Masi Agricola, conti solidi nel contesto sfidante del mercato del vino
Il gruppo veronese sovraperforma il mercato puntando su identità territoriale, innovazione, turismo e canali diretti che valgono ormai il 10% dei ricavi
Nonostante un contesto sfidante per il settore vitivinicolo, Masi Agricola, azienda veneta attiva dal 1772, ha chiuso il 2025 con un bilancio operativo stabile sovraperformando il mercato.
È quello che è emerso ai margini dell’intervista con Federico Girotto, amministratore delegato di Masi, che ha illustrato quali sono stati gli elementi di complessità del settore e in che modo li ha affrontati l’azienda veronese.
Il settore vitivinicolo
Il consumo globale di vino è in rallentamento, penalizzato da una minore capacità di spesa dei consumatori che si somma alla concorrenza di prodotti ready-to-drink e spirits e a un clima culturale meno favorevole all’alcol.
“Si beve meno e si cerca la qualità”, ha commentato Girotto. Una tendenza che attraversa molti mercati internazionali in un quadro in cui la sensibilità pubblica e regolatoria nei confronti dell’alcol è diventata più prudente.
Il modello di Masi Agricola
L’azienda sta ridefinendo il proprio perimetro competitivo, fondato su un equilibrio tra storia e innovazione. L’identità territoriale, radicata nella Valpolicella classica e nel più ampio triangolo vitivinicolo del Nord‑Est, resta il riferimento per il posizionamento di fascia alta, ma l’azienda sta ampliando il portafoglio con prodotti complementari, inclusi rossi più leggeri e una componente spumantistica rafforzata dall’acquisizione di Canevel Spumanti.
Sul fronte commerciale, Masi, presente in oltre 140 Paesi, sta accelerando sulla gestione diretta dei canali e sulla disintermediazione controllata, ridisegnando il modello distributivo: Masi gestisce direttamente la relazione con i clienti attraverso un CRM proprietario, un club dedicato agli azionisti, un e‑commerce attivo in oltre 30 Paesi e una rete di spazi monobrand. Le attività dirette valgono quasi il 10% dei ricavi, grazie anche a nuove aperture come il Visitor Center, Cattedrale dell’Amarone, nella tenuta Monteleone 21 in Valpolicella e il bar‑ristorante all’aeroporto di Verona.
Tradizione e contemporaneità
Il turismo emerge come un’area di sviluppo rilevante per il futuro. Girotto riconosce che il settore ha talvolta adottato un linguaggio “troppo assertivo, quasi liturgico”, mentre il consumatore contemporaneo vuole autodeterminarsi e costruire la propria esperienza. La chiave competitiva diventa quindi l’identità del territorio: proporre il vino come sintesi di paesaggio, storia e cultura.
Con consumi in calo e una domanda più polarizzata, l’azienda sta cercando di rafforzare le aree a maggiore marginalità, combinando la tradizione dell’Amarone con un ampliamento dell’offerta e con una maggiore integrazione tra canali fisici e digitali. L’obiettivo è rendere il modello meno esposto alle oscillazioni cicliche.
Advertisement

