Settembre di stress per l’azionario, petrolio e rendimenti in rialzo

Rendimenti ai massimi da 20 anni e greggio in rialzo zavorrano l'equity. Focus su small e mid cap italiane: valutazioni ancora interessanti

Autore: Gianluca Brigatti
Piattaforma petrolifera Jack Up in mare aperto per estrazione di petrolio e gas, simbolo dell’industria energetica offshore.

Photo by chain45154/Getty Images

Contesto generale

Settembre di stress per i mercati. L’S&P 500 ha registrato una performance mensile in ribasso (-0,3%) e i mercati azionari europei hanno subito il primo calo mensile degli ultimi sei mesi (Euro Stoxx 600 -2,2%). In Italia, il FTSE MIB ha registrato una flessione del 2,4%. In controtendenza il Nasdaq 100 (+3,3%).

Obbligazionario

I rendimenti obbligazionari hanno registrato un’impennata lo scorso mese: quelli dei Treasury a 10 anni sono saliti al l 5,29%, livelli che non si registravano da 20 anni. Il trend è stato spinto dal rally dei costi energetici (che ha alimentato i timori di inflazione) e dal boom dell’intelligenza artificiale che ha dato slancio alla crescita economica, spingendo gli investitori a prepararsi a un periodo in cui i tassi di interesse rimarranno più elevati più a lungo. L’aumento dei tassi è considerato un fattore negativo per i titoli azionari, poiché comporta un aumento dei costi di finanziamento per le imprese e i consumatori. In Europa, il rendimento dei titoli di Stato francesi a 10 anni ha registrato il maggiore aumento mensile degli ultimi quattro anni, in un contesto di preoccupazione per la sostenibilità del debito e per la stabilità politica.

Fed

A settembre, la Fed ha aumentato i tassi di interesse per la prima volta dal 2023, portandoli nella forchetta 3,75%-4%, nel tentativo di contrastare l'inflazione.

Petrolio

I prezzi del greggio hanno registrato forti rialzi su base mensile, a causa dello stallo dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Il Brent ha registrato un rialzo mensile di circa il 14%, il più consistente da luglio, mentre il WTI è salito di circa il 5% nel mese.

Dollaro

La moneta americana ha guadagnato terreno nel corso di settembre rispetto ad alcune delle principali valute, in scia all’aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro e alle aspettative di ulteriori aumenti dei tassi Fed. L’euro ha registrato una perdita mensile rispetto al dollaro dopo due mesi consecutivi di guadagni.

Focus Small&Mid Cap

In America, il Russell 2000 ha registrato un calo del 5,25% a settembre. In Italia lo Star è calato dell’1,5% mentre l’EGM (FTSE Italia Growth) in controtendenza è salito dello 0,7%.

Nel breve termine, il panorama macroeconomico sarà dominato dalle elezioni di midterm statunitensi di inizio novembre e dall’orientamento della politica monetaria. Uno scenario di tassi in aumento rappresenta normalmente un fattore sfavorevole per le small e mid cap. Le attuali valutazioni delle PMI italiane, tuttavia, si attestano a livelli interessanti rispetto a quelle delle large cap e questo, insieme alle aspettative di una solida resilienza operativa nel terzo trimestre del 2026, può sostenere una visione positiva sul segmento.

Le implicazioni dell’aumento dei costi energetici sui consumi e sui margini sono temi di rilievo, ma le aziende italiane hanno spazio di reazione, come mostrato di recente di fronte alle tariffe e agli scenari di guerra. Diverse società sono ben posizionate per soddisfare le aspettative di utili anche in un contesto difficile: i titoli “favoriti” sono quelli con un basso indebitamento, una forte generazione di liquidità, un reale potere di determinazione dei prezzi e un’esposizione alle tendenze strutturali globali.



In questo articolo

Disclaimer

Per informazioni su natura e caratteristiche dei contenuti di Websim.it, si prega di leggere attentamente la sezione Avvertenze.