RAI WAY - Il Governo lavora per agevolare la fusione con EITowers
Scenario in evoluzione

Fatto
Il governo sta ultimando un decreto per agevolare la fusione tra Rai Way e la rivale EI Towers, che darebbe vita a un gruppo di torri televisive del valore di oltre Eu2bn. Lo ha detto ieri il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.
Giorgetti che ha precisato che non ci sarà l’eventuale discesa del pubblico sotto il 30% (l’attuale DPCM consente a RAI di scendere non sotto il 30% in RWAY dall’attuale 65%) e ha confermato l'ambizione del governo di creare un soggetto di presenza pubblica rilevante che gestisca tutto l'assetto delle torri».
La Repubblica non esclude che CDP possa essere coinvolta nell’operazione. L'ad di CDP Scannapieco ha di recente smentito la presenza di dossier del tavolo, ma il giornale non esclude un coinvolgimento di CDP una volta emanato il nuovo DPCM.
Effetto
Un nuovo DPCM per consentire a RAI di scendere sotto il 30% non ci sembra motivato dalla necessità di agevolare una fusione tra EIT e RWAY e consentire un migliore ribilanciamento delle quote azionarie.
Secondo le nostre simulazioni, nella combinazione RAI manterrebbe una quota superiore al 30%, limite fissato dall’attuale DPCM: valutando EI Towers allo stesso multiplo di Rai Way (c. 12x) e ipotizzando che RAI abbia già ridotto al 50.1% la sua partecipazione in Rai Way, stimiamo che dalla combinazione tra Rai Way ed EI Towers RAI si diluisca al 33% circa, mentre Mediaset (attualmente 40% in EIT) al 14% circa e F2i (60% in EIT) al 21%, lasciando il flottante al 33%. Semmai, il nuovo DCPM potrebbe agevolare la review antitrust riducendo eventuali profili di integrazione verticale legati alla presenza di RAI nell’azionariato e favorire un’uscita completa di RAI, o piuttosto potrebbe consentire a RAI di monetizzare ulteriormente la propria stake per ragioni meramente finanziarie.
Malgrado le recenti precisazioni di Scannapieco, non escludiamo per CDP la possibilità di rilevare una quota nella futura combined entity a valle del merger tra RWAY e EIT, per garantire un maggior presidio dell’interesse nazionale in una infrastruttura strategica e consentire a F2i (fondo partecipato al 14% da CDP e azionista di controllo di EI Towers al 60%) di uscire dall’investimento, a 6 anni dalla loro entrata.
Azioni menzionate
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