Masi Agricola - VinoVip 2026, tra autocritica e rinnovata fiducia
Secondo Sandro Boscaini, i protagonisti del settore devono "esplorare altri mercati, asiatici e africani, dove i consumatori bevono magari prodotti più alcolici, e affermare il valore del vino"

Quattro protagonisti del vino italiano – Piero Antinori, Sandro Boscaini, Angelo Gaja e Fausto Maculan – si sono confrontati sulle sfide del settore, tra calo dei consumi, cambiamento climatico e necessità di rinnovare il modo di comunicare. Il dibattito ha preso forma, il 12 e 13 luglio, al VinoVip 2026, l'appuntamento biennale ideato da Civiltà del bere che riunisce protagonisti e appassionati del settore a Cortina d'Ampezzo.
Gli imprenditori, pur riconoscendo le difficoltà, hanno espresso fiducia nelle prospettive del comparto, puntando su qualità, innovazione e apertura verso nuovi mercati.
Particolarmente netto l'intervento di Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola, che ha invitato il settore a fare autocritica. Secondo Boscaini, il "sistema vino" è rimasto troppo chiuso in sé stesso, continuando a raccontare il vino con un linguaggio ormai superato. Per rilanciare il comparto serve abbandonare autoreferenzialità ed egocentrismo, adottando una comunicazione più leggera e vicina ai consumatori di oggi.
Ripercorrendo la propria esperienza in Valpolicella, Boscaini ha ricordato di aver sostenuto, già dagli anni Cinquanta, la scelta della qualità contro la produzione di grandi volumi a basso valore aggiunto. Una decisione che all'epoca appariva controcorrente e che lo portò persino a pensare di lasciare il settore, salvo poi ritrovare motivazione grazie all'incontro con il mondo della cultura, da cui nacque anche il Premio Masi.
Guardando al futuro, Boscaini ha infine sottolineato la necessità di riportare il vino alla sua essenza: "fare professione di umiltà", valorizzando ogni tipologia di prodotto senza pretendere di posizionare ogni etichetta nella fascia più alta del mercato. A suo giudizio, il vino deve essere venduto per quello che realmente è, riconoscendo il valore di tutte le categorie e non inseguendo modelli irrealistici.
Infine, secondo Boscaini, "del calo dei consumi non dobbiamo preoccuparci troppo. Certo, nei mercati storici i consumi forse caleranno ancora, ma perché sono ancora alti: guardare a quando si consumavano 110 litri pro capite non ha senso, era un altro mondo. Dobbiamo esplorare altri mercati, asiatici e africani, dove i consumatori bevono magari prodotti più alcolici, e affermare il valore del vino".
In questo articolo
Azioni menzionate
Advertisement

