MID/SMALL CAPS - Tre ragioni per essere più ottimisti

La visione degli analisti di Websim/Intermonte

Autore: Team Websim Corporate
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Fatto

Dal primo gennaio ad oggi, siamo ormai al completamento dell'ottavo mese, le società minori confermano di avere meno benzina delle blue chip. 

Mentre il FTSEMIB si avvia a chiudere agosto con un progresso del +11,60% (senza considerare il dividendo complessivo staccato tra aprile e luglio), gli indici specializzati nei titoli minori, mid e small caps, arrancano: il Ftse Mid Cap è cresciuto solo del +5,70%, il Ftse Small Cap è cresciuto del +2% e il Ftse Star è addirittura sceso del -2,6%.

 

Effetto

Guardando al futuro, gli analisti di Intermonte sono diventati più costruttivi per tre ragioni principali:

1. politica monetaria: le banche centrali hanno segnalato che l'attenzione si sta spostando dall'inflazione alla crescita. Ciò significa che la fase di restringimento delle condizioni finanziarie iniziata all'inizio del 2022 dovrebbe presto invertirsi, creando un ambiente più favorevole per le mid-small cap e per l'indice Star. Infatti, vale la pena ricordare che tassi di interesse più elevati hanno un triplice effetto sulle mid-small cap:

o Multipli più bassi: le mid-small in media hanno valutazioni più elevate rispetto alle large cap e, pertanto, sono soggette a un impatto più severo dai tassi di interesse più elevati sulle valutazioni, riducendo il valore effettivo del flusso di cassa futuro;

o Minori utili dovuti a maggiori oneri finanziari;

o Il DY più basso rispetto alle large cap le rende meno attraenti rispetto alle alternative a reddito fisso;

2. Minori deflussi dai fondi PIR: i PIR sono fondi che godono di un'esenzione fiscale sulle plusvalenze, a condizione che siano detenuti per 5 anni e che investano parte del capitale in mid-small cap. Lanciati all'inizio del 2017, hanno registrato afflussi per circa 15 mld di euro nei primi 15 mesi, il che ha contribuito alla sovraperformance delle mid-small cap, che ha più che compensato il ciclo di mini-stretching. A partire dal 2022 e accelerando fino al 2023, il flusso netto PIR è diventato sempre più negativo, poiché tassi di interesse più elevati hanno reso sempre più attraente la vendita esentasse e il reinvestimento in titoli di Stato o altre obbligazioni. Nel 2024 questa tendenza ha iniziato a diminuire, passando da un deflusso trimestrale di circa 0,6/0,8 mld nel 2023 a 0,35 mld e 0,18 mld nel 1° e 2° trimestre 2024. Se i tassi di interesse continueranno a scendere, è ragionevole supporre che anche il deflusso continuerà a diminuire.

3. Un nuovo CDP Sponsored Fund: entro la fine dell’anno dovrebbe vedere la luce un nuovo “fondo di fondi” pubblico-privato denominato “Patrimonio Destinato”, con una potenza di fuoco iniziale di 1 mld di euro (49% CDP e 51% investitori privati). Sebbene i dettagli completi non siano ancora disponibili, il fondo di fondi dovrebbe investire, probabilmente come anchor investor, in altri fondi focalizzati su mid-small cap, con un effetto moltiplicatore di 2/3x. Sebbene questi numeri possano sembrare esigui rispetto ai 15 mld raccolti nella prima fase dei PIR, va notato che i PIR sono obbligati a investire solo il 21% in società esterne al FTSEMIB e solo il 3,5% in società esterne anche al FTSE Mid, mentre i nuovi fondi potrebbero avere una maggiore concentrazione o vere e proprie mid-small cap, il che si tradurrebbe in un impatto materiale sulla maggior parte delle società esterne al FTSEMiB che sono caratterizzate da una liquidità molto bassa.


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