RAI WAY - Ancora frizioni politiche su nomina Agnes alla presidenza RAI
Nel caso in cui la maggioranza non riesca a ottenere i due terzi dei voti necessari, Simona Agnes non potrà essere eletta

Fatto
Secondo i principali quotidiani, le vicende della presidenza Rai stanno generando tensioni e divisioni sia all'interno della maggioranza che tra maggioranza e opposizione in Commissione di Vigilanza. La candidatura di Simona Agnes, sostenuta da Forza Italia (FI), non ha ancora raggiunto il consenso necessario, in vista della votazione prevista oggi in Commissione Vigilanza.
Nel caso in cui la maggioranza non riesca a ottenere i due terzi dei voti necessari, Simona Agnes non potrà essere eletta e la presidenza della Rai passerebbe temporaneamente al consigliere più anziano, Antonio Marano (Lega), con funzioni limitate. L’eventuale mancanza di un accordo oggi rischierebbe di rimandare la questione a dopo le elezioni regionali, prolungando ulteriormente la situazione di incertezza.
Effetto
In un CdA Rai di 7 membri, la carica di presidente è strategica per il governo, poiché il voto del presidente vale doppio in caso di stallo, permettendo di sbloccare situazioni di parità e di indirizzare le decisioni chiave dell'azienda. Se Simona Agnes non ottenesse i voti necessari, l'alternativa sarebbe chiedere le dimissioni di uno dei consiglieri (forse Agnes stessa) per sostituirlo con una figura capace di ottenere il sostegno delle minoranze. Formalmente, la governance non verrebbe compromessa, poiché il CdA può operare e deliberare, ma l'assenza di un presidente stabile renderebbe difficile affrontare dossier complessi, come le trattative tra Rai Way ed EIT, creando incertezza e rallentando decisioni strategiche.
Sul dossier Rai Way e EIT, ricordiamo le recenti indiscrezioni di stampa (Il Foglio, 2 ottobre), secondo cui il governo italiano punta a concludere l’operazione entro fine anno, coinvolgendo CDP nell’operazione.
Per CDP non escludiamo la possibilità di rilevare da RAI parte delle quote detenute in RWAY (fino al 15%) oggetto del possibile placement annunciato a inizio anno per finanziare il nuovo piano industriale RAI, scongiurando così un ABB a sconto sul mercato e rimuovendo il rischio di overhang sul titolo RWAY. CDP potrebbe infine avere un ruolo nel garantire un maggior presidio dell’interesse nazionale in una infrastruttura strategica bilanciando la quota di RAI e consentire a F2i (fondo partecipato al 14% da CDP e azionista di controllo di EI Towers al 60%) di uscire dall’investimento, a 6 anni dalla loro entrata, o meno probabilmente per rilevare la quota di MFE. Secondo le nostre simulazioni (link) nella combinazione RAI manterrebbe una quota superiore al 30%, limite fissato dall’attuale DPCM: valutando EI Towers allo stesso multiplo di Rai Way (c.11x) e ipotizzando che RAI abbia già ridotto al 50.1% la sua partecipazione in Rai Way, stimiamo che dalla combinazione tra Rai Way ed EI Towers RAI si diluisca al 31% circa, mentre MFE (attualmente 40% in EIT) al 15% circa e F2i (60% in EIT) al 23%, lasciando il flottante al 33%.
Le nostre assunzioni sono nel complesso coerenti con quelle riportate nell’articolo: su base pro forma, la nuova entità risultante dalla fusione avrebbe un rapporto debito netto/EBITDA di 2,3x e, ipotizzando un incremento della leva finanziaria a 3,5x, il dividendo straordinario potrebbe essere pari a circa Eu0.4bn (circa Eu1.0/azione per gli attuali azionisti di Rai Way), consentendo alla RAI di incassare circa Eu130mn e a MFE circa Eu60mn.
Oltre al dividendo straordinario, MFE potrebbe ottenere ulteriori Eu0.4bn dalla vendita della sua quota residua nella nuova entità. Il nostro TP su RWAY di Eu7.50 riflette una valutazione fondamentale di Eu6.6/azione (multiplo implicito di 11x EV/EBITDA 2024E) e un upside aggiuntivo dalle sinergie con EIT (Eu0.6/azione) e dalle opportunità di diversificazione (Eu0.3/azione). Il titolo tratta oggi a una valutazione estremamente cheap, con un multiplo EV/EBITDA24E di 8.7x a sconto del 40% rispetto a INWIT/Cellnex, vanta un interessante RFCF yield di c.8% sul FY24-25, in grado di assicurare un dividend yield del >6%.
Azioni menzionate
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