RAI WAY - Edge Datacenter, Starlink e consolidamento con EI Towers

L'inserto Economia del Corriere della Sera riporta che Rai Way sta sviluppando una rete capillare di hedge data center da Nord a Sud

Autore: Team Websim Corporate
Telecomando in primo piano con pulsanti visibili; sullo sfondo si intravede una TV accesa sfocata.

Fatto

L'inserto Economia del Corriere della Sera riporta che Rai Way sta sviluppando una rete capillare di hedge data center da Nord a Sud, con un investimento di Eu115mn, parte del piano industriale al 2027.

Attualmente, sono operativi 5 edge data center nel Nord Italia (Milano, Torino, Venezia, Genova e Firenze), mentre altri sono in costruzione a Bari, Palermo e Napoli. L’obiettivo è creare un’infrastruttura distribuita per migliorare l’accesso ai contenuti digitali e garantire velocità e affidabilità, sfruttando una rete in fibra di 6,000 km.

Parallelamente, Rai Way sta esplorando una possibile fusione con Ei Towers per creare un campione nazionale delle torri televisive, rafforzando il settore delle infrastrutture digitali. Inoltre, sta valutando l'adozione del "modello Starlink" di Elon Musk per utilizzare la rete di satelliti in situazioni specifiche, come emergenze o trasmissioni da aree remote, dove la connessione internet tradizionale potrebbe mancare o essere instabile. Starlink potrebbe offrire interessanti risparmi sui costi e rappresentare per Rai Way un’opportunità per espandere i propri servizi di distribuzione di contenuti, riducendo la dipendenza dalle reti telefoniche tradizional.  

Effetto

Non ci è chiaro quale potrebbe essere il coinvolgimento di Rai Way su Starlink, dal momento che quest’ultima si basa su tecnologia satellitare proprietaria (costellazioni di satelliti LEO) e richiede soltanto l’installazione di una parabola presso l’abitazione del cliente per ricevere il segnale, senza la necessità di apparati di rete o torri intermedie. L’avanzamento sulla realizzazione degli edge datacenter è, invece, coerente con le assunzioni del piano industriale, che prevede un investimento da Eu138mn (cum. 2024-27) di cui Eu40mn per gli edge datacenter (10 DC da 3MW ciascuno), Eu77mn per l’hyperscaler DC (primo modulo da 8.8MW) e Eu21mn per la realizzazione della rete CDN, iniziative con un contributo trascurabile sull’EBITDA in arco piano (circa Eu1mn al 2027 dalle nuove iniziative vs Eu206mn dal business tradizionale).

L’ancora elevata dipendenza dal business tradizionale sottolinea la necessità di procedere rapidamente al consolidamento delle torri di broadcasting. Sul dossier con EIT non sembrano esserci novità (ci aspettiamo qualche aggiornamento il 13 novembre con i risultati 3Q di RWAY), anche perchè la nomina del Presidente RAI è ancora in sospeso.

La stampa ipotizza che la coalizione di maggioranza e il Movimento 5 Stelle possano raggiungere un accordo questo giovedì. In un CdA Rai di 7 membri, la carica di presidente è strategica per il governo, poiché il voto del presidente vale doppio in caso di stallo, permettendo di sbloccare situazioni di parità e di indirizzare le decisioni chiave dell'azienda. Se Simona Agnes non ottenesse i voti necessari, l'alternativa sarebbe chiedere le dimissioni di uno dei consiglieri (forse Agnes stessa) per sostituirlo con una figura in grado di ottenere il sostegno delle minoranze.

Formalmente, la governance non verrebbe compromessa, poiché il CdA può operare e deliberare, ma l'assenza di un presidente stabile renderebbe difficile affrontare dossier complessi, come le trattative tra Rai Way ed EIT, creando incertezza e rallentando decisioni strategiche.

Ricordiamo le recenti indiscrezioni di stampa (Il Foglio, 2 ottobre), secondo cui il governo italiano punta a concludere l’operazione entro fine anno, coinvolgendo CDP nell’operazione. Per CDP non escludiamo la possibilità di rilevare da RAI parte delle quote detenute in RWAY (fino al 15%) oggetto del possibile placement annunciato a inizio anno per finanziare il nuovo piano industriale RAI, scongiurando così un ABB a sconto sul mercato e rimuovendo il rischio di overhang sul titolo RWAY. CDP potrebbe infine avere un ruolo nel garantire un maggior presidio dell’interesse nazionale in una infrastruttura strategica bilanciando la quota di RAI e consentire a F2i (fondo partecipato al 14% da CDP e azionista di controllo di EI Towers al 60%) di uscire dall’investimento, a 6 anni dalla loro entrata, o meno probabilmente per rilevare la quota di MFE. 



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