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Brent a 100 dollari, la crisi in Medio Oriente si aggrava
I prezzi del greggio sono cresciuti di 30 dollari al barile da inizio luglio ad oggi, esattamente come a marzo, il primo mese di guerra con l'Iran

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Il Brent consolida intorno ai 100 dollari al barile e sta per mettere a segno la seconda settimana di forte spinta.
A causa delle rinnovate tensioni con l'Iran, i prezzi del greggio sono cresciuti di circa 30 dollari al barile da inizio luglio ad oggi (da 70 a 100 dollari), esattamente quanto accaduto nel corso del primo mese di guerra, marzo, quando il prezzo passò da 73 a 103 dollari.
L'escalation in Medio Oriente si allarga dal Golfo Persico al Mar Rosso.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato "pesanti punizioni militari" contro l'Iran e i ribelli Houthi dopo l'attacco a due petroliere saudite, rivendicato dai miliziani yemeniti.
L'offensiva apre un nuovo fronte lungo una delle principali rotte del commercio mondiale e alimenta i timori di una crisi energetica globale.
La crisi arriva a due settimane dal fallimento della tregua che avrebbe dovuto porre fine al conflitto. Nella notte tra giovedì e venerdì gli Stati Uniti hanno condotto il tredicesimo raid consecutivo contro obiettivi iraniani. Teheran ha risposto colpendo Paesi arabi che ospitano basi militari americane e, secondo i media statali, missili hanno raggiunto anche l'isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, ormai quasi paralizzato.
L'emittente iraniana IRIB riferisce inoltre di quattro morti e cinque feriti in un attacco statunitense sulla città di Ahvaz.
Dopo la rivendicazione degli Houthi, Trump ha accusato direttamente Teheran. "Se accadrà di nuovo, gli Stati Uniti riterranno l'Iran responsabile e infliggeranno pesanti punizioni militari all'Iran e agli stessi Houthi", ha scritto sui social. In un'intervista ad Axios ha aggiunto che sta valutando nuove operazioni militari: "Non hanno ancora sofferto abbastanza".
Il presidente ha anche sostenuto che i danni alle navi mercantili saranno risarciti utilizzando beni iraniani congelati negli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha replicato su X, definendo l'ipotesi "un precedente incendiario" e avvertendo che la normalizzazione delle confische di beni statali rischia di provocare il "caos".
Secondo fonti citate da Reuters, pochi giorni prima del blocco navale annunciato dagli Houthi, l'Iran avrebbe trasferito in Yemen comandanti delle Guardie Rivoluzionarie, consiglieri militari e sistemi missilistici e per droni. I ribelli hanno smentito.
Gli Houthi sostengono di aver colpito le petroliere saudite Encelia e Layla. Una fonte della sicurezza marittima ha confermato che la Encelia ha lanciato un segnale di soccorso dopo essere stata centrata da un missile vicino al porto saudita di Jizan, provocando un incendio a bordo. Reuters non ha potuto verificare l'attacco alla Layla.
Gli attacchi hanno fatto raddoppiare i premi delle assicurazioni marittime e riacceso l'allarme sullo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio strategico tra Mar Rosso e Oceano Indiano.
Diverse petroliere hanno già modificato le rotte, evitando l'area e scegliendo percorsi più lunghi e costosi. Intanto il traffico nello Stretto di Hormuz continua a ridursi.
Sul fronte militare, l'Iran afferma di aver colpito installazioni statunitensi in Giordania e Kuwait. Amman dichiara di aver intercettato la maggior parte di missili e droni iraniani, mentre Kuwait e Stati Uniti non segnalano vittime. Le Guardie Rivoluzionarie promettono che gli attacchi proseguiranno finché Washington continuerà a colpire il territorio iraniano, lasciando presagire un'ulteriore escalation del conflitto.
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Roadshow Websim | settembre, ottobre 2026

