SPECIALE SMALL CAP - La discesa dei tassi le riporta in scena
In borsa le grandi stanno stracciando le piccole, ma solo per ragioni valutative

Se oggi Piazza Affari è sui massimi degli ultimi quindici anni è merito delle grandi società, le piccole e medie non sono riuscite a tenere il passo delle blue chip. L’indice Ftse Mib ha segnato nel primo semestre performance da record, circa il +16% da inizio anno, il segmento Mid Cap ha visto un rialzo di circa il 7%, lo Star di quasi il 2%. Va ancora peggio per i compartI Egm e Small, che hanno perso più del 2%.
Perché questa divaricazione? Secondo Intermonte, la causa è nell’aumento dei tassi di interesse e nel deflusso dai fondi Pir. I fondamentali invece, c’entrano poco, quelli delle Mid Small Cap sono solidi.
Nel report mensile sulle Mid Small Cap diffuso di recente, si legge infatti che questo settore, pur sofferente in borsa, sta reagendo molto bene alla difficile situazione macro-economica. La discesa dei titoli dipende quindi da fattori esclusivamente valutativi. Vediamoli.
Il premio sul Prezzo/Utile al quale hanno storicamente trattato le piccole, rispetto alle grandi, si è di parecchio allargato di recente, ma attenzione, questo movimento si è originato nelle blue chip italiane. L’aumento dei tassi di interesse ha infatti fortemente avvantaggiato le banche, settore predominante a Milano: gli istituti di credito hanno aumentato di parecchio gli utili, sono saliti, ma relativamente meno, anche i prezzi di borsa. La crescita dei profitti ha abbassato il multiplo P/E delle banche.
La stretta monetaria, con conseguente aumento dei tassi, ha invece penalizzato le mid small cap italiane, settore con tassi di crescita importanti che negli anni passati aveva goduto di condizioni favorevolissime: tassi bassissimi o negativi. Ma la musica sta cambiando. Il calo dell’inflazione Usa emerso dai dati usciti la settimana scorsa, potrebbe stemperare la politica monetaria, finora restrittiva, delle banche centrali. E’ scontato che la Fed alzi i tassi a luglio, ma per molti analisti si dovrebbe trattare dell’ultima volta.
In tal caso, si spalancherebbe uno scenario più favorevole per le Mid e Small Cap quotate a Piazza Affari, molte delle quali appartengono al comparto tecnologico. “Ci aspettiamo che i fondamentali di queste società rimangano solidi, anche grazie ad alcuni settori, come l’artificial intelligence, il business intelligence e la cyber security, in cui gli investimenti sono ancora agli inizi", afferma Andrea Randone, responsabile dell’area mid-small cap di Intermonte Sim.
Un altro fattore che ha penalizzato le PMI riguarda i deflussi dai Pir. Questo aspetto è molto importante, visto che il 10% del flottante dei titoli Mid e Small Cap è ricompreso in questa classe di investimenti.
Secondo Assogestioni, nel primo trimestre 2023, i Pir ordinari hanno registrato deflussi per 779 milioni di euro. Per l’osservatorio Pir, questo andamento negativo è continuato anche in aprile e maggio, portando il totale dei deflussi da inizio anno a circa 1 miliardo di euro.
I deflussi sono sicuramente correlati alla maturazione del beneficio fiscale previsto dalla legge, che consente di annullare le tasse sul capital gain nel caso in cui si tengano i prodotti per almeno cinque anni.
Questo aspetto ha creato molti problemi di liquidità per le Small e Mid Cap. Secondo la stampa, il governo italiano starebbe studiando un emendamento per consentire agli investitori di detenere più di un Pir. “Accogliamo con grande favore questa iniziativa, che, se approvata, pensiamo possa aiutare gli afflussi verso i fondi PIR, in quanto il vantaggio di diversificare su più prodotti PIR potrebbe aumentare gli investimenti medi per persona”, conclude Randone.
Con la collaborazione di Marino Masotti, Caporedattore Websim
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