizione verso l’elettrico (inaccettabile per il cliente classico) ma è qualcosa in più che si aggiunge e da anche respiro ai modelli classici. Se è così l’impatto di questo modello sarà molto limitato. Gi analisti ora sono comunque più positivi sul titolo e reputano per lo più conservativi i dati del Capital Market Day. Se così fosse, la Ferrari potrebbe tornare a correre sui mercati come ci ha abituato negli ultimi anni.
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