Abitare In - Governo verso il nuovo Codice delle Costruzioni
Il Sole 24 Ore parla di conclusione dell’iter verso fine magistratura, quindi a fine 2027.

Fatto
Il Consiglio dei ministri ha approvato la legge delega per la riscrittura completa del Testo Unico dell’Edilizia del 2001, recependo l’impianto del cosiddetto “Salva Milano”. Il nuovo quadro normativo punta a offrire regole più chiare e omogenee, superando la frammentazione che negli anni ha generato interpretazioni divergenti da parte di Comuni e tribunali amministrativi. Il governo intende semplificare i procedimenti, digitalizzare le pratiche attraverso l’introduzione del fascicolo digitale dell’edificio e ridurre le sovrapposizioni tra i diversi titoli abilitativi (Cila, Scia e permesso di costruire).
Tra gli elementi più significativi, la riforma prevede che nelle aree già urbanizzate si possa intervenire senza passare dai piani attuativi, alleggerendo così l’iter burocratico. Vengono inoltre chiarite le condizioni per le demolizioni e ricostruzioni, ammettendo modifiche di sagoma, sedime, prospetti e anche incrementi di volumetria o cambi di destinazione d'uso.
Il testo affronta anche il tema degli abusi edilizi storici, aprendo alla possibilità di semplificare le sanatorie per opere anteriori al 1967, pur ribadendo che non si tratta di un condono. Infine, un capitolo importante riguarda la rigenerazione urbana, per la quale il permesso di costruire in deroga viene definito come uno strumento strategico anche per i privati, insieme a una revisione degli oneri di urbanizzazione mirata a favorire progetti sostenibili e a consumo di suolo zero.
Effetto
La riforma rappresenta un potenziale catalizzatore positivo per il settore edilizio e immobiliare, in quanto punta a ridurre incertezza e tempi autorizzativi, due variabili che oggi rallentano significativamente i progetti di sviluppo. La possibilità di intervenire senza piani attuativi nelle aree consolidate potrebbe accelerare il time-to-market di numerose iniziative, soprattutto nei principali centri urbani.
Allo stesso modo, l’ampliamento delle opzioni per demolizione e ricostruzione favorisce i progetti di rigenerazione. A nostro avviso la notizia è dunque positiva, ma permangono due criticità. In primo luogo, le modifiche non dovrebbero riguardare i progetti passati, per cui i progetti attualmente bloccati da iter giuridici non dovrebbero venire sbloccati. In secondo luogo particolarmente luogo, le tempistiche appaiono lunghe.
Il Sole 24 Ore parla di conclusione dell’iter verso fine magistratura, quindi a fine 2027.
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