Rai Way - Commento a un articolo sulla RAI
Lo stato di salute della Rai sarà un elemento chiave da monitorare per valutare l'eventuale necessità del Gruppo di reperire nuove risorse, ad esempio tramite il collocamento del 10% di Rai Way

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Fatto
Principali spunti dall'articolo del Messaggero su RAI:
• Stop RaiWay/EI Towers: il progetto di aggregazione si è arenato. Superato il 30 giugno senza intesa, il CdA ne ha preso atto il 2 luglio; il venir meno dell'operazione rischia ora di gravare sull'attuazione dei piani industriale e immobiliare, che su quel deal facevano affidamento.
• Doppio rischio nel 2027: il 30 aprile scadono insieme concessione esclusiva del servizio pubblico e il mandato del management, con una governance già fragile (Rai senza presidente, Vigilanza dimissionaria). Sugli ascolti il gruppo arretra, con Mediaset in sorpasso su giorno medio e prime time, mentre le risorse restano legate alla politica: canone fermo dal 2017 e ridotto dalle trattenute statali, pubblicità in calo a Eu737mn.
• Conti 2025 e debito: pareggio sostanziale a livello di gruppo (utile per Eu9.3mn), capogruppo in perdita per Eu21.2mn; i ricavi in calo sono stati compensati dal taglio dei costi esterni (da Eu1.5bn a Eu1.38bn). L'indebitamento però sale, con debito finanziario netto di gruppo a Eu585mn (da Eu512mn nel 2024), sospinto dagli anticipi versati per i grandi eventi sportivi acquisiti nell'ambito della missione di servizio pubblico.
Effetto
Lo stato di salute della Rai sarà un elemento chiave da monitorare per valutare l'eventuale necessità del Gruppo di reperire nuove risorse, ad esempio tramite il collocamento del 10% di Rai Way (Eu126mn ai prezzi correnti).
L'opzione, già prevista nel vecchio piano industriale Rai (da finanziare via dismissione di asset non core e della quota eccedente la maggioranza in Rai Way), non è stata né esclusa né confermata la scorsa settimana dall'AD Giampaolo Rossi.
La situazione debitoria non desta a nostro avviso timori significativi: l'incremento 2025 ha natura temporanea e il canone — principale fonte di ricavo — non subirà tagli oltre il 2026, con riduzione delle risorse pubbliche circoscritta all'anno (Eu10mn) e conseguente allentamento della pressione sul funding. Un collocamento resterebbe comunque un catalyst per la liquidità del titolo ma un'opzione rischiosa: in assenza di un consolidamento infrastrutturale — l'exit attesa dagli investitori — la domanda debole implicherebbe verosimilmente uno sconto elevato e una raccolta contenuta.
Azioni menzionate
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