Volkswagen - Per il Ceo, servirebbero altri 50.000 tagli
Il titolo ha perso un terzo del suo valore da inizio 2026

Fatto
Volkswagen potrebbe dover tagliare altri 50.000 posti di lavoro per stare al passo con la concorrenza, si legge in una nota interna del Ceo al personale che conferma di fatto per la prima volta che la casa automobilistica sta valutando di ridurre fino a 100.000 posti di lavoro.
Oliver Blume si sta battendo per snellire la più grande casa automobilistica europea, i cui utili sono crollati a causa dei miliardi di euro in costi doganali, della forte concorrenza in Cina e delle pressioni sulla propria rete produttiva in Germania per aumentarne l'efficienza.
Dopo aver già concordato il taglio di 50.000 posti di lavoro nel gruppo, compresi i marchi Porsche e Audi, l’azienda deve impegnarsi a ridurre ulteriormente i costi dopo che è stato calcolato uno svantaggio in termini di costi del 20% rispetto ad aziende comparabili, ha detto Blume nella nota visionata da Reuters.
Questo comporta una "riduzione teorica" di altri 50.000 posti di lavoro a livello mondiale, si legge nella nota.
"Stiamo attualmente valutando, per tutti i marchi, le società e le regioni, quanti adeguamenti siano effettivamente necessari e fattibili", ha detto Blume nel documento.
In precedenza, l’azienda aveva rifiutato di commentare le indiscrezioni secondo cui stava valutando la possibilità di tagliare fino a 100.000 posti di lavoro.
Effetto
La nota fa seguito alle richieste di spiegazioni da parte dei lavoratori preoccupati per il piano di ristrutturazione, che Blume ha presentato giovedì al consiglio di vigilanza dell’azienda.
Alcune fonti vicine alla questione hanno riferito che i rappresentanti dei lavoratori presenti nel comitato hanno bloccato le proposte, che comprenderebbero uno sfoltimento dell'organico e la possibile chiusura di quattro stabilimenti.
"Ad oggi non possiamo ancora confermare prospettive di utilizzo competitive per gli stabilimenti di Emden, Hannover, Zwickau e Neckarsulm dopo il 2030", ha detto Blume nella nota.
Blume ha aggiunto che preferisce "soluzioni intelligenti" alle chiusure: in passato ha citato opzioni alternative per gli stabilimenti sottoutilizzati quali l’industria della difesa o la produzione in Europa di modelli cinesi di Volkswagen.
Il titolo oggi è in lieve rialzo, ma ha perso circa un terzo del suo valore da inizio 2026 ad oggi.
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